Calcio e Finanza
·5. Februar 2026
Barça, spesi 5 milioni per autoprodurre 300mila maglie mai utilizzate

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A novembre 2024 il Barcellona e Nike hanno sottoscritto un rinnovo di contratto che garantisce al club catalano ricavi da sponsor tecnico pari a 108 milioni di euro fino al 2028, con la cifra che crescerà poi a 120 milioni a stagione per ulteriori 10 anni. Un rinnovo che però non è stato così semplice, tanto che nei mesi precedenti era sembrata possibile una clamorosa separazione fra i blaugrana e il colosso dell’abbigliamento sportivo statunitense.
A più di un anno da quella firma, il quotidiano spagnolo El Pais ha svelato un interessante e curioso retroscena che conferma come la separazione fra le parti fosse tutt’altro che remota. Infatti, il Barcellona prima di quel mese di novembre del 2024 aveva commissionato magliette da gioco ufficiali senza il famoso “swoosh” della Nike per un costo complessivo compreso fra i 4 e i 5 milioni di euro.
L’ordine, secondo le indiscrezioni, sarebbe stato per 300mila pezzi e comprendeva l’equipaggiamento completo di tutte le sezioni sportive del club e migliaia di maglie della prima squadra. Un’azione che certifica quanto il clima sul rinnovo con Nike (partner del Barcellona dal 1998) fosse teso e abbia portato il club presieduto da Joan Laporta a doversi cautelare con delle maglie ufficiali senza alcun sponsor tecnico.
L’ordine di 300mila maglie era sì per garantire l’equipaggiamento alle squadre del club blaugrana, ma anche e forse soprattutto per la vendita al dettaglio al pubblico, che sarebbe stata chiamata a compensare il mancato accordo con lo stesso colosso USA o comunque con un marchio in grado di sostituirlo sulla maglia del Barcellona. Tutto questo solamente in parte, visto che l’accordo con Nike garantiva fino al 2028 almeno 60 milioni fra fisso e royalties
Inoltre, queste famose maglie sostitutive presentavano solamente il marchio Bihub Tech, che è riconducibile a Barça Innovation Hub, la società avviata dallo stesso club catalano nel marzo 2017. Le maglie sarebbero poi state messe in vendita per il grande pubblico con un prezzo di 89 euro. In merito, Josep Maria Meseguer, responsabile di Barça Licensing and Merchandising (controllata del club creata nel 2018 per gestire le vendite nei negozi e online) ha confermato tutto allo stesso quotidiano El Pais: «Avevamo bisogno di un piano B nel caso in cui non si raggiungesse un accordo, per poter iniziare la stagione con normalità. Bisognava garantire copertura non solo al calcio, ma anche a basket, volley, rugby, hockey… e tutto questo comportava un ulteriore livello di complessità». Meseguer però non ha specificato il costo esatto di tale decisione per il club. Ma con il rinnovo firmato con Nike, il Barcellona si trova in magazzino maglie che non possono essere né usate e né vendute per un valore pari a 4-5 milioni. «Non è stata data loro alcuna destinazione», ha confermato lo stesso Meseguer e non esistono nemmeno piani per farlo nel futuro immediato.
L’accordo con Nike fu ratificato dall’assemblea dei soci del club blaugrana nel dicembre 2024. Questo nuovo contratto avrebbe garantito un maxi bonus per Darren Dein, agente che aveva già collaborato nella sponsorizzazione di Spotify, che le indiscrezioni quantificano intorno ai 50 milioni di euro. Il ruolo di Dein fu sottolineato allora dal tesoriere del Barça Ferran Olivé: «Grazie al mediatore siamo riusciti a sciogliere il conflitto; è riuscito a far arrivare entrambe le parti a un accordo». Lo stesso fece davanti ai soci il presidente Laporta: «Ha risolto determinate situazioni. È il miglior contratto di equipaggiamento sportivo della storia del mondo». Il ruolo di Dein fu oggetto di molte critiche da parte dei detrattori di Laporta che fu criticato sia durante la trattativa di rinnovo con Nike, ma anche in seguito alla firma del contratto con il colosso statunitense anche per la commissione riconosciuta a Dein.








































