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·3. Juni 2026
Bonetti a SampNews24: «Beccalossi un fantasista mostruoso, se a 8 anni gli avessero detto di passare la palla avrebbe smesso di giocare»

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Intervistato in esclusiva da SampNews24, l’ex calciatore Ivano Bonetti ha detto la sua sulla Sampdoria, per poi spostarsi sulla giovane Italia di Baldini.
LE VOCI SULLA POSSIBILE CESSIONE DELLA SAMPDORIA? – «Non si va da nessuna parte in questo modo, ci sono dei rumors in giro di gente interessata alla Sampdoria. Questa è una situazione delicata, perché una volta ero rimasto anch’io incagliato dentro con la speranza che ci fosse davvero qualcuno che la voleva perché mostravano documenti e incontri seri, fatti veramente, ma poi dopo siamo andati avanti e non si è concretizzato niente. In questi modo fai anche brutte figure, però si sente il rumorío che ci sia qualcuno interessato, ma io ho sentito anche il rumorío di porte chiuse subito, senza dare la possibilità, della serie “no, noi non vendiamo”. E allora capisci bene che se dicono di non voler vendere, già è difficile trovare le situazioni giuste. E poi dopo se questi sono chiusi a riccio, ci sarebbe da chiedergli “se ci fosse un acquirente vendereste, ma qual è il vostro programma? Volete andare in Serie A? Scusa ma quand’è che impara l’italiano perché noi vorremmo anche comunicare in italiano, siamo in Italia? Come fa a parlare alla squadra, a trasmettere le situazioni parlando?. Ma c’è la, ma la società ha intenzione di vendere? No. E no allora qual è l’intenzione?».
LA SCELTA DI BALDINI DI AFFIDARSI AI GIOVANI DELL’U21 PER LE AMICHEVOLI DELL’ITALIA CONTRO LUSSEMBURGO E GRECIA – «Io quello di Baldini lo prendo come un segnale provocatorio. Una cosa fatta come per dire mettiamo i giovani perché è giusto che i giovani vengano considerati di più, solo quello. Poi dopo, sotto il profilo della costruzione di una nuova Nazionale, non è che serve, però io penso che l’obiettivo suo era questo, di dare un segnale provocatorio per dire che i giovani ci sono. Dopo queste due partite si comincerà a costruire qualcosa che vada in questa direzione. Ma c’è da preoccuparsi perché il problema parte dal basso, dai dilettanti, dal settore giovanile e risalendo su in tutto, funziona tutto al contrario.
Se tu pensi che nella primavera del Lecce sono tutti stranieri. Qui ci vogliono delle riforme assolutamente valide, quando ero in Inghilterra gli stranieri che potevano venire da extracomunitari dovevano avere dei requisiti molti stringenti. Qui il problema è grosso, cosa che io vedo perché tanto il mio compito è proprio quello di fare il formatore, e lo faccio da tanti anni. Il problema dei giovani è proprio questo, quando sono piccoli trovano dei formatori che non sono formatori, ma sono allenatori, e un allenatore non può allenare i ragazzini perché allena già come se fosse una squadra grande. Non stanno a curare le individualità, ma curano più che altro il lavoro di squadra e di conseguenza. Cominciano già a dire che “passala, scarica, dalla lì, dalla là”, indicazioni che a un ragazzino non si devono assolutamente dare, perché il ragazzino deve giocare e cercare di esprimere il talento e la visione che ha. Se ha voglia di dribblare, dribbla, se ha voglia di calciare, calcia.
I bambini devi formarli nelle abilità, quello sì, ma la libertà del gioco, il talento esce fuori solo esclusivamente se al bambino gli dai l’opportunità di fare delle scelte. Non lo puoi indurre tu a a fare quello che che vuoi tu, perché poi dopo dobbiamo aprire una parentesi: ovvero quello che vuoi tu e chi sei? Il formatore deve essere per forza un ex giocatore perché gli ex giocatori che hanno giocato, quantomeno 15 anni, 20 anni, anche a livello di Serie C, vengono tutti da un percorso dove sono stati formati individualmente, quindi capiscono sta situazione della scelta. E gli altri no, gli altri lo fanno, copiano di grandi allenatori, quindi guardano le partite e poi dopo vanno sui libri, vanno su internet e vedono il possesso palla a due tocchi. Ma si può far fare una cosa del genere a un bambino di 10, 12 o 13 anni?
Da poco è morto un caro amico che era Beccalossi, lui era un fantasista mostruoso, di un livello alto ed era anche ribelle. Se a otto anni gli avessero detto: !Becca, passala! Non fare questo, non fare quello”. Beccalossi, a 15 anni avrebbe smesso di giocare a calcio. E questo perché un bambino viene per giocare, viene perché ha dentro di sé una voglia di esprimersi. È questo il vero male. Qui ci sono allenatori in Italia, ne sono rimasti pochi, che sono dei formatori. E uno di questi è Gasperini, o anche se non simpatico, ma Gasperini è uno che migliora anche i trentenni, perché lui è un formatore, perché lui continua a lavorare nelle individualità, chi ha bisogno di imparare a marcare, chi ha bisogno di dribblare, chi ha bisogno di stoppare.
Adesso ti mettono lì a tre, a quattro, fai la diagonale, mettiti lì, passala, gira, scambi di posizioni, destra, sinistra, e lo fanno coi ragazzini. Quindi, come fa uno a emergere e diventare un 10? Se non c’è più un 10, ci sarà un motivo. I 10 di prima, i numeri 10, ce li avevano in B e in C, te ne potrei nominare tantissimi. Adesso non esistono più perché se uno dribbla un po’, diventa esterno, gli dicono di andare largo per rientrare. Bisogna che prendano in mano gente competente di livello mondiale per il nostro calcio, perché altrimenti si deve cambiare totalmente l’approccio dell’educazione dei ragazzini».







































