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·20. Januar 2026
Bremer: «Juve, il bel gioco esiste e porta a vincere. Con Spalletti non sento il peso dell’infortunio. Voglio scrivere il mio nome nella storia del club»

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Gleison Bremer, difensore brasiliano della Juventus, ha rilasciato un’intervista al Corriere della Sera.
CHAMPIONS E SOGNI – «Non posso immaginare la Juve senza la Champions. Sogno di vincere qui e di scrivere il mio nome nella storia del club. La fascia? Bellissimo, non si può spiegare. Come il J-Museum: ti ricorda cos’è questa squadra e dove vogliamo tornare».
BENFICA DI MOURINHO – «Allenatore che ha vinto tantissimo: le sue squadre sono intelligenti e rognose».
SCONFITTA DI CAGLIARI – «La sconfitta di Cagliari con il 78% di possesso palla, 18 corner e 21 tiri? Se non vinci ti arrabbi sempre, e magari dobbiamo essere più bravi sui cross, anche noi a saltare. Ma pensi anche che un certo lavoro è stato fatto e che, se giochi così, in futuro girerà bene».
BEL GIOCO – «Il bel gioco esiste, anche se poi devi vincere. Però, se giochi bene solitamente funziona: negli ultimi anni, parlo in generale, hanno vinto le squadre che dominano il gioco».
I CONSIGLI DI SPALLETTI – «Spalletti dice che palla al piede posso affettare le squadre avversarie? Quando giocavo in Brasile era così, in Italia è stato un po’ diverso e ho avuto pochi allenatori che me lo chiedevano: ho ricominciato con Thiago Motta, poi mi feci male. Spalletti dice che devo essere più incisivo e che devo prendermi più rischi, e ha ragione. Dice che viaggio un po’ con il dosatore? Ho capito. Diciamo che, dopo due infortuni, pensi che non puoi sempre giocare sulla forza e sulla velocità, ma devi sfruttare anche le letture difensive: una cosa sulla quale sto migliorando, studiando l’avversario, grazie allo staff della Juve che lavora sui video e a un match-analyst che mi segue».
IL GIOCO DI SPALLETTI – «Il gioco di Spalletti mi piace molto, perché abbiamo spesso il pallone noi e allora faccio meno fatica. Ogni tanto mi dico: cavolo, così non sento neppure il peso dell’infortunio».
MODELLI – «Il mio modello è il brasiliano Lucio. Mazzarri mi disse che avevo qualche caratteristica di Chiellini e che dovevo guardarlo, ci sentimmo e ora è un mentore. Il primo anno qui mi disse che devo guardare anche l’uomo, non solo la palla. Ha ragione, l’ho sempre pensato anche se sono brasiliano: il pallone non è mai entrato in porta da solo».
OPENDA – «“Come gira il mondo”: dopo l’infortunio mi mandò un bel messaggio e dopo meno di un anno era mio compagno di squadra».
BAGGIO E DEL PIERO – «Durante lo stop per infortunio ho imparato a suonare la chitarra, mia vecchia passione, e tempo per la famiglia. Ogni tanto, mia figlia Agata, 5 anni, mi diceva: “Papà, non farti più male”. E poi, i libri. Letture preferite? “L’arte della guerra” e i saggi di filosofia, Aristotele soprattutto: autori avanti di testa, che hanno visioni e pensieri profondi. E poi, durante la riabilitazione, le storie di Baggio e di Del Piero: volevo capire come si fa a ritornare dopo un grave infortunio. Ho imparato ad avere pazienza. Una volta incrociai Alex al J-medical: “Calma, non avere fretta, e migliora la tua mobilità”, mi disse».
PALESTRA IN CASA – «Già, ma già prima di farmi male. Sono sempre stato attento alla preparazione fisica: facciamo i calciatori per 15-20 anni, è giusto faticare e dare il massimo».
NAZIONALE – «È un obiettivo: devo fare bene con la Juve. Ancelotti è un grande allenatore e so che guarda anche all’Europa».









































