Pagine Romaniste
·22. Mai 2026
Capello: “Verona già retrocesso? All’ultima giornata la trappola c’è sempre”

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Fabio Capello analizza la corsa alla Champions League, la crescita dei giovani e la crisi del calcio italiano.
Nessuno più disinibito di lui. Politicamente scorretto, se serve. Quanno ce vò ce vò, deve averlo imparato bene nella sua lunga primavera romana. Ospite al Golden Boy, Fabio Capello mette in fila esperienza, saggezza del tempo, tutto quanto di straordinario ha vissuto.
Tutto deciso nella corsa Champions? “Così potrebbe sembrare, ma l’ultima giornata ha le sue trappole. Bisogna sempre mettere nel conto le possibili sorprese e per evitarle servono tante componenti”.
La Roma ha la strada spianata? “I giallorossi hanno in mano il proprio destino, ma del Verona retrocesso non c’è da fidarsi perché può giocare con la testa libera. Senza alcun assillo possono venire fuori prestazioni inaspettate. Vietato quindi farsi prendere da altri pensieri, né dall’ansia da prestazione. La storia è piena di partite finite diversamente quando apparivano scontate”.
Possibilità zero per Como e Juve? “Anche il Milan sulla carta ha la qualificazione in mano e dipende solo da quello che riuscirà a fare contro il Cagliari salvo, che a San Siro non ha nulla da perdere e farà ciò che potrà con l’animo sollevato. Il Como trova la Cremonese che cercherà in tutti i modi di vincere per provare a salvarsi, pur se non dipenderà solamente dai grigiorossi. La Juventus ha il derby che fa storia a sé. È evidente che per i bianconeri la situazione sulla carta è la più complicata”.
Aria di Champions per la finale: tra PSG e Arsenal come finirà? “Come valori tecnici non c’è storia, il PSG è nettamente superiore. L’Arsenal ha però tanto entusiasmo dopo aver vinto la Premier e un’organizzazione difensiva che può lasciare aperto il discorso”.
Calcio italiano in crisi a caccia di talenti e di freschezza anagrafica? “Sui giovani se ne dicono tante, ma la verità è che dipende dall’allenatore e non dalle regole. Le seconde squadre non mi hanno mai convinto, un conto è fare esperienza in casa e un altro farne fuori, che dà qualcosa in più, dove cambi città, paese, abitudini. Quando uno è nella seconda squadra di una big ti aspetti di più, credo che invece andrebbero allenati con la prima squadra in un calcio più veloce. Noi abbiamo perso questa capacità. Se ti alleni con quelli del tuo livello rimani a quel livello. Alla Roma, al Milan e al Real Madrid c’erano sempre 4/5 giovani che stavano con noi. Solo così puoi migliorare tecnicamente”.
Per esempio? “A Roma avevo Daniele De Rossi e Alberto Aquilani stabilmente nel mio gruppo. Ero convinto che Alberto fosse tecnicamente migliore di Daniele. Feci esordire Aquilani con la Triestina e giocava con un po’ di paura, poi quando misi De Rossi si muoveva come faceva in allenamento. Dunque uno era più pronto, l’altro no”.







































