Inter News 24
·14. April 2026
Caressa risponde a Cassano: «Parlereste a uno che vi insulta? Pensate “ma così si è ridotto?”». E su Adani invece…

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La tensione tra il mondo del giornalismo tradizionale e quello dei nuovi format digitali raggiunge un nuovo picco. Attraverso il suo canale YouTube, Fabio Caressa ha deciso di rompere il silenzio per replicare alle pesanti critiche e agli attacchi ricevuti da Antonio Cassano e Lele Adani. Senza mai scendere sul piano dell’insulto personale, il volto di Sky Sport ha utilizzato una metafora pungente per descrivere il suo punto di vista sulla vicenda, sottolineando la distanza siderale tra i diversi modi di intendere la comunicazione sportiva.
Il commentatore ha liquidato con freddezza le provocazioni dell’ex fantasista barese: «Perché Cassano? Hanno risposto alcuni dei diretti interessati, ha risposto Ivan, Cruciani, ma io cosa devo rispondere? Se voi camminaste in strada e sull’altro marciapiede c’è uno che vi urla insulti sgangherati, vi fermate a parlarci? Tirate dritto e pensate “Poraccio che finaccia”». Secondo Caressa, il problema non risiede tanto nel merito delle critiche, quanto nel tono e nel contesto in cui vengono espresse, spesso ai confini della civiltà verbale.
Il fulcro del discorso di Caressa si è poi spostato su un piano più istituzionale, chiamando in causa la responsabilità che ogni professionista ha nei confronti dell’azienda che rappresenta. Il riferimento, neanche troppo velato, sembra essere rivolto a chi, pur lavorando per testate storiche e prestigiose, partecipa a contesti dove l’insulto è la norma. Caressa ha posto un interrogativo etico sulla coerenza di certi comportamenti nel panorama mediatico attuale.
Il giornalista ha infatti espresso forti dubbi sulla gestione della propria immagine pubblica: «Siamo proprio sicuri che uno che rappresenta un’azienda importantissima che ha decenni di storia, di comunicazione di giornalismo gloriosa, che ha insegnato a quelli della mia generazione il mestiere, siamo sicuri che sia giusto che accetti che un suo rappresentante importante sia presente settimanalmente nel posto dove si insultano regolarmente le persone senza che lui dica niente?». Una riflessione che si conclude con un richiamo all’appartenenza: secondo Caressa, non basta cambiare contesto per spogliarsi delle responsabilità, perché i brand che si rappresentano «li portiamo qui sul petto come le maglie delle squadre».









































