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·22. Juli 2026
Con Atta la Fiorentina torna ad avere una mezzala di qualità

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·22. Juli 2026

Dopo tanto, troppo tempo, torna ad aleggiare su Firenze un centrocampista con le movenze e la fantasia del numero 10, ma con la struttura e lo slancio della mezzala moderna. In Arthur Atta, la Fiorentina ha individuato il profilo ideale per ritrovare quella creatività nella metà campo avversaria che nelle ultime stagioni era venuta meno, consegnando a Grosso un giocatore esaltante in termini di colpi e mezzi, in un ruolo in cui ha valorizzato al meglio – con funzioni diverse – Koné e Thorstvedt nella passata stagione.
I due interni neroverdi, box-to-box intensi e con spiccate doti di inserimento, consentivano agli esterni offensivi di occuparsi soltanto della fase di produzione; un centrocampista dell’inventiva di Atta fa pendere inevitabilmente la bilancia della creatività qualche metro più indietro, in un terzetto estremamente qualitativo in fase di possesso con Fagioli e Oulaï. In questo contesto tattico in cui la Viola tenderà a mantenere il predominio del gioco, e in attesa che il mercato porti ali offensive di livello, le doti dell’ex Udinese acquistano ulteriore centralità.
Sarà lui l’uomo incaricato di sparigliare, di ricevere e sgusciare con qualità tra le linee avversarie e con il compito di creare superiorità. Il catalizzatore in grado di trasportare il pallone e diventare il principale collegamento tra centrocampo e attacco. Caratteristiche di raccordo tra i reparti che a Firenze, in termini di rendimento ed efficacia, mancano dalla partenza di Jack Bonaventura, l’uomo in più di Italiano in grado di leggere alla perfezione tempi e spazi.
Qualità ricercate – a questo punto invano – in Albert Gudmundsson: individuato come il giocatore a cui affidare le chiavi della produzione offensiva viola, le sue caratteristiche e il rendimento dell’ultima stagione raccontano un profilo lontano dalle funzioni e dall’intensità richieste nel 433 di Grosso.
Per definire meglio l’identikit di Atta, torna utile il confronto con altre mezzali creative passate per il Franchi, tra lampi di classe e periodi da comparsa. Il francese non spicca come rifinitore puro alla Saponara: non ha nelle corde il filtrante spacca-difese né la soluzione dalla distanza, è inferiore in dati come passaggi chiave e grandi occasioni create, sebbene la propensione aggregativa negli ultimi metri sia simile.
La sua inventiva nasce soprattutto dalla conduzione del pallone, dalla capacità di tentare e completare dribbling e di vincere duelli. Rispetto al classico numero 10 associativo, il richiamo più naturale è probabilmente al miglior Castrovilli: non tanto per una perfetta somiglianza statistica, quanto per la capacità di rompere la struttura avversaria attraverso lo strappo e la progressione.
Il suo estro e la minor propensione al lavoro sporco della mezzala tradizionale porteranno verosimilmente Grosso a cucirgli addosso funzioni più offensive, senza allontanarlo troppo dalla porta e sfruttandone l’atletismo e le lunghe leve per vincere duelli nel mezzo. Mentre il Sassuolo 25/26 si rendeva pericoloso principalmente sulle transizioni, favorite dalla fisicità del centrocampo e dal talento degli esterni offensivi, la Fiorentina sembra destinata a cercare il predominio attraverso il possesso e la tecnica dei propri interni. Se questa lettura sarà confermata dal campo, il principale motore creativo della Fiorentina non sarà un’ala o un trequartista. Potrebbe essere la sua mezzala di qualità. Potrebbe essere Arthur Atta.







































