Juventus FC
·29. April 2026
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La Juventus Under 20 esce dal campo a testa altissima al termine della finale di Coppa Italia Primavera contro l'Atalanta.
All'Arena Civica "Gianni Brera" i bianconeri passano in vantaggio dopo meno di mezz'ora con una bellissima rete di Rizzo e nel corso del match provano più volte a chiudere la gara, ma senza riuscirsi. Il punteggio, dunque, resta in bilico e a dieci secondi dal triplice fischio arriva la beffa: il colpo di testa di Isoa regala all'Atalanta il pareggio e, di conseguenza, i calci di rigore dove gli orobici si dimostrano perfetti a tal punto da aggiudicarsi il trofeo dopo quattro rigori calciati.
Resta un grande rammarico per la squadra guidata da Simone Padoin, ma anche un forte senso di orgoglio per lo splendido percorso compiuto da questi ragazzi nella competizione.
Ora, riavvolgiamo il nastro.
Si apre nel segno del coraggio e della determinazione la finale di Coppa Italia Primavera per la Juventus Under 20. I bianconeri approcciano il match con il piglio giusto, spaventando l'Atalanta già al 2' con un diagonale di Makiobo e al 5' con un tentativo di potenza di Milia; in generale sono i ragazzi di Mister Padoin a mantenere alta la pressione.
Nonostante una doppia fiammata dei bergamaschi targata Camara intorno al quarto d'ora, infatti, è la Juventus che continua a dettare i ritmi della gara, trascinata da un vivace Merola, più volte alla ricerca della rete.
Il meritato vantaggio dei bianconeri si concretizza poco prima della mezz'ora: Rizzo raccoglie una palla vagante nei pressi dell'area di rigore e disegna con il mancino una parabola a giro perfetta che si insacca sotto l'incrocio, firmando lo 0-1.
Acquisito il vantaggio, la Juventus non si ferma e sfiora il raddoppio pochi minuti dopo con un'incornata a botta sicura di Durmisi, negata solo da un riflesso prodigioso di Anelli.
Nel finale di frazione arriva la reazione dei lombardi e a salire in cattedra è Radu: il portiere classe 2007 blinda il risultato con due interventi decisivi, prima su un colpo di testa ravvicinato e, poi, distendendosi su una conclusione velenosa di Baldo.
Il primo tempo si chiude con l'ennesimo squillo di Merola.
Il rientro dagli spogliatoi conferma l'intensità di una finale vibrante. L'Atalanta prova subito a scuotere il match con il subentrato Mouisse, ma trova la strada sbarrata da un Radu in stato di grazia, autore di una doppia parata fondamentale. Scampato il pericolo, la Juventus torna a spingere e sfiora il raddoppio al 51': Merola ispira ancora una volta, Montero colpisce di testa a botta sicura, ma la punta delle dita di Anelli e la traversa negano la gioia del gol ai bianconeri.
La sfida si accende in un continuo botta e risposta di emozioni: al 55' è il legno a graziare la Juventus sull'incornata di Baldo, ma sono i ragazzi di Padoin ad avere le occasioni più nitide per chiudere i conti. Durmisi diventa il protagonista assoluto delle ripartenze bianconere, mancando, però, il colpo del raddoppio; l'occasione più nitida il numero 14 ce l'ha al 61' quando spedisce alto un cross al bacio di Milia a porta sguarnita. Al 72' è Grelaud a far gridare al gol con un pregevole scavetto che sfila di pochissimo a lato, mentre Bamballi non riesce per un soffio a correggere in rete.
Al minuto 81, invece, serve un altro strepitoso intervento di Radu per negare il pareggio all'Atalanta: una parata prodigiosa che strozza in gola l'urlo del gol ai bergamaschi, togliendo la sfera dall'angolino basso con un riflesso felino. Una parata che vale quanto un gol, ma purtroppo la beffa è dietro l'angolo perchè a una manciata di secondi dal triplice fischio Isoa, di testa, pareggia i conti con l'ultimo pallone disponibile. Uno a uno e calci di rigore.
Il testa a testa dagli undici metri è una sfida di nervi e ad avere più lucidità è proprio l'Atalanta, galvanizzata dal momento. La formazione orobica non sbaglia mai dal dischetto e le sono sufficienti quattro rigori per chiudere la partita e vincere la Coppa Italia Primavera.
SIMONE PADOIN
«Purtroppo quando giochi contro una squadra capace di creare così tanto e mettere molti palloni in area, rischi sempre che una piccola disattenzione venga punita. È un peccato perché se nel primo tempo l’Atalanta si è dimostrata stata superiore a noi — complice forse un po’ di nervosismo che ci ha portato a sbagliare controlli e passaggi solitamente semplici — nel secondo tempo ci siamo espressi molto meglio noi. Ci siamo difesi con ordine e siamo ripartiti bene, costruendo diverse occasioni per raddoppiare. Quando, però, non riesci a chiudere la gara e gli avversari restano in partita, tutto si complica: subire il pareggio negli ultimi secondi di recupero è dura da digerire, ma non posso rimproverare nulla ai ragazzi. Sono fiero di loro, usciamo a testa altissima. La soddisfazione più grande è essere venuti qui a giocarcela senza i 2006, inserendo, invece, diversi ragazzi del 2009. È un piacere enorme far parte di una società come la Juventus, che punta con decisione sul vivaio: vedere così tanti giocatori cresciuti qui competere ad alti livelli è l'obiettivo principale. Oggi abbiamo onorato l'impegno e provo molta gratitudine per il lavoro svolto da tutti gli allenatori del Settore Giovanile, dall’Attività di Base fino a quella agonistica. Io mi trovo "in cima" a questa piramide e ho la fortuna di allenare ragazzi che sono stati formati con competenza nel corso degli anni.
Per quanto riguarda me: credo che un anno non basti per pensare di aver già superato degli step definitivi in una carriera da allenatore. Ringrazio la Società e Massimiliano Scaglia per l'opportunità; sento di essere cresciuto insieme alla squadra nella gestione dei vari momenti. All'inizio il nostro cammino è stato altalenante, forse anche perché i ragazzi dovevano abituarsi al mio metodo, ma con il tempo siamo maturati insieme. Oggi la vittoria sarebbe stata la ciliegina sulla torta.
Ora torneremo a focalizzarci sul campionato, sulle ultime tre partite. La rincorsa ai play-off è difficilissima perchè ci sono diverse squadre davanti a noi. Tuttavia, abbiamo ancora tre partite e venti giorni a disposizione: ci proveremo fino alla fine, dando il massimo».
In aggiornamento.









































