De Rossi a Sky: «Primo tempo sbagliato. Nel secondo abbiamo fatto la partita che dovevamo fare. Ecco cosa è mancato» | OneFootball

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·6. April 2026

De Rossi a Sky: «Primo tempo sbagliato. Nel secondo abbiamo fatto la partita che dovevamo fare. Ecco cosa è mancato»

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De Rossi nel post partita di Juve Genoa ha parlato ai microfoni di Sky Sport analizzando nei dettagli la prestazione dei suoi

Nel post partita di Juve Genoa Daniele De Rossi ha parlato ai microfoni di Sky. Le parole del tecnico dei rossoblu.

PRESTAZIONE – «Pazienza nell’impostare il gioco, sì, cercare di tirargli fuori il valore Locatelli per creare dei buchi in mezzo tra la difesa e il centrocampo, pazienza perché dovevamo per forza di cose togliergli un po’ di ritmo, perché con la palla sappiamo come sono forti, non era assolutamente preparata così poco aggressiva, solo che la differenza la fa anche la condizione dei giocatori più pesanti e sicuramente non l’avevamo preparata come nel primo tempo ma come nel secondo. Sapevamo che ci avrebbero messo a giocare un po’ a blocco basso, ma dovevamo essere un pochino più bravi sul forzare delle risalite per poi poterli aggredire, non ci siamo mai riusciti nel primo tempo, poi la differenza la fa anche la loro grande qualità, che nel secondo tempo ha visto molte cose migliori e purtroppo non siamo riusciti a riaprirla».


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RIGORE SBAGLIATO E BALDANZI – «Inizialmente hanno fatto quello che volevano, ci tenevano qualche palla in più perché poi siamo stati un po’ aggressivi, è vero che abbiamo vinto qualche duello in più, ma poi secondo me la Juve dà fastidio se gli eviti tanto gli levi il ritmo, gli levi la palla, di potersi buttare con i loro esterni fortissimi, con i giocatori con le mezzali che entrano dentro, le conoscete meglio di me le qualità della Juve. I giocatori della Juve sono più forti con la palla, nel senso di tutti i giocatori delle grandi squadre. Tommaso (Baldanzi, ndr) è stato bravo, è entrato in maniera energica, ha pesato, ma soprattutto ha portato la palla, non gli ha per ascoltare e ha permesso alla squadra di salire».

SOSTA – «Beh, anche la Juve ha avuto la sosta, forse sicuramente con più nazionali di noi, quindi le difficoltà nel preparare la partita sono le stesse. Abbiamo avuto tre giorni pieni e sono più che sufficienti per prepararsi. Abbiamo avuto giocatori sì che sono venuti poco, che hanno giocato, che hanno viaggiato, ma questo, ripeto, vale per tutte e due le squadre, anzi per tutte le squadre del campionato. Abbiamo preparato una partita molto più aggressiva, sapendo che non avrebbero fatto gol, imbucandoci in contropiede, trovandoci aperti e dovevamo essere, insomma, dovevamo riuscire a essere più aggressivi e rubargli qualche palla, appunto, per spezzargli il ritmo. Ci siamo riusciti solo nel secondo tempo, una differenza poi la fa anche che, altre volte abbiamo provato la stessa partita e e i giocatori di altre squadre che intanto sbagliano il passaggio, allungano la palla, questi invece avevano qualità e avevano una disponibilità al palleggio maggiore della nostra». 

CALCIO ITALIANO – «C’è sempre bisogno, c’è sempre bisogno un pochino appunto per guardare al futuro bisogna sempre un po’ tornare indietro, farsi da parte, ma è così. Io credo che ne ho sentite tantissime in questi giorni, ognuno ha la sua ricetta magica. Hai citato mio padre, noi abbiamo una scuola calcio, una squadra di U10, nel nostro piccolo proviamo a far ripartire tutto quanto dalle basi, dalla tecnica, dall’uno contro uno, abbiamo spiegato 1000 volte, proprio grazie anche a voi abbiamo dato un po’ di voce a questa nostra iniziativa, quando ancora non era di moda parlare di uno contro uno, di esterni, eccetera eccetera, perché non era ancora successa la partita contro il Bosnia. Quindi penso che si debba sempre partire lì, a patto che tutti quanti siamo d’accordo che i risultati non li vedremmo il prossimo europeo, non li vedremmo il prossimo mondiale, se riparti dalle basi, dalle giovanili, li ricomincerai a vedere fra 10 anni, li ricomincerai a vedere fra 15-20 anni, ed essere un movimento globale insomma, culturale e anche il discorso di miglioramento da parte di tutti quanti noi, di avere un po’ di pazienza, di aspettare e poter aspettare che questi talenti ricrescano. Poi se il metodo di paragone è Totti, Del Piero non è che ha detto che ne nascano tanti altri. Poi il resto è fuffa, è aria fritta, PlayStation, ho letto tante cose, PlayStation ci stanno in Bosnia, ci stanno in Norvegia, ci stanno dappertutto. Bisogna secondo me per quanto riguarda i resti di calcio, differenziarli da quelli che fanno gli allenatori e che vogliono vincere un campionato, salire di categoria, perché è un’ambizione legittima, ma differenziare per differenziare di accettare gente che fa quel lavoro, che ha la vaga da una persona che lo fa per lavoro e un altro lavoro che fa fare il proprio lavoro. Il discorso vecchissimo, ne abbiamo fatto 1000 volte e cercheremo, cambieremo nel nostro piccolo, nella nostra scuola calcio di andare in questa direzione».

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