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·26. Mai 2026
Di Francesco: «Lecce, dovevo centrare l’obiettivo. Mi piace mettermi in discussione»

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Eusebio Di Francesco ce l’ha fatta all’ultima giornata a salvare il suo Lecce. Il Corriere dello Sport ha raccolto le sue parole di felicità per l’impresa raggiunta dalla sua squadra.
FELICITA’ «Sai perché sono felice? Perché io credo al ruolo sociale che abbiamo noi che facciamo calcio. Io mi sento un potenziale tramite di gioia. Attraverso una vittoria un popolo gioisce. Ecco, io vedo la gente felice e sono felice per questo. Il risultato è uno strumento e la felicità che scatena va oltre, si riverbera sulla vita magari. Poi la mia situazione personale anche conta: questo è certamente anche il mio riscatto, ne avevo bisogno. L’obiettivo: lo abbiamo raggiunto, lo ho raggiunto».
RIVINCITA DOPO DUE RETROCESSIONI «Mica mi piango addosso, è il calcio. Incappi in due stagioni no e rimettersi in piedi non te lo consentono sempre. Ti faccio un esempio che può essere emblematico, guarda Kompany: retrocede dalla Premier e poi vince la Bundesliga. Per dire che il calcio non sempre premia valori e lavoro, è così che va».
GRATITUDINE «Io sono molto grato al presidente. E dico che poi a me piacciono certe situazioni per cui mi ci butto e basta, mettermi in discussione è qualcosa che non mi pesa e credo che la mia carriera lo dimostri. Così ho fatto. Una cosa volevo capire: che ci fosse condivisione. Così era e così è stato. Sono venuto a Lecce per arrivare ad un risultato importante per la società e anche per me. E devo dire che da quando sono stato scelto dal direttore Corvino, con lui e con Trinchera ci sono stati un dialogo e una condivisione costante. Questo aiuta».
IL SUO LECCE DEL 2011 PARAGONABILE A OGGI «No. Quel Lecce stava smobilitando, una società che veniva da una salvezza ma da una stagione molto particolare, i Semeraro volevano vendere, non c’era programmazione. Qui sono arrivato con risultati ottenuti alle spalle, con dei paletti chiari, con obiettivi e un programma sostenibile, senza promettere mari e monti. Qui c’era un popolo di abbonati, il Lecce del 2011 era sfilacciato, questo racconta un ambiente compatto. Poi momenti critici sono fisiologici e ci sono stati, ma tutto quando c’è struttura si può superare. E il legame forte con la gente lo ho sentito tanto».
LA SVOLTA DI QUEST’ANNO «Il modo quotidiano di allenarsi, quello di stare in campo. E come partita simbolo la vittoria a Cagliari: lì ho sentito di aver trovato l’equilibrio giusto».
IL PRESIDENTE VUOLE PROGRAMMARE IL FUTURO «Discorso logico, confrontarsi sui programmi è la cosa più giusta da fare, più seria da fare. Io non vedo allenatori in giro con 3, 5 anni di contratto sono pochi. Blindare un allenatore significa anche fare una programmazione seria. Io adesso ho voglia di parlare con il presidente e i dirigenti. Tanta voglia. Credo avverrà presto».
IL LECCE VENDERA’ GIOCATORI «Credo di sì, il Lecce lo ha fatto sempre e lo farà ancora. Ma entrare nel merito di queste strategie non credo mi spetti. Io rispetto i ruoli».
IL CT DELLA NAZIONALE «Per me Guardiola è con Sacchi uno che ha cambiato il calcio e lo considero un grande. Ma sono d’accordo, l’Italia deve esprimere un ct in casa e la soluzione della crisi è altrove. Ritroviamo situazioni di socialità che facciano praticare il calcio ai nostri giovani, creiamo centri federali territoriali magari, questo sì. Ma dentro mettiamoci gente qualificata».
IL 3-0 AL BARCELLONA «Sono molto contento per la Roma e per il lavoro di Gasperini. Quel 3-0 è qualcosa di cui vado orgoglioso e tutti i romanisti me lo ricordano ogni volta che mi fermano. Che poi dopo quel risultato siano arrivate per me un bel po’ di difficoltà io lo so. Ma te l’ho detto che ho autocritica spiccata. Dove ho sbagliato ho cercato di migliorarmi. Ed eccomi qua».
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