Calcio e Finanza
·31. Juli 2026
È morto Franco Baresi, storico capitano del Milan e Campione del Mondo nel 1982

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Il calcio italiano piange Franco Baresi, morto nella giornata odierna all’età di 66 anni a causa di una malattia. Nell’agosto del 2025 il Milan aveva comunicato che, durante alcuni accertamenti di routine, al proprio vicepresidente onorario era stata riscontrata una nodulazione polmonare. Baresi era stato sottoposto a un intervento chirurgico, seguito da una terapia, affrontando anche questa battaglia con la discrezione e la determinazione che avevano caratterizzato tutta la sua vita.
E’ stato il club rossonero ad annunciare la sua scomparsa con un messaggio: «Non è semplice comunicare la perdita di un battito del nostro cuore, di uno dei respiri della nostra anima. Ma tutto il Milan e tutti i Milanisti devono provare ad essere all’altezza di Franco Baresi, bisogna farsi forza e raccogliere tutte le energie utili, pur fra le lacrime e la commozione di un momento che pesa tantissimo. Franco ci ha lasciati, dopo averci regalato solo pochi mesi fa l’ultima grande, orgogliosa immagine di sé in uno stadio gremito, collegato con tutto il mondo, per una cerimonia inaugurale delle Olimpiadi invernali milanesi che lui ha reso storica».
«Abbracciamo tutti uniti il ricordo gigantesco di Franco, sapendo che ci terrà sempre per mano, e che ci darà una motivazione in più per ogni istante della nostra vita rossonera. Per sempre. Perché Baresi è per sempre», ha aggiunto il club.
Nato a Travagliato, in provincia di Brescia, l’8 maggio 1960, Franco Baresi ha legato praticamente tutta la propria esistenza sportiva al Milan. Entrato giovanissimo nel settore giovanile rossonero, ha debuttato in Serie A a soli 17 anni nel 1978, conquistando già nella stagione successiva un posto da titolare nella squadra che vinse lo Scudetto della stella, il decimo della storia del club.
La sua grandezza, tuttavia, non si misurò soltanto nei periodi delle vittorie. Baresi rimase al Milan anche durante gli anni più difficili, attraversando insieme alla società le due discese in Serie B e resistendo alle proposte ricevute da altri grandi club. Nel 1982, ad appena 22 anni, gli venne affidata la fascia di capitano: un incarico che avrebbe trasformato in un simbolo, indossandola per quindici stagioni e diventando il riferimento tecnico e morale di diverse generazioni rossonere.
Con l’arrivo di Silvio Berlusconi alla guida del club e di Arrigo Sacchi in panchina, Baresi divenne il regista difensivo di una squadra destinata a cambiare il calcio europeo. Il suo braccio alzato per comandare il fuorigioco, la capacità di anticipare gli avversari e l’abilità nell’avviare l’azione da dietro rappresentarono alcune delle immagini più riconoscibili di quel Milan, costruito su una linea difensiva completata da Mauro Tassotti, Alessandro Costacurta e Paolo Maldini.
Nonostante un fisico lontano dai canoni del difensore dominante, Baresi compensava con velocità, senso della posizione e una lettura del gioco fuori dal comune. Era libero e centrale, marcatore e primo costruttore: un giocatore capace di guidare il reparto senza limitarsi a proteggerlo, anticipando molti dei compiti che sarebbero diventati centrali nel calcio moderno.
Il ciclo aperto con Sacchi proseguì sotto la guida di Fabio Capello, consentendo al capitano di chiudere la carriera con un palmarès straordinario. In venti stagioni con la prima squadra del Milan disputò 719 partite ufficiali, realizzando 33 gol e conquistando sei Scudetti, tre Coppe dei Campioni, due Coppe Intercontinentali, tre Supercoppe europee e quattro Supercoppe italiane.
Anche il legame con la Nazionale occupa un posto centrale nella sua storia. Baresi fece parte della spedizione azzurra che vinse il Mondiale di Spagna del 1982, pur senza scendere in campo – all’epoca aveva 22 anni – nella squadra guidata da Enzo Bearzot, e concluse la propria esperienza con l’Italia con 81 presenze e una rete, diventando capitano degli Azzurri nel 1991.
Dopo il terzo posto conquistato nel Mondiale italiano del 1990, il momento più intenso arrivò quattro anni più tardi negli Stati Uniti. Infortunatosi al menisco durante la fase a gironi della Coppa del Mondo, Baresi venne operato ma riuscì a recuperare in appena 24 giorni, tornando in campo per la finale contro il Brasile e disputando una prestazione difensiva memorabile, prima della sconfitta ai calci di rigore. Nell’occasione, lui stesso fallì uno dei tiri dal dischetto che consegnarono la vittoria alla Seleçao.
La sua carriera da calciatore terminò nel 1997. Il Milan decise allora di ritirare la maglia numero 6, trasformando definitivamente quel numero nel segno distintivo del proprio capitano. Non fu però un vero addio: Baresi rimase nell’universo rossonero, intraprendendo un percorso manageriale e continuando a rappresentare il club nelle iniziative sportive, istituzionali e internazionali.
Nel 2020 Baresi fu nominato vicepresidente onorario del Milan, con il compito di mettere la propria esperienza e il proprio prestigio al servizio della società, mantenendo vivo il rapporto tra il club, la sua storia e milioni di sostenitori. Negli anni aveva inoltre partecipato alle attività di Fondazione Milan, accompagnando progetti sociali e iniziative rivolte alle nuove generazioni.
La morte di Franco Baresi priva il Milan di uno dei capitani più rappresentativi della sua storia e il calcio italiano di uno dei suoi interpreti più grandi. Resta l’eredità di un uomo che aveva scelto una sola maglia, seguendola nelle retrocessioni prima di condurla sul tetto d’Europa e del mondo: il numero 6 con il braccio alzato, immagine eterna di appartenenza, coraggio e leadership.







































