Calcionews24
·11. Mai 2026
Fiorentina, si è spenta la luce: il momento no di Nicolò Fagioli

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Sembra passato un secolo da quella sfida contro il Verona in cui la Fiorentina si aggrappava al talento del suo numero dieci. In quell’occasione, la gara iniziò con una sua traversa e si chiuse con il suo gol decisivo, regalando l’illusione che Nicolò Fagioli fosse finalmente pronto a prendersi le chiavi del centrocampo viola in pianta stabile. Invece, proprio quando ci si aspettava il salto di qualità definitivo, il “Genio” è entrato in un cono d’ombra che sta preoccupando staff tecnico e tifoseria.
Il segnale d’allarme più forte è arrivato dal doppio confronto di Conference League contro il Crystal Palace. Nella gara d’andata a Londra, “Fagiolino” non è mai riuscito a strofinare la lampada, apparendo spento e incapace di dettare i ritmi. Il ritorno a Firenze è stato, se possibile, ancora più amaro: una marea di palloni sbagliati che hanno interrotto sistematicamente la manovra offensiva di Italiano, rendendo il giocatore quasi un corpo estraneo al gioco.
La crisi è proseguita in campionato, toccando il punto più basso all’Olimpico contro la Roma. Nel pesante 4-0 subito dai giallorossi, Fagioli è stato letteralmente annullato da Cristante. La marcatura a uomo del mediano romanista lo ha asfissiato, impedendogli ogni iniziativa e costringendolo a una prestazione anonima, priva di quegli spunti creativi che dovrebbero essere il suo marchio di fabbrica.
Il pareggio a reti bianche di ieri contro il Genoa ha confermato che il problema non è solo tattico, ma anche tecnico. Troppi errori elementari, passaggi fuori misura e una lentezza di pensiero che non appartiene al suo repertorio. Se in passato Fagioli riusciva a sopperire ai momenti di stanca con la classe pura, oggi appare un giocatore arrugginito, che ha perso i tempi di inserimento e la precisione nel palleggio.
Il calo di rendimento di Fagioli coincide, non a caso, con le difficoltà realizzative della Fiorentina. Senza la sua regia illuminata e i suoi filtranti, la manovra diventa prevedibile e piatta. Basterà la motivazione di ritrovare da avversario la “sua” Juve per risvegliare l’ardore?







































