Milannews24
·22. Juli 2026
Gila conquista i tifosi del Milan: «Mi volevano anche Tare e Allegri ma Amorim mi ha convinto subito»

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Bagno di folla per Mario Gila, protagonista di un pomeriggio speciale al Flagship Store del Milan in via Dante, nel cuore di Milano. Il difensore spagnolo, arrivato in estate dalla Lazio per 27,5 milioni di euro e legato ai rossoneri da un contratto quinquennale, ha incontrato i tifosi e risposto alle domande dei giornalisti presenti. Tra ambientamento, il rapporto con Ruben Amorim, gli obiettivi stagionali e qualche retroscena sul suo approdo in rossonero, ecco le sue dichiarazioni.
Come stanno andando queste prime settimane in rossonero, sia dentro che fuori dal campo?
«Bene, bene. Sono molto contento. Ho anticipato un po’ le mie impressioni su cos’è il Milan (nell’intervista di benvenuto, ndr). Da quando sono arrivato, dico calcisticamente, mi trovo molto bene. I ragazzi sono un gruppo molto bello, sembra una famiglia… Anche lo staff, i magazzinieri, lo staff medico. I miei compagni sono molto bravi, sono molto contento di essere in una squadra così. In città mi trovo bene. È vero che non l’ho vissuta tantissimo finora, sono a Milanello. Però nei pochi giorni che ho avuto liberi sono stato molto bene e tranquillo. Ora ho praticamente trovato casa. Ho voglia di viverla e sentirla un po’ mia».
Qual è stata la prima cosa che ti ha colpito del mondo Milan e del lavoro di Amorim?
«Mi è piaciuta della società soprattutto la grandezza che fa vedere, un club grandissimo. I servizi che ha Milanello sono pazzeschi, tutti sono molto disponibili e sono molto contento. Poi parlando del discorso calcistico sono felice che Ruben Amorim faccia un gioco molto moderno. Si lavora molto con la palla e anche sul discorso fisico, tanto. Però è uno stile di gioco che mi piace, penso che posso fare molto bene anche se non l’ho praticato molto in questi anni nella Lazio. Però penso che mi può far migliorare tantissimo come giocatore».
Nel vostro primo confronto, cosa vi siete detti? E cosa ti ha spinto ad accettare il Milan?
«Con Amorim abbiamo parlato un po’ della maniera di vivere il calcio, in cosa siamo d’accordo. Abbiamo parlato molto del suo stile di gioco, di cose che magari io ho fatto nei diversi stili di gioco con i diversi allenatori che ho avuto. Abbiamo confrontato un po’ le idee, abbiamo parlato di una maniera di pensare calcio uguale. La pensiamo molto simile. Sono molto contento, ho condiviso il mio modo di pensare con l’allenatore e lui mi ha spiegato anche come la vede. Mi è piaciuto molto. È stato in parte lui a spingermi per scegliere questa piazza. Devo dire che magari non era il punto più alto del Milan (si riferisce al momento post campionato, ndr), però mi piace perché andare in squadre che stanno vincendo non è chissà quanto soddisfacente. Arrivare in una piazza dove la gente vuole farla crescere… A me piacciono queste sfide, penso che sia ancora molto più bello. È stato per questo motivo, anche».
Tra i tanti giovani presenti in ritiro, c’è qualcuno che ti ha colpito particolarmente?
«Si vedono ragazzi con tantissimo potenziale. È vero che sono giovani, però hanno la testa pronta per fare il salto di qualità. Si vede quanto lavorano per una piazza importante come il Milan, dove la responsabilità ce l’hanno. Penso che possano fare il salto di qualità quest’anno e aiutarci».
Amorim ti ha utilizzato sia da centrale sia da braccetto: dove ti senti più a tuo agio?
«Mi ha provato sia da centrale che da braccetto. Entrambe le posizioni mi piacciono, sono molto diverse. Il centrale è una posizione più di posizionamento e gestione palla, con un’uscita del pallone che aiuta la squadra e coprire gli spazi quando i braccetti vanno su. È una fase che mi piace, faccio vedere una potenzialità mia che è la velocità. Da braccetto vado molto più in avanti, mi piace essere arrogante, aggressivo in quel senso. Dipende dalla partita. Ci sono partite in cui magari devi controllare di più il gioco e mi piace, ci sono partite in cui posso avanzare di più. Quando mi allenava Tudor ho giocato addirittura braccetto sinistro che mi piace anche. Sono stili diversi, mi piacciono entrambi e sono pronto a tutti e due».
In passato Allegri e Tare ti avevano cercato: come sono andate davvero le cose prima dell’arrivo al Milan?
«È vero che Allegri mi voleva, è una stronzata negarlo. Igli anche. Le cose sono andate così, Allegri e Igli sono andati via… È arrivata la chiamata di Ruben e vedere questa voglia di avermi in squadra al Milan… Penso non ci sia prezzo. Penso che è una squadra molto grande, con tantissima storia, e me l’ha dimostrato in questi primi giorni che ho vissuto qua. Mi è bastato poco per decidermi sinceramente. Mi è piaciuto molto come sono stato accolto, sono contento di essere qua perché penso che posso fare cose importanti. Penso di aver fatto la scelta giusta».
Hai già avuto modo di confrontarti con Gerry Cardinale?
«Non ho parlato con lui prima di firmare, ci ho parlato dopo. È stato molto veloce il fatto di sapere che erano molto interessati. La mia scelta non è stata chissà quanto lunga. Non ha avuto manco il tempo di chiamarmi perché io avevo molto chiaro il fatto di venire qua. Quando era tutto fatto mi ha scritto che era molto contento di vedermi e che fossi qua, e che mi aspettava a braccia aperte».
Con chi hai instaurato subito un bel rapporto all’interno dello spogliatoio?
«Una personalità che mi è piaciuta molto, che mi ha fatto entrare subito dentro la squadra è stato Gabbia. È un leader importantissimo dentro la squadra. Poi ci sono un paio di ragazzini, Camarda e Bartesaghi. Ho legato molto con loro, sto quasi sempre con loro, mi ha fatto molto piacere che mi abbiano accolto molto velocemente in squadra».
Il gioco offensivo richiesto da Amorim comporta tanti uno contro uno difensivi: è una responsabilità che ti entusiasma?
«A me piace il discorso di andare in attacco e poi magari lasciare i difensori in situazioni che sono difficili per noi, però comunque è il calcio attuale. Se fai delle belle posizioni tattiche per attaccare di squadra la difesa può fare bei lavori. Il calcio attuale è così: se vuoi andare in attacco devi prendere rischi, magari sulla sicurezza difensiva. Magari se giochi contro un attacco a tre rimani uno contro uno e te la devi giocare. Questi sono i giocatori che valgono soldi: che vincono i duelli, che ti fanno uscire da situazioni difficili. Se vuoi andare in avanti devi prendere rischi dietro. Non vuol dire che non ci sia una responsabilità difensiva nel calcio, ma è un calcio che propone molta più offensività. Per il mio stile considero che il calcio sta diventando questo e dobbiamo abituarci il prima possibile. Ci porterà tanti risultati positivi».
Su quale aspetto del tuo gioco senti di dover ancora crescere per arrivare stabilmente in Nazionale?
«Non ho problemi a rispondere. Considero che sono un giocatore che quando sta in un momento molto positivo della partita guadagno molta fiducia e magari mi piaccio troppo volendo fare troppo. È un fattore che cambia con la maturità, il saper gestire questi momenti in cui ti senti molto bravo. Per un giocatore determina molto la fiducia che ha in testa e psicologicamente, quindi devo gestire quando faccio le cose molto bene ed essere più tranquillo. Gestire meglio questa fiducia. È un fattore su cui devo lavorare e sono cosciente che migliorerò. Spero».
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