Gimenez a Billboard: «Tifo il Milan fin da bambino: San Siro è magico! Mondiali? Io capocannoniere e Messico campione» | OneFootball

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·9. Juni 2026

Gimenez a Billboard: «Tifo il Milan fin da bambino: San Siro è magico! Mondiali? Io capocannoniere e Messico campione»

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Gimenez a Billboard: «Tifo il Milan fin da bambino: San Siro è magico! Mondiali? Io capocannoniere». Segui le ultimissime

Santiago Gimenez, insieme al cantante Ernia, ha rilasciato un’intervista esclusiva ai microfoni di Billboard in vista dell’inizio dei Mondiali. Si è parlato tanto di Milan, della sua vita privata e della Coppa del Mondo.

SOPRANNOME – «La storia del mio soprannome è davvero divertente. È stata la mia famiglia a darmelo perché ero un neonato davvero grande. La traduzione di Bebote è proprio “Grande bebè”. Un amico di mio padre, un giornalista televisivo, quando segnai il mio primo gol in Prima Divisione urlò: “Gol di E un amico di mio padre, che era giornalista in televisione, quando ho segnato il mio primo gol in Prima Divisione urlò: “Gol del Bebote!” Da quel momento tutti, non solo i miei familiari, hanno iniziato a chiamarmi così».


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MONDIALE – «È un sogno incredibile. Vorrei che la Coppa del mondo iniziasse domani perché sono molto emozionato. Quando indossi la maglia della Nazionale rappresenti un intero Paese quindi hai una grande responsabilità, ma allo stesso tempo è una cosa bellissima. So che il Messico, con la sua gente, in casa, è molto forte. Sono convinto che sarà un grande Mondiale. Primo Mondiale visto? Quell’anno il Messico giocò contro l’Italia ai gironi. Invece, il primo match dei mondiali che ricordo in modo vivido è Sudafrica – Messico del 2010 che fu la partita inaugurale».

AZTECA – «Beh, è uno stadio incredibile, è un sogno poter giocare lì. La prima volta che sono sceso in campo lì era con il Cruz Azul all’inizio della mia carriera.  Lì abbiamo vinto il campionato messicano ed è stato magico perché non accadeva da ventitré anni. È un po’ come tornare a casa per me, rivivrò tanti bei momenti. Per me l’Azteca è lo stadio con più storia a livello di nazionali. È il terzo mondiale che ospita e in quel campo sono diventati campioni del mondo Pelè e Maradona. È unico».

MONDIALE – «L’emozione più bella è quando entri in campo e vedi lo stadio pieno di tifosi. Non è scontato perché prima di diventare professionista giochi in sostanza senza pubblico. Al massimo hai i tuoi genitori, i tuoi fratelli o i tuoi amici. La prima volta che ti ritrovi a giocare davanti a tutta quella gente è qualcosa di unico e meraviglioso. È la sensazione più bella che abbia mai provato».

SAN SIRO – «Credo che sia uno degli stadi più importanti della storia del calcio. Ciò che lo rende davvero speciale però è il pubblico. I tifosi del Milan sostengono la squadra dal primo al novantesimo minuto e anche prima e dopo la partita. Poi io tifo il Milan da quando ero bambino e trovarmi a giocare in quello stadio che potevo vedere solo in televisione, significa molto per me. I tifosi mi hanno accolto con tanto affetto e, nonostante non abbia reso ancora come avrei voluto, continuano a spingermi e fidarsi di me. Come una famiglia. Primo gol? Non lo dimenticherò mai.  Tra l’altro credo che sia stato contro la mia ex squadra, il Feyenoord, in Champions League. Infatti, ricordo che ho provato delle emozioni molto intense e contrastanti».

IDOLO – «Io scelgo Kaká, perché fin da bambino l’ho sempre ammirato e perché condividiamo una profonda fede».

MONDIALE – «Ho sempre pensato che nel momento in cui qualcuno indossa una maglietta diversa dalla mia smette di essere un mio compagno. Diventa un avversario, un “nemico”. È guerra (ride, n.d.r.). Da calciatore la vivo come una cosa normalissima».

ITALIA – «Non vedere l’Italia mi rattrista molto. Sono affezionato a questo Paese e alla gente. Non ci crederete, ma ho anche il passaporto italiano. Sono sicuro che si riprenderà perché insieme al Brasile è la patria del calcio ed è molto strano non vederla ai Mondiali».

VIAGGIO IN MESSICO – «Difficile, il Messico ha tante cose belle, soprattutto le spiagge. In qualsiasi periodo dell’anno c’è il sole e fa caldo. Non c’è mai un giorno freddo. La maggior parte dei turisti va nella zona di Cancún Quintana Roo e dello Yucatán. A me piace più la parte del Pacifico con Puerto Escondido, Los Cabos, La Paz e Acapulco».

MUSICA – «Sono una persona molto sentimentale. Quindi mi piace tutta la musica, non ho un genere preferito, ma lo cambio a seconda del mio stato d’animo. Se sono triste ascolto qualcosa di triste, prima delle partite qualcosa che mi dà la carica. Dopo la partita qualcos’altro ancora».

HALF TIME SHOW – «In fondo a tutti piace la musica e di certo la gente si divertirà nell’intervallo. Da calciatore credo che possa essere anche un buon momento per distendere le emozioni perché in una finale sei sempre teso. Può essere anche più utile per avere più tempo per riposarsi e concentrarsi in vista del secondo tempo. In generale per me è una cosa molto bella che il calcio e la musica si uniscano soprattutto perché l’arte fa parte della vita così come il calcio».

MOMENTO DIFFICILE – «Quando avevo diciassette anni, per colpa di una trombosi, i medici mi dissero che non avrei più potuto giocare a calcio. È stato allora che mi sono aggrappato alla fede e Dio ha compiuto un miracolo permettendomi di tornare a giocare. Credo di aver imparato in questi pochi anni che ho vissuto, che i momenti che ti fanno crescere di più sono proprio quelli difficili. C’è una frase che mi piace molto: I diamanti si formano sotto pressione”.  La vita è proprio così. I momenti difficili ti aiutano a rimanere umile, concentrato e a capire che non sarai sempre in alto e che quando sei lassù devi aiutare anche chi è in basso».

PUBBLICO – «Non ho per nulla paura del pubblico, al contrario, penso di concentrarmi soprattutto sulle persone che mi amano, su quelle che vogliono vedermi crescere, e credo che sia proprio la loro l’opinione che conta. Chi parla e dice cose negative spesso non vede il lavoro che fai in allenamento e quanto ti impegni, quindi cerco di ignorare quei commenti. Ascolto Dio, la mia famiglia e gli amici che, in fin dei conti, sono coloro che più di ogni altro voglio che sia la versione migliore di me stesso».

PADRE – «Sì, sono sempre stato molto vicino alla famiglia e, anche se a 18 anni sono andato a vivere da solo, ho sempre mantenuto un rapporto forte con i miei genitori, con le mie sorelle e con mia moglie, che ho conosciuto in quel periodo. Cerco di mantenere la mia cerchia molto sana e, a meno che non senta una buona energia, non faccio entrare estranei nel circolo familiare. Mio padre, mi ha dato molti consigli sul calcio, ma il punto è che doveva allenarsi, giocare e tutto il resto, quindi quella che mi portava per mano ovunque era mia madre. Ha fatto molti sacrifici affinché arrivassi dove sono ora e le devo tutta la mia vita».

CHI VINCE? – «Sono d’accordo, vincerà il Messico e sarò il capocannoniere».

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