Calcio e Finanza
·26. Juni 2026
Giovani, scommesse e diritti tv: depositato in Senato il DDL sulla riforma del calcio italiano. Confermate le anticipazioni di Calcio e Finanza

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·26. Juni 2026

E’ stato depositato al Senato il testo del disegno di legge “Disposizioni in materia di sistema calcistico italiano”, provvedimento che port la firma del senatore di Fratelli d’Italia Paolo Marcheschi e i cui contenuti sono stati svelati in anteprima da Calcio e Finanza nelle scorse settimane. Il DDL punta a intervenire su alcuni dei nodi strutturali del sistema calcistico italiano, dalla sostenibilità economica dei club alla valorizzazione dei giovani, passando per diritti tv, scommesse, procuratori, mercato e contrasto alla pirateria.
Il DDL S.1902 nasce – si legge nella relazione introduttiva – dalla necessità di affrontare le criticità emerse non solo dopo la mancata qualificazione della Nazionale ai Mondiali 2026, ma anche a fronte del progressivo deterioramento della sostenibilità economica del settore. Il calcio viene descritto come un comparto strategico, capace di garantire ogni anno oltre un miliardo di euro in contributi fiscali e previdenziali, ma al tempo stesso segnato da un indebitamento complessivo indicato in 5,5 miliardi di euro e da una ridotta valorizzazione dei talenti più giovani.
Il provvedimento si muove lungo tre direttrici principali: nuove entrate, contenimento dei costi e rafforzamento dei vivai. L’obiettivo dichiarato non è introdurre aiuti di Stato, ma costruire un ecosistema autosufficiente che possa sostenere il calcio italiano sul piano industriale e sportivo. Rispondendo a Calcio e Finanza, il presidente della Serie A Ezio Simonelli aveva commentato la bozza del disegno di legge parlando di «tantissimi temi di nostro interesse. Stiamo seguendo con grande attenzione l’iter dei lavori su alcuni dei temi già sollevati dalla Serie A».
Uno dei passaggi centrali riguarda la distribuzione delle risorse derivanti dai diritti audiovisivi della Serie A. Il DDL prevede che una quota non inferiore al 15% venga assegnata ai club sulla base dei cosiddetti Parametri di valorizzazione e sostenibilità.
Questi parametri sarebbero divisi in quattro aree:
In concreto, sarebbero premiate le società che fanno giocare Under 23 formati nel club o acquisiti da altre società italiane, che investono nei settori giovanili, che mantengono bilanci sani, che rispettano gli obblighi verso dipendenti, erario e fornitori e che dispongono di stadi di proprietà o in concessione di lungo periodo.
Accanto a questa quota, il testo introduce anche una premialità di almeno il 5% delle risorse audiovisive per i club che presentano bilanci in utile o in pareggio per almeno tre esercizi consecutivi. L’applicazione dei nuovi criteri partirebbe dalla stagione sportiva 2027/28.
Il provvedimento istituisce presso la FIGC un Fondo per il potenziamento dei settori giovanili e dell’impiantistica sportiva di base. Il Fondo sarebbe alimentato con una quota pari al 10% dei proventi delle sanzioni amministrative pecuniarie irrogate dall’AGCOM in materia di contrasto alla pirateria audiovisiva.
Le risorse sarebbero destinate a investimenti nei settori giovanili, con priorità per società dilettantistiche e realtà operanti in aree svantaggiate, allo sviluppo dei centri federali territoriali, alla realizzazione e all’ammodernamento degli impianti per l’attività giovanile e dilettantistica, alla formazione di allenatori e dirigenti e alla promozione del calcio scolastico e femminile giovanile.
Un altro capitolo rilevante riguarda le scommesse sportive. Dal 1° gennaio 2027, per ciascuna scommessa raccolta in Italia su eventi calcistici organizzati dalla FIGC o dalle Leghe professionistiche e dilettantistiche affiliate, i concessionari sarebbero tenuti a versare alla Federazione un contributo pari al 2% dell’importo giocato.
Il contributo verrebbe poi destinato per almeno il 50% allo sviluppo dei settori giovanili, alla formazione e all’utilizzo di calciatori formati in Italia e agli investimenti in impianti sportivi pubblici; per almeno il 30% a programmi di prevenzione e contrasto della ludopatia e dell’abbandono dello sport; per il restante 20% allo sviluppo del calcio femminile e alle scuole calcio gestite da società dilettantistiche.
Il testo prevede che l’operazione avvenga garantendo l’invarianza del gettito per lo Stato, attraverso una riduzione proporzionale dell’aliquota sulle scommesse sportive a quota fissa relative a eventi calcistici.
Il DDL interviene anche sul regime fiscale, contributivo e assicurativo dei calciatori professionisti. Per i lavoratori sportivi subordinati tra i 18 e i 23 anni, con almeno cinque anni – anche non consecutivi – nei settori giovanili di società italiane, viene prevista una riduzione del 30% delle aliquote contributive pensionistiche per i primi cinque anni di attività professionale.
Dal 1° luglio 2027, inoltre, i lavoratori sportivi subordinati nei settori professionistici dovrebbero essere obbligatoriamente assicurati dal datore di lavoro contro gli infortuni derivanti dall’attività sportiva, dalla preparazione atletica e da ogni attività connessa, attraverso polizze private. Le coperture dovrebbero garantire, tra le altre cose, indennità per inabilità temporanea, invalidità permanente, spese mediche e riabilitative e una indennità aggiuntiva in caso di cessazione definitiva dell’attività per infortunio.
Sul fronte della valorizzazione dei vivai, il disegno di legge interviene anche sul vincolo sportivo. Le federazioni e le discipline sportive associate potrebbero istituire, con proprio regolamento, un vincolo a partire dai 12 anni. Il vincolo avrebbe durata biennale, sarebbe rinnovabile per un massimo di quattro anni complessivi e non potrebbe comunque estendersi oltre il compimento del ventesimo anno di età.
Il testo disciplina inoltre il premio di formazione tecnica, prevedendo che venga riconosciuto in caso di primo contratto di lavoro sportivo o primo tesseramento presso una società diversa da quella in cui l’atleta ha svolto il proprio percorso di formazione. Le federazioni dovrebbero adottare o adeguare i regolamenti entro il 30 giugno 2027.
Per favorire la crescita del bacino di talenti a disposizione della Nazionale, il DDL introduce un obbligo per le società di Serie A e Serie B: nelle liste ufficiali delle partite del campionato Primavera dovrebbero essere inseriti almeno dieci calciatori tra i 15 e i 21 anni formati per almeno tre anni consecutivi presso club italiani, indipendentemente dalla nazionalità.
La violazione dell’obbligo comporterebbe sanzioni sportive, ma anche una sanzione amministrativa pecuniaria da 10.000 a 50.000 euro per ciascuna gara disputata in violazione della norma. Anche questa disposizione si applicherebbe dalla stagione sportiva 2027/28.
Un’altra misura punta a incentivare l’acquisto e l’utilizzo di giovani calciatori italiani. I costi sostenuti dai club professionistici per acquisizione e retribuzione di calciatori italiani Under 23 verrebbero esclusi, nella misura del 50%, dal calcolo degli indici economico-patrimoniali e di sostenibilità finanziaria sottoposti a controllo.
L’esclusione riguarderebbe la quota di ammortamento annuale, le retribuzioni, gli oneri accessori e i contributi previdenziali. Per beneficiarne, il calciatore dovrebbe essere tesserato con il club per almeno una stagione completa e avere disputato almeno il 25% dei minuti complessivi delle gare ufficiali della prima squadra. La misura avrebbe durata limitata: dalla stagione 2027/28 fino alla 2031/32.
Il testo introduce anche un meccanismo di reverse charge IVA per le operazioni di trasferimento dei calciatori sul mercato domestico. In caso di trasferimenti onerosi dei diritti alle prestazioni sportive tra soggetti passivi IVA stabiliti in Italia, gli obblighi relativi all’assolvimento dell’imposta sarebbero assunti dal club acquirente.
L’obiettivo è semplificare la gestione finanziaria delle società e ridurre le asimmetrie di cassa nelle operazioni tra club italiani.
Tra le misure più rilevanti c’è anche il tetto ai compensi degli agenti sportivi nel settore calcistico professionistico. Il compenso non potrebbe superare il 5% della retribuzione lorda complessiva del calciatore quando è dovuto dal lavoratore sportivo, il 7% quando è dovuto dalla società, il 5% del valore lordo dell’affare nei trasferimenti definitivi e il 3% nei trasferimenti temporanei.
Il DDL prevede inoltre una riduzione del 30% dei massimali in caso di rinnovo o prolungamento del contratto con la stessa società. Viene vietato il riconoscimento di compensi per contratti di lavoro sportivo di durata inferiore a sei mesi e per trasferimenti temporanei inferiori a una stagione, salvo trasformazione successiva in trasferimento definitivo.
Le clausole che prevedono compensi superiori ai limiti sarebbero nulle per la parte eccedente. La FIGC dovrebbe inoltre istituire un registro pubblico online con i compensi corrisposti agli agenti, il nominativo del calciatore assistito, la tipologia dell’operazione e l’importo complessivo del compenso.
Il disegno di legge interviene anche sulla dimensione complessiva del sistema professionistico. Per garantire la sostenibilità economica del calcio italiano, il numero massimo complessivo di squadre professionistiche di Serie A, Serie B e Serie C non potrebbe essere superiore a 80. La riduzione dovrebbe essere stabilita dalla FIGC rispettando un criterio di proporzionalità tra le tre Leghe.
Il DDL istituisce presso l’Istituto per il Credito Sportivo un Fondo di garanzia per le operazioni di mercato calcistico, destinato a garantire il pagamento dei crediti derivanti dalle cessioni di calciatori professionisti tra società italiane in caso di inadempimento del club acquirente.
Il Fondo interverrebbe su richiesta della società cedente creditrice, dopo la verifica dell’inadempimento e il decorso dei termini di pagamento. Una volta effettuato il pagamento, il Fondo subentrerebbe nei crediti verso la società inadempiente.
A questa misura si lega l’eliminazione dell’obbligo di fideiussione bancaria o assicurativa nelle cessioni tra società italiane con pagamento dilazionato, effettuate nell’ambito delle stanze di compensazione delle Leghe riconosciute dalla FIGC. In caso di mancato pagamento, la società cedente avrebbe diritto alla rivalsa sul Fondo e all’applicazione delle sanzioni sportive previste.
Il Fondo sarebbe alimentato da un contributo annuale obbligatorio a carico delle società calcistiche, pari allo 0,3% del valore complessivo delle cessioni attive e passive della stagione precedente, al netto delle compensazioni.
Gli oneri complessivi del provvedimento sono valutati in 245 milioni di euro annui a decorrere dal 2027. La quota principale è legata al contributo del 2% sulle scommesse calcistiche, stimato in 230 milioni di euro annui, da compensare attraverso la riduzione dell’aliquota sulle scommesse sportive a quota fissa su eventi calcistici. Altri 15 milioni annui riguardano le agevolazioni fiscali, contributive e assicurative per i calciatori professionisti.
Il Governo dovrà trasmettere alle Camere, entro 24 mesi dall’entrata in vigore della legge, una relazione sull’attuazione e sugli effetti delle misure, con particolare attenzione all’utilizzo delle risorse, all’incremento dei minuti giocati da Under 23 formati in Italia, al miglioramento degli indicatori economico-finanziari dei club e all’operatività del Fondo di garanzia per il mercato.
Nel suo impianto complessivo, il provvedimento punta dunque a ridisegnare alcuni meccanismi economici del calcio italiano: più risorse ai club virtuosi, più incentivi per chi investe sui giovani, nuovi strumenti per sostenere vivai e impianti, limiti ai costi degli agenti e un sistema di garanzia per rendere più fluido il mercato interno. Resta ora da capire quale sarà il percorso parlamentare del DDL e quali modifiche potranno arrivare durante l’esame a Palazzo Madama.







































