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·2. April 2026
Gravina è incredibile. Anche nel coraggio – PARTE 1

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L’inadeguatezza di Gabriele Gravina è quasi superfluo sottolinearla dopo l’ennesima brutta figura della Nazionale. Semmai, è interessante interrogarsi sul fatto che secondo lui non lo sia stata, come si evince da una conferenza stampa grottesca dopo la disfatta di Zenica: per lui la Nazionale è persino migliorata, il che avrebbe come conseguenza logica che procedendo con questo passo sarebbe possibile – ma non è neanche sicuro – che la prossima qualificazione a un’edizione Mondiale arriverebbe nel 2034.
Sarebbe stato doveroso fargli precisare esattamente dove abbia visto i fattori di crescita della squadra (sul nostro calcio e sulla presenza nell’Europa dei grandi la domanda non andava neanche fatta, talmente tanto scontata è la risposta, ma qui si aprirebbe un altro capitolo, non certo imputabile al capo della Federazione). Perché quel che colpisce davvero in questa vicenda, tanto che non si trova neanche uno del 98% che ha votato con percentuale da far impallidire i bulgari, è il totale scollegamento con la realtà. E che ha come effetto immediato – dura molto poco, se non si se resetta interamente tutto – il ragionamento sui massimi sistemi (l’elenco è noto: parte dal mancato utilizzo dei ragazzi italiani alla crisi dei settori giovanili, passando per i troppi stranieri in campo e via di eccetera fino all’infinito). Dimenticandosi un piccolissimo aspetto, che potremmo declinare in due modi semplici ai confini della banalità: bisognava vincere solo una partita contro un avversario passato in svantaggio, nel quale il portiere non ha dovuto fare una sola parata – neanche ai rigori, li abbiamo sbagliati senza il suo apporto – e che per di più aveva avuto una forte responsabilità sulla nostra rete del vantaggio; è impensabile che tutte i 44 Paesi che parteciperanno al Mondiale più largo della storia esprimano un calcio migliore e più ricco di denaro e di idee del nostro. Per questo si adatta a noi la definizione di nobili decaduti. Capaci di fare il record di 3 Mondiali di fila saltati, impresa mai riuscita ad alcuna nazionale campione del mondo.
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Le parole sono importanti, soprattutto quando si sta nella retorica. E il calcio, a maggior ragione quando c’è di mezzo la Nazionale, si tuffa più di Bastoni in Inter-Juve quando sente di averne bisogno. Il calcio si è senz’altro evoluto nel linguaggio, già solo perché nel passaggio epocale da fenomeno d’identità collettiva a spettacolo quotidianamente proposto ha allargato la schiera degli esperti. Tutti siamo stati Commissari Tecnici e più di una volta, per cui è giustificato parlare del nostro popolo come un agglomerato di 60 milioni di potenziali Gattuso (e prima Valcareggi. Sacchi, Lippi, ecc.). Ma fino a un certo punto ci si limitava a prese di posizione legate per lo più alla scelta dei convocati. Da qui la famosa concezione della guida della Nazionale come quella di un semplice selezionatore, che doveva scegliere i migliori e metterli in campo senza inventare troppo, semmai dimostrando uno sguardo acuto su chi giocava meno: come aveva fatto Bearzot che convocava Cabrini nel 1978 quando ancora non era un titolare fisso di una Juve fortissima; come aveva proposto Mancini con Zaniolo, addirittura convocato in azzurro prima ancora di esordire in Serie A!). Oggi, invece, siamo tutti esperti di ogni aspetto, desiderosi – non senza ragione – di assistere a qualcosa di degno, che ci appaghi non solo nel risultato o quanto meno non ci faccia sbadigliare.
Epperò, quando c’è da conquistare un posto ai Mondiali, giocare a calcio decentemente non serve più. Si va con il solito armamentario trito e ritrito di inni al coraggio, descrizioni della bolgia di Zenica laddove probabilmente è l’impianto più piccolo (8.000 spettatori!) calcato dai nostri in questa stagione, ci si dimentica che bisogna giocare come si sa se si è superiori (e a questo punto le domande sono doverose: si sa? Siamo davvero superiori, trascurando ovviamente dai lauti ingaggi dei nostri?).
Con un po’ più di attenzione preventiva, Bastoni non andava messo in campo già solo perché da un bel po’ di tempo o non giocava o era palesemente in difficoltà. Non andava messo a destra, lui che è mancino. E a spingere sul coraggio, lui ce l’ha messo fino a debordare in un intervento che invece richiedeva lettura, pazienza, senso della misura, discernimento, esperienza.
Poi certo siamo migliorati, stavolta siamo arrivati ai rigori (su come li si tira ci dedichiamo un altro pezzo). Anzi, per dirla letterale alla Gravina, i ragazzi «in questi mesi hanno avuto una crescita incredibile». Qualcuno sa la definizione precisa di “incredibile”?









































