Calcio e Finanza
·22. Juli 2026
Inchiesta arbitri, i pm di Milano sull'Inter e Rocchi: «Vuoto probatorio, solo ipotesi e illazioni»

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·22. Juli 2026

«Il vuoto probatorio degrada tali ipotesi al rango della mera illazione». Si chiude così la richiesta di archiviazione, firmata mercoledì 15 luglio dal sostituto procuratore Ascione e dal procuratore aggiunto Ielo, dell’inchiesta sul caso arbitri che coinvolgeva l’ex designatore Gianluca Rocchi e l’Inter, iscritta all’ultimo minuto nel registro degli indagati ai sensi della legge sulla responsabilità degli enti e contestualmente archiviata.
Il provvedimento sottolinea come gli accertamenti non abbiano consentito di dimostrare l’esistenza di una frode sportiva finalizzata a condizionare il regolare svolgimento del campionato. L’ipotesi accusatoria prendeva le mosse dalle presunte interferenze subite da Rocchi nella scelta di arbitri ritenuti graditi all’Inter, ma l’indagine non ha individuato elementi capaci di provare che tali condotte fossero dirette ad alterare le competizioni.
Nessun riscontro è stato trovato neppure rispetto alla possibile origine di queste presunte interferenze. Secondo una delle ricostruzioni prese in considerazione, Rocchi avrebbe agito anche per effetto dell’influenza che il presidente dell’Inter Giuseppe Marotta avrebbe potuto esercitare sul presidente della FIGC Gabriele Gravina. Un collegamento che, tuttavia, è rimasto privo di elementi probatori.
«Sul fondo delle iscrizioni, permangono ipotesi, talvolta suggestioni, che, prive di base probatoria (…), non hanno consentito neppure di elaborare compiute incolpazioni preliminari» e di «svolgere utilmente investigazioni di ogni genere», si legge nel decreto di archiviazione relativo alla posizione del club nerazzurro. Le motivazioni sono contenute in un provvedimento di 18 pagine, trasmesso alla Procura generale, che avrà sei mesi di tempo per condividere le conclusioni formulate dai pubblici ministeri oppure disporre ulteriori approfondimenti. Nell’atto vengono esaminate le diverse ipotesi investigative, senza che nessuna di queste abbia raggiunto una consistenza sufficiente per sostenere un’accusa.
Tra le «suggestioni» considerate dagli inquirenti figura quella secondo cui «si sia in presenza di una frode sportiva specifica, caratterizzata dal fatto che l’accettazione delle interferenze da parte di Rocchi, nei limiti in cui sono state positivamente ricostruite, sia stata determinata dalla promessa di una utilità, consistente in progressioni di carriera nel sistema arbitrale prossimo a possibili ristrutturazioni». Questa ricostruzione si sarebbe fondata sull’«esistenza di ottimi rapporti tra Gravina e Rocchi da un lato, e dall’esistenza di un indubbio peso politico nella Lega da parte dell’FC Internazionale, nella persona di Marotta, a sua volta legato da buoni rapporti personali con Gravina».
La presenza di relazioni personali e istituzionali, tuttavia, non è stata ritenuta sufficiente a dimostrare l’esistenza di un accordo illecito. Secondo la Procura, manca anche un solo indizio relativo a una possibile «promessa di utilità» nei confronti di Rocchi, circostanza che determina quel «vuoto probatorio» destinato a far scivolare l’ipotesi della frode sportiva sul piano della semplice illazione.
La carenza di riscontri avrebbe reso poco utili anche ulteriori attività investigative, come il sequestro di telefoni cellulari e computer. Una valutazione maturata anche alla luce della forte risonanza mediatica assunta dalla vicenda, che avrebbe ridotto l’efficacia di eventuali accertamenti compiuti in una fase successiva. Le intercettazioni riportate nel provvedimento non hanno infatti fatto emergere contatti diretti tra l’Inter e l’ex designatore, né accordi finalizzati a condizionare le nomine arbitrali o il risultato delle partite. Tra le conversazioni esaminate figura una telefonata risalente alla fase del testa a testa per lo scudetto tra Inter e Napoli.
Il 3 aprile 2025 Rocchi, rivolgendosi all’ex arbitro Dino Tommasi, affermava: «Allora, noi c’abbiamo un problema. Noi c’abbiamo quella settimana che è cruciale per l’Inter, che c’hanno Bologna-Inter, il derby e Inter-Roma». Nella stessa telefonata l’ex designatore aggiungeva: «Tra l’altro mi chiedevano (per il pm quelli dell’Inter, ndr) “ma Colombo non si ha mai?” guarda Colombo ve lo prendete le prossime giornate». Dichiarazioni entrate nel fascicolo, ma non accompagnate, secondo gli inquirenti, da riscontri sufficienti a delineare un’intesa fraudolenta tra il club nerazzurro e il sistema arbitrale.
Il punto centrale del provvedimento riguarda proprio la distanza tra l’esistenza di interlocuzioni o possibili pressioni sulle designazioni e la configurazione di una frode sportiva penalmente rilevante. Per sostenere quest’ultima sarebbe stato necessario dimostrare che determinate condotte fossero concretamente dirette a incidere sulla regolarità di specifiche competizioni, elemento che l’indagine non ha individuato.
Un capitolo separato riguarda invece le cosiddette “bussate” alla sala VAR di Lissone, per il quale gli atti sono stati trasmessi alla Procura di Monza per competenza territoriale. Anche su questo fronte, tuttavia, la valutazione formulata dagli inquirenti milanesi esclude l’esistenza di prove relative a un tentativo di alterazione delle gare.
«La ricostruzione dei singoli episodi contestati esclude la sussistenza di una prova che le condotte fossero finalizzate alla manipolazione delle specifiche gare», si legge infatti nel decreto. L’inchiesta si chiude dunque, per la Procura di Milano, senza elementi capaci di dimostrare l’esistenza di un sistema organizzato per condizionare le designazioni arbitrali o alterare il regolare andamento del campionato. Le ipotesi iniziali, pur considerate e approfondite dagli inquirenti, sono rimaste prive dei riscontri necessari per tradursi in accuse sostenibili.
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