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·20. April 2026
Italia ripescata al Mondiale? Christillin: «Sarebbe umiliante, meglio la Palestina»

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Il dibattito su un possibile ritorno in extremis dell’Italia al Mondiale 2026 rimane un’ipotesi suggestiva ma, nei fatti, estremamente complessa. Intervenuta ai microfoni di Radio Anch’io Sport su Rai Radio 1, Evelina Christillin, già membro UEFA nel Consiglio FIFA, ha fatto chiarezza sugli scenari legati all’instabile situazione dell’Iran e alle procedure burocratiche internazionali.
Sulle reali possibilità di vedere la nazionale iraniana esclusa a ridosso del torneo, la Christillin si è mostrata scettica:
«Vedo abbastanza difficile la partecipazione dell’Iran al Mondiale. Il presidente della federcalcio iraniana ha detto che vogliono giocare, mentre il governo iraniano mi sembra molto più prudente. Manca un mese e mezzo all’inizio del Mondiale, veramente difficile immaginare la loro partecipazione, anche se io me lo auguro».
In caso di esclusione ufficiale, la palla passerebbe interamente ai vertici di Zurigo. Il regolamento, infatti, concede ampi poteri discrezionali al Consiglio presieduto da Gianni Infantino:
«È tutto nelle mani della Fifa: secondo il regolamento 6.7 il Consiglio Fifa può decidere su suggerimento dell’amministrazione. Quindi decide Infantino e poi fa votare il Consiglio dando il suggerimento che è meglio seguire. L’Italia ha il ranking più alto delle escluse, 12esima. Gli Emirati Arabi Uniti sono la prima squadra non qualificata dell’AFC, la confederazione asiatica».
Nonostante il ranking favorirebbe gli Azzurri, la Christillin ha lanciato una proposta dal forte valore etico, suggerendo di guardare alla Palestina, eliminata beffardamente durante le qualificazioni asiatiche:
«Permettermi un suggerimento di cuore: l’anno scorso, con un rigore piuttosto inesistente al 97′, la Palestina è stata eliminata dall’Oman nelle qualificazioni asiatiche. Sarebbe un bel gesto ripescare Palestina in questo momento».
Infine, sulla dignità sportiva di un eventuale ripescaggio dell’Italia per cause extra-calcistiche, l’ex dirigente è stata perentoria:
«Pensare di qualificarsi per il rotto della cuffia perché un’altra Nazionale non può giocare è un po’ umiliante per una Nazionale che ha vinto quattro Mondiali».


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