Italiano: “Puntiamo almeno all’ottavo posto e la testa è solo su Cremona. Nel calcio italiano troppa impazienza, una cultura da cambiare” | OneFootball

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·4. April 2026

Italiano: “Puntiamo almeno all’ottavo posto e la testa è solo su Cremona. Nel calcio italiano troppa impazienza, una cultura da cambiare”

Artikelbild:Italiano: “Puntiamo almeno all’ottavo posto e la testa è solo su Cremona. Nel calcio italiano troppa impazienza, una cultura da cambiare”

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Di seguito, suddivise per argomenti principali, tutte le dichiarazioni rilasciate nel pomeriggio in conferenza stampa a Casteldebole dal tecnico rossoblù Vincenzo Italiano alla vigilia di Cremonese-Bologna, gara valida per la 31^ giornata di Serie A Enilive in programma domani alle 15.


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Si riparte da Cremona – «Arriviamo a questa partita come già capitato dopo altre settimane di sosta: un po’ alla volta sono rientrati i nazionali e il blocco squadra si è completato. Ci siamo allenati bene ma a ranghi ridotti, comunque dovremo farci trovare pronti. In campionato abbiamo l’obbligo di fare punti per rimanere aggrappati quantomeno all’ottavo posto, poi da lunedì prossimo penseremo all’Europa League».

Un impegno per volta – «Io, lo staff, i dirigenti e la società abbiamo il focus soltanto sulla Cremonese, e coi giocatori abbiamo parlato esclusivamente di questo e non dell’Aston Villa. Non abbiamo messo alcuna pressione alla squadra, ma come detto sarà importante chiudere il campionato almeno all’ottavo posto».

C’è poco da sottovalutare – «Nessun calcolo relativo alla formazione. Domani ci troveremo davanti una Cremonese agguerrita, reduce da una vittoria e da un cambio di allenatore che ha dato nuova linfa al gruppo e all’ambiente. In più hanno avuto quindici giorni per lavorare bene e sarà ancora più dura affrontarli».

Recuperare Orsolini – «Manca ancora un mese e mezzo. È un periodo in cui a Riccardo sta girando tutto nel verso sbagliato, mentre prima segnava da ogni angolazione. Ma la nostra fiducia in lui è totale e mi auguro che il suo mancino torni ad essere caldo, trasformando ogni pallone in qualcosa di importante per noi».

Capitolo infermeria – «De Silvestri e Pobega sono rientrati e li considero recuperati, hanno smaltito i loro problemi ma verranno centellinati per gestire al meglio le loro energie. Odgaard credo tornerà in gruppo la prossima settimana, mentre Dallinga e Lykogiannis sono alle prese con delle tendiniti che continuano a dargli problemi e non so quando potremo di nuovo contare su di loro».

Castaldo 9 di scorta – «È un ragazzo interessantissimo, ha qualità e doti che secondo me può sfruttare molto bene. In questi due giorni è arrivato da noi con un sorriso smagliante e si è allenato come vice numero 9 dietro a Castro. L’avevo già visto all’opera con la Primavera, ricordo in particolare la sua prestazione e il suo gol decisivo nello spareggio salvezza della passata stagione».

Helland scalpita – «Sarebbe giusto dargli minuti e fiducia, ma essendo arrivato a gennaio è normale che ci siano un po’ di gerarchie da rispettare. Mi auguro di poterlo coinvolgere presto per farlo vedere ai tifosi, perché si sta allenando benissimo ed è un prospetto davvero interessante».

Bernardeschi torna all’antico – «Secondo me Federico non ha lavorato male da mezzala offensiva contro la Lazio, ma nel momento in cui abbiamo tutti i centrocampisti a disposizione è giusto che torni a fare l’esterno».

Calcio italiano a fondo – «Chi porterà l’Italia a disputare di nuovo un Mondiale diventerà il salvatore della patria. Sarà un compito arduo e difficile, ma arriverà il momento in cui la Nazionale tornerà a disputare questa competizione: l’ha vinta quattro volte e col parco calciatori che ha non può non presentarsi al Mondiale per tre volte di fila. Cosa non va? Nel nostro Paese abbiamo troppa impazienza e smania di arrivare al risultato, e spesso questo genera sconfitte anche immeritate. C’è impazienza in tutto: nella crescita dei giovani, nel non aspettare la realizzazione di un progetto, nell’essere troppo dipendenti dai risultati. Storicamente fa parte della nostra cultura, che però andrebbe cambiata».

Bologna isola felice, ma… – «L’anno scorso dopo le prime sei-sette gare circolava già lo slogan ‘Italiano out’, poi alla fine abbiamo vinto la Coppa Italia. Mi era successo anche in altre annate di sentire addosso la pressione dettata dai risultati che non arrivavano, e come dicevo l’impazienza ti fa perdere le partite. Oggi Bologna è uno degli ambienti più belli in assoluto: c’è gioia, entusiasmo, addirittura un ragazzo sbaglia un calcio di rigore e viene applaudito. Tutto questo affetto va tutelato, e mi auguro che il pubblico bolognese mantenga questo attaccamento alla squadra».

Meglio una finale di Conference o un quarto di Europa League? – «Una finale è sempre una finale, basti pensare alla festa della Roma dopo aver vinto la Conference nel 2022. Noi ora siamo consapevoli che per poter andare ancora avanti dovremo fare un lavoro straordinario».

Castro: “La sconfitta in Supercoppa ha pesato” – «È vero che una volta tornati da Riyadh qualcuno ha avuto dei momenti di sconforto, dato che eravamo ad un passo dall’alzare un trofeo. Per me, comunque, è stato un calo più fisico che mentale: voli, fuso orario, due partite in più. Poi certo c’è stata anche la mazzata psicologica, ma cose del genere mi erano accadute anche a Firenze e non avevano influito così tanto».

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