Juventus, cosa non ha davvero funzionato a febbraio: gol subiti, moduli ed esperimenti. L’analisi tattica dei ‘problemi’ avuti | OneFootball

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·28. Februar 2026

Juventus, cosa non ha davvero funzionato a febbraio: gol subiti, moduli ed esperimenti. L’analisi tattica dei ‘problemi’ avuti

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Juventus, l’analisi tattica dei problemi che ha riscontrato la squadra bianconera in questo mese di febbraio. Cosa non ha funzionato davvero

Il mese di febbraio doveva essere quello della consacrazione per la Juventus di Luciano Spalletti, ma si è trasformato in un rompicapo irrisolvibile. Analizzando i tabellini dal trionfo di Parma in poi, emerge il quadro di una squadra che ha smarrito completamente la bussola, vittima di una vera e propria schizofrenia tattica che ha finito per togliere ogni certezza ai giocatori.


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La roulette dei moduli

L’illusione era nata al Tardini: un netto 4-1 figlio di un 4-2-3-1 solido ed equilibrato. Invece di insistere sulla strada tracciata, Spalletti ha inaugurato una girandola di moduli. Contro l’Atalanta in Coppa Italia è passato improvvisamente al 3-4-2-1, incassando un secco 3-0. Poi il ritorno al 4-2-3-1 per tentare di arginare Lazio (2-2) e Inter (sconfitta per 3-2), prima di virare disperatamente su un inedito 4-3-3 per la trasferta di Istanbul contro il Galatasaray (disfatta per 5-2). Non contento, contro il Como in campionato ha riproposto la difesa a tre (altro 2-0 subìto), per poi tornare al 4-3-3 nel ritorno europeo. La domanda è lecita: tenendo conto delle emergenze dettate dagli infortuni e dalla mancata risposta positiva delle seconde linee, questa variabilità sistemica ha mandato in tilt la squadra?

Gli esperimenti estremi

In questo vortice di insicurezze, il tecnico di Certaldo ha tentato mosse ai limiti dell’azzardo, snaturando i suoi uomini chiave. Spicca la gestione di Teun Koopmeiners, arretrato nella linea dei difensori (sia a quattro contro la Lazio, sia a tre contro il Como) per sopperire alle emergenze. Altrettanto emblematica è la parabola tattica di Weston McKennie: impiegato da trequartista puro, da mediano, e persino riadattato come terzino d’emergenza nel disperato 4-3-3 del ritorno contro i turchi. E lui, decisamente, ha dato risposte tutte positive, tanto che oggi è impensabile pensare a una Juve senza l’Harry Potter statunitense.

Una difesa che funziona attaccando

C’è un dato impietoso: in 7 partite disputate a febbraio, la Juventus ha incassato l’incredibile cifra di 18 reti (quasi 2,5 a partita). Che la linea fosse a tre o a quattro, la retroguardia bianconera ha fatto acqua da tutte le parti, condizionata anche dagli acciacchi di Bremer nell’ultima decade del mese e dal rendimento deficitario di Di Gregorio. Ed è interessante constatare che la versione migliore della fase difensiva bianconera sia avvenuta nei primi 90 minuti di Juventus-Galatasaray, metà dei quali trascorsi con un uomo in meno per il rosso di Kelly: la necessità di andare all’attacco ha portato alla situazione più produttiva del gioco di Spalletti, sia davanti che dietro.

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