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·26. Mai 2026

La fiera dell’incompiuto: anatomia degli sprechi della Juventus. Mancano 10 punti

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La fiera dell’incompiuto: anatomia degli sprechi della Juventus 2025-26. Mancano 10 punti a quanto prodotto

C’è una sottile linea rossa che divide il dominio del campo dalla frustrazione, e la Juventus di questa stagione ci ha ballato sopra con una costanza quasi scientifica. Leggendo le statistiche corrette, emerge il profilo di una squadra affetta da una grave patologia: la “sindrome della porta stretta“. Ovvero, la perversa tendenza a gettare al vento le partite in cui si produce almeno il doppio delle occasioni rispetto agli avversari.


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Il prologo di Tudor: la trappola dell’Atalanta

Se nelle prime uscite la squadra faticava spesso a imporre il proprio ritmo, subendo clamorosamente l’iniziativa altrui, il vero, grande rimpianto dell’era Tudor porta la data della 5ª giornata. In Juventus-Atalanta, la Signora è assoluta padrona del campo: costruisce ben 8 palle gol contro le 2 dei bergamaschi e recupera vagonate di palloni (44 contrasti vinti a 33). Eppure, la verve offensiva si spegne negli ultimi sedici metri, e un pallone sanguinoso perso da Adzic in uscita condanna i bianconeri a uno svantaggio nel primo tempo (la sua migliore Juve, secondo Igor) che grida vendetta, inaugurando la lunga fiera dello spreco parzialmente mitigata dal pareggio di Cabal.

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La rivoluzione di Spalletti

Dalla decima giornata, Luciano Spalletti prende il timone. Il palleggio diventa più fluido, la produzione offensiva lievita, ma il morbo dell’imprecisione si acutizza fino a sfiorare il grottesco.

Il primo assaggio della nuova era arriva in Champions League contro lo Sporting: 7 occasioni a 2 per i bianconeri, ma un 1-1 figlio dell’incapacità di riempire l’area avversaria con i giusti tempi. È però in campionato che la mole di gioco sprecata assume contorni epici. Alla 18ª giornata va in scena Juventus-Lecce 1-1, la madre di tutte le illusioni. I numeri sono da fantascienza: 12 occasioni da gol a 2 per la Juve, un dominio asfissiante che costringe i salentini all’assurda cifra di 60 respinte difensive. Ma tra un rigore fallito sciaguratamente da David e un palo di Yildiz nel finale, i tre punti svaniscono nel nulla.I festival del tiro (non a segno)Il copione si ripete inesorabile. Alla 21ª giornata, il Cagliari ringrazia una punizione di Mazzitelli e vince 1-0 in una partita ipnotizzata dai bianconeri: 76% di possesso palla, 5 palle gol nitide contro una sola (quella letale), ma solo legni e una pioggia di cross sterili nel finale.Anche quando c’è da rincorrere, l’iper-produzione non basta a salvare la baracca. In Juventus-Lazio (2-2), la reazione rabbiosa allo svantaggio iniziale genera un volume di fuoco impressionante: 34 tiri totali a 9, e ben 10 occasioni create contro le 4 biancocelesti. Uno sforzo titanico che serve a malapena per strappare un pareggio.

La primavera dei rimpianti

Il rush finale del campionato si trasforma nel museo definitivo delle occasioni perdute. Alla 30ª giornata, il Sassuolo strappa un 1-1 allo Stadium nonostante 7 palle gol a 2 per i padroni di casa e un rigore malamente buttato via da Locatelli.Ma il capolavoro assoluto dell’autolesionismo statistico è Juventus-Verona 1-1 (35ª giornata). La squadra tocca 56 palloni nell’area scaligera contro i 4 concessi agli avversari. Le occasioni sono 8 a 1. Eppure, dopo la solita distrazione difensiva in avvio, due miracoli di Montipò e un palo di Zhegrova certificano l’ennesimo pari beffardo. La pietra tombale di questo trend si incide alla 37ª, dove una Fiorentina cinica espugna Torino per 0-2 al primo tiro in porta (un trend abituale).

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