La lettera di Andrea Agostinelli: "Punto di non ritorno. Il tifoso ha capito che il presidente è in difficoltà" | OneFootball

La lettera di Andrea Agostinelli: "Punto di non ritorno. Il tifoso ha capito che il presidente è in difficoltà" | OneFootball

In partnership with

Yahoo sports
Icon: LazioPress.it

LazioPress.it

·12. Juni 2026

La lettera di Andrea Agostinelli: "Punto di non ritorno. Il tifoso ha capito che il presidente è in difficoltà"

Artikelbild:La lettera di Andrea Agostinelli: "Punto di non ritorno. Il tifoso ha capito che il presidente è in difficoltà"

Prosegue il dibattito sulle pagine de Il Tempo nella rubrica “Agorà Lazio”. Di seguito la lettera di Andrea Agostinelli pubblicata questa mattina sulle colonne del quotidiano.

La lettera di Andrea Agostinelli

Caro Direttore, sarò sincero: non si torna più indietro. Siamo arrivati a un punto di non ritorno. Ho letto la lettera di Lotito e il messaggio inviato al tifosi. Probabilmente una presa di posizione così ampia è arrivata troppo tardi. Se fosse maturata tempo fa, le cose sarebbero potute andare diversamente. Oggi invece rischia di essere percepita quasi come la ricerca di in ancora di un salvataggio, gettata in extremis. Proprio adesso che non si fanno più abbonamenti e non si va più allo stadio. E francamente, per quello che può succedere, non vedo questa situazione  in modo positivo. Anzi.Mi spiego meglio. Si arriva al punto in cui il presidente prova a fare un passo, ma forse le cose sono ormai precipitate a un livello in cui questo non basta più.Un punto di non ritorno, per usare un'espressione che rende l'idea. Ed è anche un effetto della protesta stessa: il fatto che si sia arrivati a certi gesti dimostra quanto il malcontento abbia colpito nel segno, mettendo la società alle corde. Il problema è che il sentimento del tifoso, ormai, è un altro. Profondamente un altro. Faccio un passo indietro, perché credo aiuti a capire. Il rapporto tra la piazza e questa gestione non è mai stato davvero idilliaco, nemmeno quando si vinceva qualcosa. È sempre stata una convivenza complicata. Eppurequalcosa teneva in piedi tutto questo. Da una parte i numeri di una tifoseria straordinaria, capace di garantire trentamila abbonati anche nei momenti più tesi.Dall'altra una certezza che valeva più di mille promesse: la Lazio era una società con i conti in ordine, che non rischiava come invece fanno tante altre. Il lato sportivo lasciava spesso a desiderare, perché il tifoso non è mai stato del tutto contento. Voleva una squadra rafforzata nei momenti decisivi e non sempre veniva accontentato, era sul punto di poter vincere e quel passo finale non arrivava mai. Però la solidità dei bilanci era il collante, il motivo per cui, alla fine, si chiudeva un occhio. Poi è successo qualcosa che ha scoperchiato il pentolone. Lo scorso anno è emerso che la Lazio era l'unica squadra impossibilitata a fare mercato. E a quel punto il tifoso non ce l'ha fatta più. Perché quella che era considerata la grande forza di questa gestione, ovvero l'equilibrio economico, si è incrinata davanti agli occhi di tutti. Si è capito che, proprio per quei motivi, non si sarebbe potuti tornare stabilmente nella parte alta della classifica. Dopo ventitré anni, la pazienza ha cominciato a esaurirsi. E il nervosismo è cresciuto, fino a sfociare in accuse pubbliche da parte del presidente di un livello che non si era mal visto prima. Quando i rapporti degenerano a tal punto, tornare indietro diventa quasi impossibile.

Prosegue

Mi domando se ci sia un margine o soltanto un futuro nero. Lo dico con sincerità: ascoltando le voci del tifosi, di margine non ne vedo. Mi sono reso conto che questo appello, fatto in questo modo e in questo momento, non ha prodotto alcun beneficio. Al contrario, rischia di aumentare le distanze e di radicalizzare ulteriormente le posizioni. Sembra quasi diventata una sfida a chi è più forte.Prendere una decisione dura come quella di non andare al derby significa essere arrivati davvero al limite. E questo gesto di Lotito (sempre la lettera), paradossalmente, dà ancora più forza alla protesta. Perché il tifoso ha capito una cosa semplice: il presidente è in difficoltà. Ha capito che la contestazione ha colpito, ha fatto male, lo ha messo con le spalle al muro, tanto da spingerlo a ricorrere a certe mosse. E quando un popolo intuisce di aver toccato un nervo scoperto, difficilmente fa marcia indietro. È normale che sia così. Purtroppo, è esattamente così.

Impressum des Publishers ansehen