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·14. Juni 2026

La lettera di Guido De Angelis: "Lotito non ha mai compreso il mondo Lazio, dovrebbe..."

Artikelbild:La lettera di Guido De Angelis: "Lotito non ha mai compreso il mondo Lazio, dovrebbe..."

Prosegue il dibattito sulle pagine de Il Tempo nella rubrica “Agorà Lazio”. Di seguito la lettera di Guido De Angelis pubblicata questa mattina sulle colonne del quotidiano.

La lettera di Guido De Angelis

Caro Direttore, intanto ti ringrazio per averci dato l'opportunità di scrivere qualche riga sul momento attuale della Lazio. Vorrei partire da una considerazione di fondo: il tentativo di Lotito, dopo ventidue anni, di parlare finalmente con la gente laziale. Per anni, in tanti, abbiamo cercato di fargli capire quante cose si potevano fare meglio. Ma, per sua stessa ammissione, ha sempre preferito non ascoltarci, non comprendere davvero com'è fatto il mondo Lazio. Eppure non chiedevamo molto. La prima cosa che mi viene in mente è lo stadio. Perché non creare già al suo arrivo i presupposti per pensare al Flaminio? È una richiesta che gli feci personalmente, nelle pochissime volte in cui lo incontrai, e ogni volta lui si rifugiava in risposte evasive. Quando glielo ricordavo, si infastidiva delle mie parole, al punto da cominciare a immaginare addirittura Valmontone, perché i suoi terreni non erano edificabili e lì non si poteva costruire, anche per la vicinanza del Tevere. Per circa vent'anni ho cercato in tutti i modi di convincerlo, e non ero il solo: tanti, prima e insieme a me, avevano avanzato la stessa richiesta. Poi, dopo due decenni, si accorge del Flaminio. Immaginate: potevamo già giocarci dieci anni fa come minimo, se solo avesse ascoltato la gente. Non il sottoscritto, ma tutti i tifosi, che sognavano di tornare a casa, dove avevano giocato Piola e Di Canio, dove c'era la Rondinella, dove c'era la casa della Lazio. È la prima cosa che fa capire come non abbia mai voluto ascoltare il suo popolo.

Prosegue

Il secondo capitolo è il settore giovanile, un dato davvero sconfortante. Sapendo di essere un buon imprenditore ma non un grande imprenditore, Lotito avrebbe potuto puntare proprio lì, costruendo dalla scuola calcio in poi una struttura forte e omogenea, invece di buttare soldi su giocatori sconosciuti. Negli ultimi vent'anni la Lazio non ha creato nulla: è rimasto Cataldi, che però viene da un vivaio di tanti anni fa, dei tempi del povero Felice Pulici. Non abbiamo mai tirato fuori un giocatore vero, di grande o anche solo di buon livello, per la Serie A. La Roma, dall'altra parte, ha fatto cose incredibili. Il terzo capitolo è il rapporto con la comunicazione: giornali, radio, televisioni. Non è mai riuscito a creare i presupposti per un rapporto normale, per dare la giusta visibilità alla Lazio. Parlava solo lui. E i giocatori, anche quelli importanti che ciclicamente abbiamo avuto, quando uscivano di scena non venivano salutati degnamente. Tutto questo ha messo a nudo un problema enorme: la Lazio, in una città dove già fatica ad avere spazio, a livello nazionale e internazionale non ha mai dato l'impressione di essere un grande brand. E così, su quella maglia, per anni sono mancati gli sponsor. Abbiamo perso tantissimi soldi, per una società che vive di autofinanziamento. L'ultima cosa, che per me è la prima, è il rapporto con i tifosi. Negli anni non è mai riuscito a costruire un feeling con la tifoseria organizzata... con l'immensa Curva Nord, con i Lazio Club e con quei semplici tifosi che vogliono vivere la Lazio e sognare una squadra competitiva visto la forza e l'impulso che hanno dato alla sua gestione sotto tutti gli aspetti: economici e affettivi. Quel lavoro che ha fatto la AS Roma nel tempo raccogliendo, oggi, risultati eclatanti sotto l'affluenza degli spettatori allo stadio e di un brand che è cresciuto notevolmente in città e nel mondo.Siamo nel momento più delicato della nostra storia. La Lazio è in difficoltà economica e anche tecnica, con problemi persino a mettere su una squadra degna della Serie A. Il timore è che tutto questo precipiti verso l'inferno. Squadre che stavano dietro di noi ci hanno superato: il Como sta avanzando, così la Fiorentina e il Bologna, il Napoli è scappato via, la Roma è diventata una grande realtà. La Lazio, ormai, è una squadra di centro classifica, sperando di non scendere ancora più giù. È per questo che credo sia il momento più opportuno per guardarsi attorno, come fece a suo tempo Calleri quando capitò la grande occasione di cedere a Cragnotti. Va riconosciuto che Lotito ha fatto anche cose importanti: vincere cinque o sei trofei non è cosa da poco, e quello resterà nella storia. Sarebbe poco attendibile non sottolinearlo. Ma se capisse che la Lazio non riesce più a ripartire, farebbe un bel gesto facendosi da parte, distensivo, lasciando spazio a chi ha più ambizione e più forza economica. Perché se il suo piano dovesse fallire, tra cinque o sei anni la Lazio rischierebbe addirittura il baratro.

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