Calcio e Finanza
·9. Januar 2026
La Procura chiede il fallimento del Brescia Calcio: Cellino punta a evitare il crac

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Non si tratta di un fulmine a ciel sereno, ma nemmeno di un passaggio privo di peso. La Procura ha chiesto il fallimento del Brescia Calcio riconducibile a Massimo Cellino: il sostituto procuratore Iacopo Berardi – scrive Il Giornale di Brescia – ha infatti aderito alla richiesta di liquidazione giudiziale presentata dall’avvocato Mattia Grassani, consulente esterno per il diritto sportivo e inserito nell’elenco dei creditori del club, che l’imprenditore sardo la scorsa estate ha rinunciato a iscrivere ai campionati professionistici.
Un nuovo capitolo nella lunga e tormentata vicenda tra Cellino e la società lombarda, che arriva in un momento delicato, con l’ex patron impegnato a ottenere dal tribunale il via libera a un piano di risanamento per scongiurare il dissesto. In questo contesto, ieri si è tenuta la prima udienza sulla richiesta di concessione delle cosiddette misure protettive, avanzata dai professionisti che assistono l’ex presidente delle Rondinelle.
Si tratta di una sorta di tutela temporanea che, per 120 giorni, impedirebbe ai creditori di aggredire il patrimonio della società. Il giudice ha esaminato la relazione dell’esperto nominato dalla Camera di Commercio, il quale ha però messo nero su bianco come, in assenza di tali misure, il piano non appaia allo stato «ragionevolmente realizzabile». La situazione è dunque a un bivio. Da un lato la Procura insiste per il fallimento del Brescia Calcio; dall’altro Cellino, tornato in questi giorni in città, continua a sostenere che nel giro di cinque anni sarebbe in grado di generare oltre sei milioni di euro di entrate, sufficienti a soddisfare i creditori.
Il piano presentato ruota attorno a un debito complessivo che, tra fornitori, tesserati, dipendenti, enti previdenziali, istituti bancari, Comune di Brescia e Agenzia delle Entrate, a fine luglio sfiorava i 19 milioni di euro. La proposta complessiva per chiudere tutti i contenziosi ammonta a circa 4,5 milioni, attraverso una serie di operazioni finanziarie. Cellino, secondo quanto emerso, prima di Natale si sarebbe detto disposto a contribuire personalmente fino a 1,8 milioni di euro, aumentando in modo significativo l’impegno iniziale che nel progetto originario si fermava a 500mila euro.
Nonostante ciò, alcune posizioni restano critiche. Tra queste spicca quella dell’Agenzia delle Entrate, verso cui il debito ammonterebbe a quasi 9 milioni di euro: la proposta avanzata dall’imprenditore prevede il pagamento di appena il 10%. Il Fisco ha manifestato una disponibilità di principio a trattare, ma ha precisato in una relazione depositata agli atti che non intende accettare «cifre irrisorie».
Sul percorso che dovrebbe evitare il crac pesa anche la trattativa in corso tra Brescia Calcio e Union Brescia. Al centro del negoziato ci sono le attrezzature sportive, i trofei e i diritti d’archivio, ma anche elementi identitari come il nome “Brescia Calcio”, l’utilizzo della “V” sulle maglie e la matricola storica, alla quale è legata la percentuale sulla cessione di Sandro Tonali dal Milan al Newcastle, superiore agli 800mila euro. Nel pacchetto è stato inserito anche il centro sportivo di Torbole, sebbene a fine dicembre tra domanda e offerta permanga ancora una distanza significativa.
Su questo fronte, tuttavia, le scadenze sono ormai ravvicinate: Cellino dovrà rispondere entro la fine di gennaio alla manifestazione di interesse presentata da Pasini e l’operazione dovrebbe chiudersi entro marzo. Nel frattempo, però, lo spettro del fallimento del “vecchio” Brescia continua ad allungarsi.









































