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·19. Mai 2026
đȘđŒ Lautaro: âKane meglio di Haaland, il mondo del calcio non mi piace. Dopo il Mondiale per ClubâŠâ

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Lautaro Martinez, fresco di doblete con lâInter, ha analizzato il percorso fatto e gli obiettivi futuri nellâultima intervista rilasciata. Riprendiamo le sue parole da La Gazzetta dello Sport:
Lautaro Martinez, quale regalo si Ăš fatto per il doblete?âNiente di particolare. Il regalo Ăš il prossimo obiettivo da raggiungereâ.
Allora Ăš il secondo Mondiale. âMagari. Mi sono preparato per arrivarci al topâ.Â
Qualcuno le ha fatto un regalo, invece? âMio padre e mia madre, che sono arrivati in tempo per i festeggiamenti. Non potranno venire al Mondiale perchĂ© lavorano ma erano contenti di partecipare ai successi dellâInterâ.Â
Il messaggio piĂč bello che ha ricevuto?âDa mia nonna, che non sta bene: mi ha fatto emozionare. Quando ero piccolo, puliva la scuola dove studiavo e io lâaiutavo per farla finire in fretta. Si chiama Olga ed Ăš qui, sul mio braccio (mostra il tatuaggio, nda). Mi spiace che ora siamo distanti. Il doblete Ăš dedicato a leiâ.Â
Lautaro non Ăš cresciuto in una famiglia benestante. ComâĂš stata lâinfanzia in Argentina? âSpiego. Mio padre era calciatore. Quando Ăš diventato professionista, raggiungendo la serie B, ha lasciato il lavoro di meccanico aereo alla base navale di Bahia Blanca. E siccome la sua squadra di calcio Ăš retrocessa, i soldi non erano tanti per mantenere una famiglia. Si Ăš reinventato infermiere per le persone anziane, mentre mia madre ha cominciato a guadagnare qualche spicciolo come colf. Ma eravamo tre fratelli e il denaro a casa non bastava maiâ.
Mancava il cibo? âNon proprio. Con i miei fratelli facevamo un gioco su chi mangiava di piĂč. Ma ricordo la sensazione di fame aspettando la cena. E poi non potevamo pagare un affitto. E cosĂŹ per quasi tre anni abbiamo vissuto a casa di un amico: pagavamo solo 100 pesos ogni tanto (al cambio di oggi 6 centesimi di euro, ndr) per lâelettricitĂ â.Â
Cosa le resta di quel periodo? âSe ci ripenso, sorrido. Ero felice. Felice cosĂŹ. Mi piacerebbe riprovare certe sensazioni, che mi hanno formato come uomo. Ho imparato grazie ai miei genitori lâumiltĂ e il rispetto che ora sto trasmettendo ai miei figliâ.Â
Il pallone quando compare nella vita di Lautaro? âDa sempre, grazie a mio padre. Andavo ai suoi allenamenti. E nel giorno della partita, mi nascondevo nello spogliatoio per ascoltare i discorsi del capitano. Che era lui, papĂ â.Â
Quando ha capito di essere cosĂŹ bravo da poter vivere di calcio? âNon saprei dirlo. A 13 anni giocavo anche a basket, perchĂ© a Bahia Blanca Ăš uno sport popolare: mio fratello Jano fa il playmaker in Serie A nel Ferro Carril. A 15 anni perĂČ sono andato al Racing e mio padre mi chiese di scegliere. Ma non câera granchĂ© da decidere, ero piĂč adatto al calcioâ.
Avellaneda, cioĂš Buenos Aires, non Ăš proprio dietro lâangolo. âInfatti non Ăš stato semplice trasferirmi a 600 chilometri da casa. Ho percepito la malinconia. Ă dura quando sei un ragazzino e non hai nessuna persona cara accanto. Per di piĂč, il mio fratello piĂč grande, Alan, ha avuto qualche problema di salute e io non ero sereno. Per fortuna fu mio padre a darmi la forza: ci teneva che io realizzassi il mio sogno e anche il suo, cioĂš sfondare nel calcio. Sarebbe stato anche disposto a seguirmi a Buenos Aires, ma io gli dissi che ce lâavrei fatta da solo. In effetti ho resistitoâ.Â
Ora lâInter Ăš casa sua. ChiuderĂ la carriera qui?âSicuramente vorrei. Non ho ancora le chiavi di Appiano, ma quasi⊠Con la mia famiglia siamo felici, abbiamo anche un ristorante, i bambini vanno a scuola e hanno i loro amici. Oggi per me Ăš difficile immaginarmi da unâaltra parte. Nel calcio non si sa mai, ma se non mi mandano via io rimarrĂČ quiâ.Â
Tiene ai record realizzativi? âDico la veritĂ : non so nemmeno quanti gol ho segnato. So che sono terzo nella classifica di sempre dellâInter e stop. Non Ăš una cosa che guardoâ.Â
Continuando cosĂŹ, un giorno, potrebbe superare Giuseppe Meazza, il primo, il Mito. âSarebbe bello perchĂ© Meazza Ăš la Storia, dellâInter e di Milano. Potrei farcela ma devo ricominciare a tirare i rigori (ride di nuovo, nda)â.Â
Come si diventa capitano di una squadra? âĂ qualcosa che hai dentro. Non la alleni. Devi avere la personalitĂ , la leadership. E devi essere da esempio. PerĂČ un capitano non Ăš niente senza il gruppo. Posso dire che nellâInter ce nâĂš uno fantastico, perchĂ© tutti hanno la mentalitĂ vincenteâ.Â
Mourinho sostiene che nessuno della squadra attuale giocherebbe in quella del Triplete. âOgnuno ha le sue idee. Per me non ha molto senso paragonare calciatori di epoche diverse. Lâimportante Ăš pensare al bene dellâInter senza ascoltare troppo le chiacchiere. Bisogna vivere il presente, che Ăš tanta roba. Tantissimaâ.Â
Quello di questi giorni Ăš il Lautaro migliore di sempre?âCertamente, perchĂ© mi sento molto felice e sicuro quando gioco. Mi muovo con grande spensieratezza, anche a livello tattico. Prima non era cosĂŹâ.Â
Merito del suo psicologo? âSĂŹ. Ho avuto tanti problemi personali, soprattutto fuori dal campo, prima che nascesse mia figlia. E la terapia mi ha aiutato, per esempio a gestire i momenti in cui non facevo gol. Certe volte dubitavo di me stesso, se fossi ancora in grado di giocare a calcio, se meritassi di essere il Dieci dellâInter. Pensate dove puĂČ arrivare la mente umana. LĂŹ ho capito che avevo bisogno di supporto, perchĂ© mi stavo infilando in un tunnel. Anche oggi continuo ad essere seguito dallo psicologo della societĂ . Mi ha sostenuto nei 46 giorni di infortunio, che non sono stati sempliciâ.Â
Dopo la finale di Champions dello scorso anno ha temuto di finire di nuovo in quel tunnel? âDopo la finale no, dopo il Mondiale per club sĂŹ. Ho pensato a molte cose, ho sofferto molto. Non dico di aver chiesto di andare via, ma dentro di me percepivo la sensazione che se fosse arrivata unâofferta importante forse⊠Ero devastato. Da quello stato dâanimo nasce lâintervista successiva allâeliminazione con il Fluminense. Sono uscito, ho infilato la maglietta e ho detto quello che pensavoâ.Â
Chi non vuole restare vada via, disse. âVolevo condividere quello che avevo visto nello spogliatoio. Da capitano era doveroso. Poi sono andato in vacanza e per tre settimane non mi sono allenato, ho mangiato e basta. Infatti al rientro pesavo un poâ di piĂčâŠâ.
Senza quello sfogo, lâInter sarebbe ripartita? âNon lo so. Ma aver parlato in pubblico ha fatto rumore. Ma ce lâavevo anche con me stesso, perchĂ© non ero esente da colpe. Poi Chivu ci ha dato una mano, portando aria nuova. Senza nulla togliere a Simone, che ci ha fatto vivere quattro anni meravigliosiâ.Â
Quando ha saputo che Chivu era stato designato come allenatore dellâInter cosa ha pensato? âLâho chiamato subito. Non avevo dubbi che avrebbe fatto molto bene. Lo conoscevo dalle partitelle che facevamo ad Appiano contro la sua Primavera: sembrava un predestinatoâ.Â
Lâunica macchia resta lâeliminazione con il Bodo. Ă stato meglio uscire per spostare lâattenzione sui due obiettivi italiani? âQuesto no, perchĂ© io volevo andare avanti in Europa. Non Ăš stato un vantaggio. Magari giocando meno hai piĂč energie, ma se lotti su ogni fronte hai sempre la mentalitĂ giusta per le partiteâ.Â
La ThuLa sembra piĂč efficiente che mai. âMarcus e io ci siamo capiti piano piano. Ă un ragazzo solare, speciale. Io sono quello serio. Ci completiamo, anche nei caratteriâ.Â
Chi Ăš il miglior centravanti del mondo? âHarry Kane. Lo metto anche davanti a Haaland per come controlla la palla, per come lega e legge il gioco, per i colpi di testa. Un fenomenoâ.Â
Tra 10 o 20 anni come vorrebbe essere ricordato? âCome una persona che ha dato sempre tuttoâ.Â
E cosa farĂ da grande? âNon rimarrĂČ nel calcio, che Ăš un ambiente che non mi piace. Non sentirete piĂč parlare di me: sparirĂČâ.
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