Cagliarinews24
·1. April 2026
L’umiliazione fa male, lasciano la Nazionale: è già deciso

In partnership with
Yahoo sportsCagliarinews24
·1. April 2026

La delusione di Zenica passerà forse alla storia. Nessuno si aspettava la terza eliminazione dalle qualificazioni Mondiali, ma per alcuni giocatori è stato l’ultimo atto.
Il silenzio assordante che ha avvolto lo stadio “Bilino Polje” di Zenica al termine dell’ultimo rigore bosniaco non è solo il rumore dell’ennesima disfatta sportiva, ma il rintocco funebre di un’intera generazione calcistica. Per la terza volta consecutiva, l’Italia rimarrà fuori dai Mondiali, un’apocalisse sportiva che non ha precedenti nella storia del nostro Paese e che trasforma il triennio 2018-2026 in un buco nero dal quale il movimento sembra incapace di riemergere. La sconfitta contro la Bosnia ha innescato un terremoto immediato che ha varcato i confini del rettangolo verde per scuotere le stanze della politica.
Il Ministro dello Sport, Andrea Abodi, non ha usato mezzi termini nel post-partita, invocando una rifondazione profonda e radicale e mettendo di fatto il Presidente della FIGC, Gabriele Gravina, sul banco degli imputati. Nelle parole del Ministro si legge l’esigenza di un cambio di paradigma che parta dai vertici federali per arrivare alla gestione dei vivai, ponendo fine a un’era di compromessi che ha portato la Nazionale Italiana a diventare la grande assente del calcio globale. Questo clima di incertezza istituzionale si è inevitabilmente riverberato sullo spogliatoio, dove la consapevolezza del fallimento ha colpito duramente i protagonisti in campo. Non è solo una questione di organigrammi; è il peso di una maglia che, in questo momento, sembra pesare quintali, schiacciando anche i profili più esperti sotto la pressione di un’aspettativa costantemente tradita.
Se per il sistema calcio la parola d’ordine è rifondazione, per molti singoli calciatori la notte di Zenica rappresenta il capolinea definitivo. Profili come Leonardo Spinazzola, Giovanni Di Lorenzo, Bryan Cristante e Matteo Politano hanno visto probabilmente sfumare l’ultima occasione reale di partecipare a una rassegna iridata. A certificare il dramma umano, oltre che sportivo, sono state le lacrime inconsolabili proprio di Spinazzola: il terzino del Napoli, che a 33 anni sperava di coronare la sua carriera con il palcoscenico americano dopo aver già saltato il Mondiale 2022 e vissuto il calvario degli infortuni post-Euro 2020, è apparso distrutto davanti alle telecamere. La sua disperazione è l’emblema di un gruppo che sente di aver chiuso un ciclo nel modo più amaro possibile.

Lacrime e addii: fine della corsa per i “Senatori” azzurri? – cagliarinews24.com (foto: profilo IG Napoli)
Insieme a lui, anche Di Lorenzo e Cristante, veterani di mille battaglie, sembrano destinati a lasciare spazio a quel “nuovo corso” che la critica e la politica invocano a gran voce. Il nuovo ciclo della Nazionale non potrà prescindere da una potatura drastica dei rami secchi, affidando le chiavi della ricostruzione a profili come Sandro Tonali – leader silenzioso anche nella tempesta bosniaca – e Pio Esposito. La rifondazione dovrà essere organica: non basterà cambiare il commissario tecnico o il presidente federale, servirà il coraggio di lanciare una “generazione verde” capace di giocare senza il fantasma dei fallimenti passati. Per Spinazzola e i suoi compagni di lungo corso, resta solo l’amarezza di un addio bagnato dalle lacrime, in un’Italia che ancora una volta dovrà imparare a guardare il mondo giocare senza di lei.









































