Milan, Savicevic: “Leao? Va venduto, io non lo capisco. Italia? Non cambierà nulla” | OneFootball

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·21. Juni 2026

Milan, Savicevic: “Leao? Va venduto, io non lo capisco. Italia? Non cambierà nulla”

Artikelbild:Milan, Savicevic: “Leao? Va venduto, io non lo capisco. Italia? Non cambierà nulla”

L’ex Milan parla senza mezze misure: “Non cambierà nulla, il problema non è il presidente federale, sono i calciatori, il modo di allenarli”. Scopriamo insieme le sue parole, riportate dalla Gazzetta dello Sport.

Il Milan fuori dalla Champions è triste…


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“Non me l’aspettavo. A un certo punto della stagione, consideravo scontato entrare in Champions, poi mi sono ritrovato 5° all’improvviso”.

A un grande trequartista bisogna dire che, in questi mesi, il Milan non è stata la squadra più divertente del mondo. Le piacevano le partite?

“Mah, la colpa per me è stata più dei giocatori che dell’allenatore. Mi spiace per Allegri che sia finita così: è bravo, non meritava tutto questo”.

Da dirigente abituato a ragionare di calcio, qual è stato l’errore principale?

“Non vendere Leao”.

Non che siano arrivate decine di offerte: il Chelsea qualche anno fa, poi un interessamento del Bayern e del Barcellona. Nessuna proposta indecente.

“Sì, ma io non capisco quel ragazzo. Dicono che sia interessato più alla musica che al calcio e io non so se sia vero. Di sicuro, lo lascerei andare. Mi sembra che sarebbe meglio per tutti”.

Prima bisogna capire se il Milan avrà un nuovo ds. Si è parlato di Krösche, per cui però potrebbe essere necessario pagare un indennizzo all’Eintracht.

“Pagare per Krösche? Andiamo… non è mica Ancelotti”.

Capito, capito. Parliamo di Mondiale?

“Sì, anche se voglio aspettare a dare un giudizio su questa formula con tante squadre. Ero scettico anche sulla nuova Champions con il grande girone ma in questi due anni è stata bella. Alla fine, in questo mondo contano i guadagni e bisogna farsene una ragione. Non si può accontentare tutti”.

Allora scontentiamo le altre nazionali e diciamone una che arriverà sicuramente in semifinale.

“La Francia”.

Un giocatore che il Genio vede sempre volentieri?

“Mbappé. Alla fine, mi sembra sempre il più forte”.

E l’Argentina? E Messi?

“Devo dire che non pensavo Messi potesse ancora giocare così in un Mondiale. Ha avuto ragione lui, anche se due dei suoi tre gol sono del figlio di Zidane, il portiere dell’Algeria. In questi giorni sto vedendo troppi errori dei portieri, non so se per colpa dei palloni o per altro”.

Certo, questo Mondiale è strano: Messi ancora dominante, Ronaldo in difficoltà con una nazionale forte come il Portogallo.

“Dai, se non capisci questa cosa, non capisci di calcio. Messi è sempre stato 70% talento e 30% applicazione, Cristiano il contrario. Con l’età che avanza, il fisico cala e solo il talento può tenerti in piedi. Già in Qatar 4 anni fa, Cristiano non aveva fatto bene…”.

C’è chi dice che dovrebbe smettere.

“Io dico che dovrebbe smettere con la nazionale e concentrarsi sul club. Potrebbe arrivare a mille gol e non rovinare il rapporto con la gente. È una legge della vita: la gente ricorda sempre l’ultima cosa che hai fatto, non tutte le altre”.

Vero. Altre emozioni dal Mondiale?

“Mi dispiace per Montella che è uscito con la Turchia, con me è sempre stato gentile. Quando allenava il Milan, portai 40 allenatori a vedere i suoi allenamenti e lui accettò senza problemi. È uno dei pochi tecnici italiani con mentalità offensiva”.

La domanda è triste ma obbligatoria. Che dire dell’Italia che pensa alle elezioni federali e non al Mondiale?

“Che non cambierà nulla”.

Nulla?

“Nulla, che cosa può cambiare una persona? Il problema non è il presidente federale, sono i giocatori, il modo di allenarli”.

In che senso?

“I ragazzi non dribblano più. Fanno due tocchi e poi giocano la palla sull’esterno. Così non migliori mai. E poi nel calcio italiano è cambiato tutto. Avete sempre avuto grandi portieri e grandi difensori, ma adesso dove sono andati a finire?”. 

E in Montenegro, come va con i giovani?

“C’era Adzic ma ha giocato troppo poco nella Juve. Dopo il gol all’Inter, mi aspettavo che diventasse titolare o avesse tanto spazio, invece nulla…”.

Non è un po’ lento?

“Calma. Prima facciamolo giocare, poi vediamo. Troppo facile dire ora che è lento”.

Ma Savicevic, da ragazzo, dribblava o passava la palla sull’esterno?

“Io ho sempre dribblato, molto più in strada che in campo. Ho cominciato a giocare per davvero solo a 15 anni, prima facevo soltanto calcetto e calcio di strada. Vi racconto questa: una volta, quando avevo 12 anni, mi sono allenato per due mesi con una squadra, poi hanno cambiato l’allenatore e mi hanno messo fuori squadra. Non ho mai capito perché…”.

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