Muraro ricorda Beccalossi: «Era sempre sorridente, come calciatore era imprevedibile». Poi l’aneddoto sula sfida in allenamento | OneFootball

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·7. Mai 2026

Muraro ricorda Beccalossi: «Era sempre sorridente, come calciatore era imprevedibile». Poi l’aneddoto sula sfida in allenamento

Artikelbild:Muraro ricorda Beccalossi: «Era sempre sorridente, come calciatore era imprevedibile». Poi l’aneddoto sula sfida in allenamento

L’ex attaccante dell’Inter, Carlo Muraro, ricorda così il suo ex compagno di squadra Evaristo Beccalossi, recentemente scomparso

Carlo Muraro ha giocato insieme a Evaristo Beccalossi, vincendo anche lo scudetto nella stagione 1979-80. A Tuttosport ha raccontato il suo grande legame col fantasista scomparso ieri all’età di 69 anni.


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IL BECCA – «“Becca” era un soggetto che si può definire il tutto e il contrario di tutto. Era sempre sorridente, non prendeva quasi mai le cose sul serio, a parte quelle che è impossibile non farlo. Era scherzoso, di compagnia proprio. Poi sotto l’aspetto calcistico è stato un grande. Era difficile trovare campioni che usassero i due piedi nello stesso modo ottenendo i suoi grandi risultati. Era imprevedibile, non sapevi mai se fosse la giornata giusta o meno. Il nostro capitano Bini, prima di uscire dagli spogliatoi, chiedeva sempre: “Becca, oggi giochiamo in 10 o in 12?”. Tecnicamente era davvero fortissimo».

IL TRIO D’ATTACCO – «Giocava quasi più avanti di me, che ero la punta. Ero io a mantenere l’equilibrio perché tornavo indietro coprendo magari anche la sua zona, così abbiamo trovato l’assetto per avere continuità di risultati. C’era armonia in campo con lui e con Altobelli, sapevamo tutti e tre cosa facessero gli altri due. Certo, con “Becca” non sapevi mai quando e se la palla ti sarebbe arrivata (ride, ndr), dovevi smarcarti anche tre o quattro volte, ma anche quello faceva parte del gioco. Una volta contro il Verona non mi passò la palla nonostante fossi libero, così gli dissi: “Ho la maglia come la tua, “Becca” ogni tanto dammela”. Non mi rispose, sapeva avessi ragione (ride, ndr)».

CORREVA MOLTO – «Sì, le svelo un aneddoto. Era un giovedì, si faceva la partitella e Bersellini provava la squadra che sarebbe scesa in campo contro chi invece non sarebbe partito dal 1’. Io ero tra i titolari, lui tra le riserve. L’allenatore gli disse: “Oggi marchi Muraro”. A un certo punto Evaristo si rivolse a me in bresciano: “Basta cùrer, no ga la fo piö (ossia, “basta correre, non ce la faccio più”). Io se non correvo non ero contento (ride, ndr), così ha corso, battendo quindi il suo nemico: la fatica».

PIGRIZIA – «Fuori non lo era di sicuro (ride, ndr). Guardi, circa dieci anni fa, quando aveva sui 60 anni, gli chiesi se con l’esperienza maturata avrebbe ripetuto o cambiato quanto fatto in passato. Mi rispose che si sarebbe comportato allo stesso modo. Era fatto così».

I DUE RIGORI SBAGLIATI NELLA STESSA GARA – «Io mi ero trasferito all’Ascoli, non giocavamo più insieme. Ma la fortuna del “Becca” e dei grandi attaccanti era proprio quella di ricordare l’errore, ma di dimenticarlo in fretta. Non lo subì diciamo. Fosse capitato a me sarei stato assente un mese (ride, ndr). Un’altra cosa che denotava il suo carattere? Arrivava sempre dieci secondi prima che scattasse il ritardo sul pullman che andava da Appiano a San Siro. Non so, sembrava che lo facesse apposta e che si nascondesse da qualche parte per arrivare ultimo (ride, ndr)».

FACEVA TANTI SCHERZI – «Sì! Lui e Canuti erano i maestri. Canuti era forse la mente e “Becca” magari più il braccio, ne facevano eccome. Non sa di quanti gavettoni stiamo parlando (ride, ndr)».

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