Calcionews24
·19. März 2026
Nesta ricorda: «Addio alla Lazio? Stavo veramente male, Maldini l’esempio da seguire. Sull’Italia e sul mio futuro rispondo così»

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Alessandro Nesta taglia il traguardo dei 50 anni, un compleanno vissuto senza troppi entusiasmi dal suo buen retiro di Miami. L’ex difensore campione del mondo, bandiera della Lazio prima e pilastro del grande Milan poi, si è raccontato in una lunga intervista al Corriere della Sera, ripercorrendo le tappe di una carriera leggendaria.
TRA ROMA E LAZIO – «Mio fratello aveva problemi di postura. Gli dissero “fai sport”, così mio papà Giuseppe ci portò entrambi a fare un provino in una squadra di Cinecittà. Uno scout dei giallorossi mi selezionò ma mio padre, cuore biancoceleste, si oppose. Zeman ha avuto la follia di spostarmi di ruolo. All’inizio nelle giovanili facevo la mezzala, ero bravino. Poi in Primavera ero terzino destro finché il mister mi disse che dovevo fare il difensore centrale. Lì per lì pensai “questo è matto”. Invece mi ha cambiato la vita».
L’ADDIO ALLA LAZIO – «Stavo male veramente. Da tre anni mi dovevano vendere per questioni di bilancio e quella mattina, quando mi ero allenato a Formello, avevo pensato “vai, anche quest’anno è andata”. E invece a fine sessione avvisarono me e Crespo che eravamo stati ceduti. La sera con Adriano Galliani ero andato come ospite a Pressing. Alla prima pausa pubblicitaria venni ripreso: “Sorridi, perché i giocatori al Milan sono solo felici”».
L’ESEMPIO DA SEGUIRE – «Paolo Maldini. Quando sono arrivato a Milano e ho visto che, pur non essendo un ragazzino, andava sempre a 300 all’ora ho capito perché il Milan vinceva sempre e noi alla Lazio ci aggrappavamo a un sacco di scuse per giustificare gli insuccessi».
L’ITALIA DI GATTUSO – «La ferocia di Rino non va mai in pausa: anche in vacanza invece di rilassarsi in spiaggia va a correre come un matto. Vengo apposta in Italia a Bergamo per sostenerlo. Non possiamo non qualificarci, gli azzurri devono assumersi le responsabilità».
IL RAPPORTO CON LIPPI – «Grandissimo anche se non era partito bene. Al primo raduno mi riprese davanti a tutti per un sorriso, ci restai male. Però, quando i miei compagni andarono a ricevere gli onori al Quirinale, mi chiamò e mi fece sentire in diretta la cerimonia. Ero giù di corda perché mi ero infortunato presto al Mondiale e sentivo meno mio il successo».
IL SOGNO DELLA PANCHINA DELLA LAZIO – «Ma è matta? La mia qualità della vita precipiterebbe. Ho cominciato a girare per il centro storico di Roma quando ho smesso di giocare. Da dove ripartirò? Aspetto una squadra dove ci sia progettualità».
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