Calcionews24
·23. April 2026
Pasqualin: «In Italia troppo procuratorismo, la figura dell’intermediario è un problema che va risolto. Sì alla Serie A a 18 squadre. Sul nuovo CT dico che….» – ESCLUSIVA

In partnership with
Yahoo sportsCalcionews24
·23. April 2026

Claudio Pasqualin, noto procuratore ed opinionista sportivo, è intervenuto ai microfoni di Calcionews24.
Con lei volevo partire da un’analisi generale del momento del calcio italiano, specie in riferimento alle dichiarazioni di Claudio Gentile che ha rivelato di aver ricevuto pressioni da diversi procuratori quando era CT dell’Under 21. Quale è secondo lei l’impatto degli agenti sulla crisi ormai decennale e quali soluzioni proporrebbe?
«Conosco Gentile e lo apprezzo. Mi sembra una persona di ottima caratura di cui il calcio italiano si è disfatto in maniera inopportuna e intempestiva oltretutto. I suoi concetti mi sembrano condivisibili e quello che dispiace veramente è il modo con il quale è stato fatto fuori, un modo che peraltro mal si adatta al suo status di Campione del Mondo. A prescindere da questo comunque io penso che la figura del procuratore sia sopravvalutata oggi e che ci sia un eccesso di procuratorismo. Non è pià il procuratore di una volta, quello che consigliava solo ed unicamente il calciatore che veramente viveva seguendo le iniziative e i consigli del suo agente basati esclusivamente sulla propria caratura tecnica. Notavo ieri che la Gazzetta dello Sport pubblicava insieme al quotidiano una vecchia Gazzetta, mi pare risalente al 1974, e vi era riportato l’ordine del giorno di un Consiglio Federale. Il primo punto all’ordine del giorno era iniziative contro i mediatori. Davano un’importanza primaria a delle figure come gli Anconetani, che prese singolarmente erano pure persone perbene di sicuro, solo che facevano una cosa che continua a non giovare al calcio italiano e sono del tutto inutili alla fine. A cosa serve la cosiddetta figura dell’intermediario? Non è più un agente che rappresenta il suo cliente in un determinato territorio. Ora c’è questa figura dei mediatori della quale sinceramente non se ne avvertiva il bisogno. Poi i cosiddetti direttore sportivi e generali, i classici manager, hanno mollato e abdicato al loro ruolo e tutto il settore del calcio ha assistito inerte a questa cosa con la conseguente emorragia di denaro che esce fuori dai confini del mondo del calcio andando nelle tasche di questi soggetti, categoria nella quale mi ci metto anche io anche non essendone d’accordo. Della serie si stava meglio quando si stava peggio».
Quali sono secondo lei le riforme e le azioni che la FIGC dovrebbe mettere in campo una volta deciso il Presidente Federale e l’organigramma conseguente?
«I problemi sono tanti, forse troppi per esaurire ora il tema. Vorrei soffermarmi ancora su quel problema, che non è un problema da poco, sui cosiddetti intermediari che abbiamo trattato anche poco fa. Un altro tema è quello dell’eccessivo professionismo. Siamo gli unici al mondo ad avere troppe squadre professionistiche. Va sicuramente riportata a 18 squadre, se non a 16 la Serie A e so che questa è una delle cose che con ogni probabilità si farà. L’economia generale non riesce a sopportare questo eccessivo numero di professionisti. Io credo che se risolvessimo il problema dei cosiddetti intermediari già qualche centinaio di milioni resterebbe nel mondo del calcio. Non riesco a capire a cosa possa servire la figura di un terzo, spesso anche improvvisandosi come tale alla faccia dei regolamenti, pensiamo solo a Totti per fare un nome, uno che fa il procuratore non si sa perchè e approfittando della figura del procuratore domiciliato designata da regolamenti ad hoc. Oggi è cambiato proprio il rapporto tra agente e calciatore: oggi a volte le persone non si conoscono neanche fisicamente oppure le conoscono direttamente il giorno della firma del contratto. Ci dovrebbe essere un rapporto fiduciario tra le parti come succedeva una volta. Eliminare questo problema vorrebbe dire risolvere già uno dei tanti problemi che affliggono il nostro calcio».
Un altro dei temi affrontati in questo settimane è quello relativo alla presunta mancanza di talenti in Italia: per lei è davvero così o c’è dell’altro?
«Io dico la solita cosa. Innanzitutto non giocano. Il talento lo vedi, lo percepisci, magari capisci che un determinato ragazzino ha qualcosa più degli altri ma poi arrivano fino a un certo punto e per un qualche motivo, o perchè è soffocato dai troppi stranieri che non gli lasciano spazio, e perchè da noi non si decide mai in maniera definitiva di buttarli dentro questi ragazzi, si perdono. Probabilmente non ci si fida del lavoro di chi gestisce i settori giovanili e i vivai. L’istituzione di centri federali che lavorino sui migliori prodotti dei tanti vivai potrebbe essere certamente una soluzione. Bisogna gestire la cosa mettendosi a tavolino, cosa che io non sono stato chiamato a fare, e appuntarsi tutte le varie problematiche cercando soluzioni che ora mediaticamente verranno portate avanti da tutti i singoli candidati alla presidenza della FIGC. Ribadisco però, si parta dall’eliminazione dei cosiddetti intermediari».
Entrando più nello specifico, chi vedrebbe come profili più adatti a ricoprire il ruolo di CT e di Presidente Federale?
«Per me come CT bisognerebbe dare una chance ad Allegri ma credo sia destinato a rimanere al Milan. Subito dopo anche per me viene Antonio Conte, la cui figura è quella a cui pensa la maggior parte degli addetti ai lavori e degli appassionati. Quindi uno dei due. Per quanto riguarda il ruolo di Presidente della FIGC farei ricorso all’esperienza indubitabile di Giovanni Malagò pur essendo Abete persona perbene e persona molto esperta. Non vorrei che fosse un pò troppo abituato agli andazzi federali che hanno tutte dinamiche particolarissime e che sia poco innovativo sotto questo profilo. Però sicuramente la corsa sarà tra loro due e credo e auspico la possa spuntare Malagò. Ma Abete resta una persona di grande esperienza».
Chiudiamo con una suggestione: tra i nomi fatti per il ruolo di CT è stato fatto anche il nome di Gasperini, oggi alla Roma ma ai ferri corti con Ranieri e la dirigenza. Cosa ne pensa?
«Io direi che l’inopinata querelle dei rapporti tra Gasperini e Ranieri, nata quando il campionato andava smorzandosi per così dire, ha posto un problema che sembrava realmente non esserci o meglio di cui non tutti conoscevano l’esistenza. Forse il rapporto tra i due in maniera strisciante era già deteriorato da un pò però resta molto strano perchè non c’è mai stato grande riscontro sulla stampa. Io credo che alla fine i Friedkin faranno il colpo non accontentando nessuna delle due parti in causa facendo ricorso ad una terza figura o comunque inventandosi una soluzione nuova. Gasperini ha dimostrato di essere allenatore da Roma eccome ma non sono da escludere sorprese anche se il tecnico dovesse riuscire a portare la Roma in Champions. Mi aspetto che sbuchi un nome nuovo alla fine».
SI RINGRAZIA CLAUDIO PASQUALIN PER LA DISPONIBILITA’ DIMOSTRATA IN QUESTA INTERVISTA









































