Calcio e Finanza
·24. März 2026
Perché Oaktree, RedBird e l’Olimpia Milano vogliono entrare in NBA Europe: i piani e i nodi

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·24. März 2026

Non è una nuova lega. È un cambio di paradigma. La NBA Europe, a pochi giorni dalla scadenza per le offerte, si presenta come un progetto ancora fluido nei dettagli ma già chiarissimo nell’ambizione: ridisegnare il basket europeo trasformandolo in un’industria globale, fatta di franchigie, diritti media miliardari e arene di nuova generazione. È qui che si incrociano fondi, club e città ed è qui che Oaktree, RedBird e Olimpia hanno deciso di giocare la partita, che per i due fondi vuol dire ampliare il proprio focus italiano oltre al calcio e a Inter e Milan.
C’è una data che fa da spartiacque: 31 marzo. Entro quella scadenza devono arrivare le offerte non vincolanti per le licenze della nascente NBA Europe. Mancano pochi giorni e, come spesso accade nei grandi progetti globali, le certezze sono poche, le ipotesi molte e i giochi ancora apertissimi. Ma una cosa è chiara: attorno al progetto gravitano nomi pesanti come Oaktree, RedBird e Olimpia Milano. E il perché non è solo sportivo.
Il punto di partenza è semplice: la NBA non sta pensando a un’estensione del proprio modello, ma a una trasformazione del basket europeo. Un sistema di franchigie, nuove o ibride, con ticket d’ingresso che dovrebbe variare tra 500 milioni e 1 miliardo di euro, una visione di lungo periodo e un’infrastruttura economica che guarda più all’intrattenimento globale che alla tradizione sportiva continentale.
Adam Silver lo ha detto senza giri di parole: chi cerca ritorni veloci deve guardare altrove. È un investimento generazionale. Per la NBA, però, l’operazione ha anche una funzione interna: generare nuove entrate miliardarie da redistribuire tra le 30 franchigie, compensando la diluizione dei ricavi legata all’espansione negli Stati Uniti.
Dentro questo scenario, le motivazioni dei tre attori sono diverse ma convergenti.
Per RedBird l’operazione è quasi naturale. Il fondo ha costruito la propria identità sull’intersezione tra sport, media e live experience, e NBA Europe rappresenta esattamente questo: un prodotto globale, scalabile e integrato con diritti audiovisivi, sponsor e nuove piattaforme. I contatti costanti con la lega americana, gli incontri e le relazioni costruite negli anni raccontano di un interesse concreto. Ma soprattutto c’è il tema dell’arena: San Donato. Un progetto già impostato, con una vocazione sportiva e di intrattenimento perfettamente in linea con ciò che la NBA vuole sviluppare in Europa. La lega, infatti, considera la costruzione o l’ammodernamento delle arene un pilastro strategico.
Oaktree si muove su un piano più finanziario. Il fatto che siano coinvolti advisor finanziari come JPMorgan e Raine, che hanno legami con Oaktree negli USA provenienti da anni di investimenti insieme e operazioni condivisi, ha senza dubbio fatto avvicinare il fondo proprietario dell’Inter all’operazione NBA. Motivo per cui le valutazioni anche in casa nerazzurra, per così dire, sono in corso, come confermato anche dal presidente interista Giuseppe Marotta nei giorni scorsi. «So che c’è un interesse di Oaktree per questo progetto, che la Nba vuole portare in Europa il loro spettacolo e che Milano è tra le città designate», ha spiegato.
I discorsi teorici da entrambe le parti al momento sono più avanzati di quelli pratici, tuttavia. Non c’è ancora infatti la scelta se l’operazione possa essere realizzata da uno solo dei due fondi, da entrambi i fondi ma senza l’Olimpia, da uno dei due fondi con l’Olimpia oppure anche solo dall’EA7. Perché in questo quadro non va dimenticato infatti che una squadra di basket c’è già a Milano (non come in altre città coinvolte come Parigi, dove comunque nel PSG c’è un investitore cestistico come Kevin Durant) e negli ultimi anni, pur faticando in Europa, è anche quella che ha vinto di più in Italia.
Il club si è recentemente legato all’Eurolega fino al 2036, ma, come per il Barcellona, sono previste clausole d’uscita (per i blaugrana si parla di circa 10 milioni per uscire dall’accordo). Le scarpette rosse guardano all’NBA anche perché il sistema basket a livello continentale ha la necessità di sopravvivere sulle proprie gambe: l’Eurolega al momento non basta, anzi, considerando che i diritti tv a bilancio valgono complessivamente 2 milioni di euro. L’Olimpia, ad esempio, è competitiva a livello economico grazie agli investimenti di Armani (che continueranno anche dopo la scomparsa del fondatore e nel 2024 sono valsi 21 milioni su un fatturato complessivo di 40 milioni) dopo anni di difficoltà in cui anche Inter e Milan sono intervenute per salvare la società, mentre altrove realtà come Real Madrid e Barcellona coprono le proprie perdite grazie ai ricavi record dei club calcistici. In più, può portare al progetto da un lato il know-how cestistico e dall’altra una componente di tifo che sia Oaktree che RedBird, ovviamente, al momento non hanno.
In attesa si definisca meglio il quadro, tuttavia, da ogni lato non manca qualche punto interrogativo. Uno dei temi principali resta quello dei costi: una tassa d’ingresso da 500 milioni (anche se dalla Spagna si parla di una cifra spalmata su una decina d’anni) è un investimento comunque corposo, che ad esempio l’OIimpia al momento appare difficile possa fare da sola. Motivo per cui sono emerse le ipotesi sull’ingresso di un partner finanziario come potrebbero essere i due fondi. I quali, però, come detto da Silves dovrebbero ragionare sul lungo periodo.
Ma il vero nodo è un altro: quanto ROI può essere estratto da un investimento iniziale di tale portata? Molto si capirà anche dalle interlocuzioni con i broadcaster in termini di diritti televisivi. Non a caso la lega ha già avviato contatti con piattaforme globali come Amazon e YouTube: NBA Europe nasce come prodotto media prima ancora che sportivo, pensato per un pubblico internazionale e digitale. Sul progetto pesa però anche un nodo politico: NBA Europe può nascere come integrazione del sistema esistente o come alternativa all’Eurolega, con il rischio di una frammentazione ulteriore del basket europeo.
Poi c’è il tema infrastrutturale. L’Olimpia una casa ce l’ha, seppur non in perfetta linea con i migliori esempi a livelli continentali. Dall’altro lato, il progetto di San Donato ora sembra tornato all’ipotesi iniziale di una arena sportiva da 18mila posti, che potrebbe avere una naturale ricaduta nel progetto NBA Europe. Infine, sullo sfondo c’è anche l’Arena Santa Giulia, che al momento tuttavia non è omologata per il basket (ma non è detto lo sia per sempre).
Infine, come già detto, il tema del tifo: una nuova squadra ad hoc per il progetto NBA Europe, magari legata solo a Inter o Milan, difficilmente potrebbe raggiungere in breve tempo i numeri attuali dell’Olimpia Milano in termini di audience. Ma le stesse scarpette rosse, a livello di globalizzazione, potrebbe anche sfruttare il bacino d’utenza delle due società. È uno dei dilemmi strutturali del progetto: costruire franchigie da zero, sul modello NBA, o innestarsi su club storici europei, con tutto il carico di identità e vincoli che questo comporta.
Un quadro che si andrà a definire nei prossimi giorni, in attesa delle offerte finali. Ma l’interesse è reale. E forte. Perché NBA Europe non è solo una lega. È un nuovo mercato. E chi entra adesso, entra per ridefinire il futuro del basket nel continente.









































