Puggioni: «E’ stato un anno nel quale abbiamo gettato le fondamenta, Fredberg ha aiutato il settore giovanile. Ricordo ancora il mio esordio nel derby!» – ESCLUSIVA | OneFootball

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·16. Juni 2026

Puggioni: «E’ stato un anno nel quale abbiamo gettato le fondamenta, Fredberg ha aiutato il settore giovanile. Ricordo ancora il mio esordio nel derby!» – ESCLUSIVA

Artikelbild:Puggioni: «E’ stato un anno nel quale abbiamo gettato le fondamenta, Fredberg ha aiutato il settore giovanile. Ricordo ancora il mio esordio nel derby!» – ESCLUSIVA

Christian Puggioni, ex portiere della Sampdoria ed attuale responsabile del settore giovanile blucerchiato, ci ha concesso una lunga intervista esclusiva

Christian Puggioni è cresciuto nel settore giovanile blucerchiato tra 1990 e 2000 per poi vivere una carriera tra squadre del calibro di Reggina, Pisa e Chievo Verona, solo per citarne alcune. Nel 2015 torna alla Sampdoria e vi rimane per tre stagioni importanti per chi come lui è cresciuto nel Doria.

Una volta appesi gli scarpini al chiodo ha scelto di avviare una carriera dirigenziale che l’ha portato a diventare, dalla scorsa estate, il responsabile del settore giovanile della Samp. Il dirigente doriano ha parlato con noi tramite una lunga intervista esclusiva. Le sue parole:


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A fine stagione come sempre è tempo di bilanci, come valuta il primo anno dal suo ritorno alla Sampdoria?

«Per fare delle valutazione occorre sempre ricordare da dove si è partiti. Casa Samp e le leve non obbligatorie erano in dubbio, gli organici dell’attività di base erano ridotti. Il primo step è stato consolidare e mantenere queste realtà, rafforzando la qualità e la quantità dei formatori in tutto il Settore Giovanile. Questo ha prodotto il miglioramento dei risultati sportivi e un buon approvvigionamento dei giocatori utilizzati dalla prima squadra».

E’ stata un’annata di ricostruzione per il settore giovanile. Qual è il risultato o la conquista di cui è più orgoglioso?

«E’ stato un anno intenso perché c’era tanto da ricostruire creando le fondamenta per i prossimi anni. Questo è il frutto di una scelta strategica del club, in primis del CEO Fredberg, che ha richiesto un potenziamento del Settore Giovanile. Lui si è speso molto per portare avanti questi temi. Il risultato del raggiungimento dei playoff da parte dell’U17 e i giocatori convocati dalla prima squadra sono sotto gli occhi di tutti».

Che responsabilità sente di avere nel ruolo di responsabile del settore giovanile? Soprattutto avendo indossato la maglia della Samp

«Riconoscere i sacrifici dei propri tesserati e delle proprie famiglie, soprattutto per quelli che sono genovesi, lo ritengo fondamentale. Quest’anno è stato un anno di programmazione a cui seguirà, ovviamente, la presentazione dei nuovi team e delle nuove squadre. Abbiamo puntato su un riavvicinamento al mondo Sampdoria, tornando a Bogliasco, ricreando l’identità Samp. Il prossimo anno alzeremo ulteriormente il livello».

La Primavera è reduce da quella che può essere definita come una stagione di transizione. La prossima sarà quella nella quale si proverà a tornare nel campionato Primavera 1?

«La Primavera è una fucina di talenti per la prima squadra, quindi l’obiettivo è creare talento per la prima squadra, cosa che va di pari passo con il risultato sportivo. Faremo una squadra per migliorare il campionato di quest’anno, l’obiettivo per la Primavera della Samp è creare talento a disposizione della prima squadra. Una cosa che quest’anno ci è riuscita. Malanca, Papasergio, Krastev, Casalino, Diop, Amarandei sono solo alcuni esempi. Si presterà attenzione inoltre a quello che è il risultato sportivo ricercando un miglioramento della stagione passata».

Da più parti si sente dire che il calcio italiano è in crisi e che il problema, per vari motivi, risiede nel come vengono “allevati” i nostri giovani. E’ d’accordo? Quale crede sia il problema principale?

«Io credo che la la problematica sia più di ampio spettro. Il fatto è che oggi i giovani devono giocare perché c’è un’obbligatorietà in base all’età, questo penso che sia altamente controproducente per loro. Questo perché? Perché non potranno giocare solo i giovani bravi di quell’età, ma giocheranno anche dei giovani di quell’età che non sono bravi. Questo va a livellare verso il basso la qualità del campionato dove questi ragazzi si affacciano. E quindi io mi chiedo: se abbassiamo verso il basso la qualità dei nostri campionati, come possiamo pensare di formare dei giocatori che poi debbano fare la differenza in Serie A e in panorama europeo? Bisogna tornare alla meritocrazia tecnica. Inoltre oggi con la globalizzazione, i nostri giovani che sostanzialmente vivono un benessere generale, devono confrontarsi con giovani di paesi esteri che hanno realtà sociali ben più complesse. Tutto questo crogiolo di situazioni, di fatto produce quello che poi stiamo vedendo: un’assenza di giovani di talento.

Se vogliamo riflettere, nel 2010, durante il mondiale in Sudafrica, uscì il problema dei giovani e la politica sportiva iniziò a fare delle riforme per risolvere il problema. Diciamo che nel 2026, 16 anni dopo, le misure forse non sono state corrette visto il risultato. Bisogna partire proprio da lì, da una ristrutturazione del sistema e da una riorganizzazione dei settori giovanili, delle priorità generali, senza derogare dalle competenze. Ma questo deve coinvolgere anche i dilettanti, non possiamo solo pensare ai settori giovanili professionistici, perché se i settori giovanili professionistici pescano dai dilettanti fino al quattordicesimo anno di età, anche le società dilettantistiche devono essere messe nelle condizioni di poter formare i giocatori».

In tanti hanno posto l’accento sul fatto che non nascono più i Del Piero, Totti, Cassano e Di Natale. Come si spiega questa cosa?

«Questo è un altro tema. Cosa succedeva mille anni fa? I ragazzi erano liberi di andare al campetto e in piazzetta. Ma qual era la specificità del campetto e della piazzetta? Che trovavi un bambino che aveva 6 anni più di te e vedevi le skill che faceva. Vedevi che usava il muretto per fare l’uno-due, faceva un trick, e il bambino a 6-7 anni era ricettivo e copiava. Lo faceva, si confrontava con quelli molto più grandi perché al campetto c’era eterogeneità, non c’era omogeneità. Oggi invece inserendoli nei contesti delle scuole calcio, i bambini sono tutti, non dico standardizzati, ma sono inseriti in un contesto che è abbastanza uniforme. Dovremo essere bravi noi adulti a diventare meno protagonisti, lasciando i ragazzi liberi di esprimersi».

Che ne pensa del fatto che il campionato Primavera sia passato da essere un U19 ad un U20? Condivide questa scelta?

«Per me i ragazzi si devono cimentare in un campionato formativo, e torniamo al capitolo uno della storia precedente. Per campionato formativo intendo campionato con i grandi con una qualità alta, che sia eccellenza, promozione, Serie D, Primavera o Serie C. Un ragazzo che a 20 anni è ancora nella Primavera, che esperienza ha vissuto? Poca. Sarà meglio che a 18 a 17 vada a calcare i campi di eccellenza con qualcuno che gli dà degli insegnamenti veri. In questo modo può imparare che ci sono certe partite che son più pesanti e altre meno, che fare una cosa all’85° è diverso da farla al 23°. Per me l’innalzamento dell’età della Primavera è controproducente nella formazione del calciatore».

In chiusura vorrei fare un salto indietro verso gli anni vissuti da portiere della Sampdoria. Qual è il ricordo più bello che conserva di quel periodo?

«Ricordo l’esordio nel derby, per me è stato il momento più significativo, ma ricordo anche il primo allenamento fatto a Ponte di Legno con la prima squadra. Questo anche perché è ricollegato al ruolo che svolgo oggi. Io ho fatto tutta la trafila nel settore giovanile della Sampdoria anche andando in Nazionale. Dopo, per certe scelte di alcuni dirigenti dell’epoca fui lasciato senza contratto nonostante fossi in Nazionale. E’ il classico esempio della dispersione del talento causato dalle scelte di adulti. A quel punto mi sono trovato senza squadra, un po’ grazie alla caparbietà un po’ grazie alla fortuna, partendo dall’interregionale, ho creato una carriera tra Serie A e Serie B. E dopo 15 anni da quell’evento, mi sono ritrovato ad essere un giocatore della Sampdoria, era il mio sogno di quando ero ovviamente nel settore giovanile. E’ stata la chiusura di un cerchio! Oggi il mio ruolo mi impone di evitare quella dispersione del talento a cui io in prima persona ho ho assistito».

In chiusura è tempo di annunci, il quale in primis lo stesso Puggioni, il quale è stato confermato. Inoltre il coordinatore dell’attività di base sarà sempre Giulio Attardi e verrà inserita una figura di coordinamento tecnico per l’Under 14, 15 e 16; una figura avrà lo stesso ruolo per quanto concerne le Under 13, 12, 11, 10 e 9.

A livello di ruoli nuovi vi sarà un referente per il sistema Next Generation oltre ad un referente tecnico dedicato solo alla Liguria e per tutte le società affiliate in Liguria.

Si ringraziano Christian Puggioni e la Sampdoria per la gentilezza, la disponibilità e la cordialità dimostrate in questa intervista

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