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·12. Juni 2026
💪🏼 Pulisic: “Il Milan è un grande club, sistemeranno tutto. Io e McKennie al top, su Pochettino…”

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Chiristian Pulisic, punto fermo degli Stati Uniti di Mauricio Pochettino, nell’ultima intervista rilasciata ha parlato del Mondiale che lo aspetta e del futuro del Milan. Riprendiamo le sue parole da gazzetta.it:
Pulisic, ha visto il Milan? È ancora senza allenatore e senza direttore… “Posso solo dire che il Milan è un grande club e penso che sistemeranno tutto… Alla fine, sono sicuro che andrà tutto bene e la squadra tornerà lassù dove merita. In questo momento, però, il mio focus è qui in America”.
Ma è in contatto con qualcuno a Milano che può spiegarle cosa sta succedendo? “Sì, sono in contatto con alcuni dei ragazzi. Ci siamo sentiti e mi hanno anche semplicemente fatto gli auguri per il Mondiale. In generale, ho tanti amici molto stretti in Italia con cui parlo quotidianamente”.
E ha sentito anche i compagni con cui sarete rivali al Mondiale? “Certo, ho parlato anche con loro, ci sono tanti rossoneri qua… Non penso al fatto che potremo affrontarci, ma auguro a tutti il meglio. Ad esempio, ho sentito Santi, il primo a scendere in campo con il Messico. È stato lui a rompere il muro dell’emozione”.
Com’è, invece, il suo rapporto con Mauricio Pochettino? Lo sa che è in lizza per diventare il suo allenatore anche al Milan? “Io lo vedo solo come il mio commissario tecnico, qui e ora. Il nostro rapporto è buono, decisamente buono. Abbiamo avuto delle belle conversazioni negli ultimi giorni: so cosa mi chiede e cosa posso dargli. Penso che con lui ci stiamo preparando al meglio possibile per affrontare il torneo”.
In che cosa Pochettino è diverso dagli altri allenatori che ha avuto nei due anni a Milano, da Fonseca ad Allegri? “Non faccio paragoni, ma credo sia il primo allenatore sudamericano che ho in carriera. È stata una bella esperienza, una grande scoperta. Mi piace la passione, mi piacciono le idee di calcio che porta con il suo stile. Pretende grande energia e intensità continua in campo”.
Nelle ultime due amichevoli la fase di costruzione è molto cresciuta: con Pochettino sta nascendo una mentalità molto più offensiva? “Penso che ci stia dando soprattutto fiducia e convinzione nei nostri mezzi. La convinzione di poter affrontare squadre forti senza paura”.
Il ct ripete continuamente il suo “Why Not Us?”. Perché non voi? Perché non pensare di arrivare voi fino in fondo? “Ripeto, non abbiamo paura, questo è il nostro momento. Vogliamo essere una vera forza in questo Mondiale, capace di giocarsela con tutti”.
Lei e Weston McKennie siete cresciuti insieme, già dal primo raduno U14, e ora giocate in due delle più grandi squadre italiane: che cosa si prova a essere accanto a lui oggi dopo tante battaglie? “Siamo davvero cresciuti insieme, ora siamo entrambi in Italia al top, io al Milan e lui alla Juve, ma soprattutto difendiamo ancora insieme la nostra Nazionale. Quando affronti una partita così importante, con la pressione dell’esordio in un Mondiale, ti aiuta guardarti accanto e vedere ragazzi che conosci da quando avevi 13 o 14 anni. Vuoi lottare come loro, non deluderli, coprirgli le spalle. È con questo spirito che arriviamo al Mondiale di casa”.
Quanto è emozionato? Si sta godendo l’avvicinamento un po’ di più rispetto all’ultima volta? “Sì, direi di sì, anche se la vigilia in apparenza è simile. Si percepisce la stessa atmosfera da grande partita. Però, sotto certi aspetti, mi sento un po’ più rilassato, l’esperienza mi ha calmato e il fatto di essere a casa nostra aiuta. Ma poi penso di essere un giocatore migliore rispetto a 4 anni fa in Qatar: sono cresciuto molto sotto tutti gli aspetti, anche in Italia”.
Eppure, prima dell’ultima rete in amichevole non aveva segnato per un anno e mezzo in Nazionale e nel 2026 in rossonero era rimasto sempre a secco? “L’ho detto dopo l’amichevole col Senegal: era importante segnare, anche se non capivo perché si parlasse solo di questo. Adesso mi sono sbloccato e spero che ci si concentri su altro, su questo momento storico di fronte a tutti noi, che sembra così folle, quasi surreale. Questi momenti, noi calciatori americani non li dimenticheremo mai. Ma adesso l’obiettivo si chiama soltanto Paraguay, ottima squadra: servirà lottare davvero ma, se dovessimo vincere subito, però, manderemmo un segnale forte al girone”.
Tra polemiche e problemi, riesce a percepire l’entusiasmo di un intero Paese per voi? “Sì, io l’ho percepito pienamente. In ogni città in cui siamo stati ho visto persone fuori dagli hotel, tifosi agli allenamenti. È stato speciale. Ci sono molti che normalmente non ci guardano mai, ma quando arriva il Mondiale tutto cambia. In fondo, vogliamo solo che il gioco continui a crescere negli Stati Uniti”.
Se chiude gli occhi e pensa al momento in cui partirà la giostra… “L’ingresso in campo, il pubblico, l’inno. Cercherò di godermi il momento il più possibile, anche se non è facile per la concentrazione: questa è una partita enorme e vuoi subito toglierti di dosso il peso del debutto. Però, mi guarderò intorno e cercherò di assaporare tutto: avrò amici e familiari lì per me in un momento speciale”.
Se potesse tornare dal Christian di dieci anni che viveva a Hershey, Pennsylvania, che cosa lo stupirebbe di più di questo momento?“Giocare il secondo Mondiale, essere ancora su questo palcoscenico, renderebbe quel Christian molto felice. È sempre stato il sogno della mia vita. Ma faccio ancora delle cose da… Hershey, sapete? Ad esempio, qualche giorno fa ho mangiato uno “S’more” (è un marshmallow tipico fra due biscotti di farina integrale di grano, ndr) con una barretta di cioccolato “Hershey” vicino al piccolo falò dell’hotel”.







































