Rocchi racconta la sua Lazio: «La squadra della mia vita, derby indimenticabili e trofei speciali» | OneFootball

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·7. Juni 2026

Rocchi racconta la sua Lazio: «La squadra della mia vita, derby indimenticabili e trofei speciali»

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Tommaso Rocchi, iconico ex attaccante della Lazio, ha ricordato diversi momenti centrali della lunga esperienza nel club biancoceleste: coppe, Di Canio e tanto altro

In una lunga intervista ai microfoni di Fanpage, Tommaso Rocchi, ora allenatore della Primavera del Guidonia Montecelio, ha ripercorso i momenti più importanti della sua carriera, soffermandosi in particolare sul periodo trascorso alla Lazio. L’ex centravanti ha parlato del suo legame con i tifosi, dei derby capitolini, della convivenza con Paolo Di Canio e delle soddisfazioni legate ai trofei conquistati.

LAZIO – «La Lazio è la squadra della mia vita. Rappresenta la parte più importante della mia carriera. Sono arrivato nel 2004, nell’anno dell’arrivo di Lotito. Era una squadra in piena ricostruzione. Io arrivavo in comproprietà dall’Empoli e sapevo che quella era un’occasione che non potevo sbagliare. Ho fatto subito bene, la società mi ha riscattato e da lì è stato un crescendo continuo. Sono diventato capitano, ho superato i 100 gol e ancora oggi quando esco per Roma mi salutano chiamandomi ‘capitano’. Questo dice tutto sul legame che si è creato».


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I DERBY – «Ne ho giocati diciannove e posso dire che è diverso da qualsiasi altra partita. Ho giocato anche il derby di Milano, ma Roma è un’altra cosa. Il derby qui si vive sei mesi prima e sei mesi dopo. Finisce una stracittadina e la gente già ti parla della successiva. Lo senti nell’aria, nelle strade, nei bar, nei tifosi. Quando entri in campo percepisci tutta questa energia. È qualcosa di unico».

DI CANIO – «Di Canio è stato fondamentale. Abbiamo condiviso anche la stanza per due anni. Mi ha aiutato a capire cosa significasse davvero essere alla Lazio. Nei derby era incredibile. Ricordo la notte prima del mio primo derby: guardammo Braveheart e Ogni maledetta domenica. Alle due di notte volevo andare a dormire e lui continuava a spiegarmi cosa significasse quella partita. Era il modo in cui viveva la Lazio e riusciva a trasmetterlo a tutti».

COPPA ITALIA E SUPER COPPA – «Nel 2009 c’è stato uno dei momenti più belli. Per molti di noi era il primo trofeo. Eravamo una squadra cresciuta insieme negli anni e riuscire a vincere davanti al nostro pubblico fu qualcosa di speciale. Quella vittoria ci diede fiducia e pochi mesi dopo arrivò anche la Supercoppa Italiana contro l’Inter di Mourinho. Nel giro di poco tempo vincemmo due trofei importanti e per noi fu una soddisfazione enorme».

TRASFERIMENTO ALL’INTER – «Ero all’ultimo anno di contratto con la Lazio e avrei voluto restare. Anche giocando meno. Però non c’erano le condizioni per continuare. L’Inter mi cercava già dall’inizio della stagione e inizialmente avevo rifiutato. A gennaio capii che non c’erano prospettive e accettai. Fu comunque una bellissima esperienza».

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