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·16. April 2026
Silva: «A Cagliari anni belli! Sono stato bene con Cellino. Ventura? Con lui andai in doppia cifra»

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Dario Silva, ex attaccante uruguaiano, su La Gazzetta dello Sport ripercorre a cuore aperto il drammatico incidente d’auto che gli è costato l’amputazione di una gamba, la rinascita grazie alla famiglia e i ricordi indelebili della sua avventura calcistica, tra gli anni vissuti a Cagliari e le grandi occasioni sfiorate.
A CAGLIARI ERA “SA PIBINCA” – «Me lo diede Massimiliano Medda, un comico cagliaritano. In sardo significa “scimmietta”: ero un attaccante sempre in movimento, mi appiccicavo agli avversari e davo fastidio. A volte ero ingestibile e, senza fare male, tiravo anche qualche calcetto ai difensori per stuzzicarli».
I SUOI MISTER – «Il Trap mi faceva fare sedute individuali a fine allenamento, spiegandomi come posizionarmi in area, colpire di testa e smarcarmi dai difensori. Mazzone, quando si arrabbiava, non si capiva nulla, però mi ha dato metodo e disciplina. Con Ventura ci sono state delle incomprensioni, anche se con lui andai in doppia cifra nell’anno di Serie B».
CELLINO – «Sono stato molto bene con lui: è una persona senza peli sulla lingua. Se deve dirti una cosa, te la dice senza problemi, bella o brutta che sia».
I RICORDI DI CAGLIARI – «Le grigliate di pesce, i tifosi e la rovesciata contro il Castel di Sangro, nell’anno della Serie B. Per tutta la settimana avevamo provato in allenamento uno schema su palla inattiva che nessuno capiva. Quando ci assegnarono una punizione in partita, andai da Gianni Cavezzi e gli dissi: “Mettila in mezzo, poi ci penso io a segnare in rovesciata”. Detto, fatto».
IL REAL MADRID – «Nell’anno della promozione in Serie A col Cagliari (1997-98, ndr) feci 13 gol. In estate andai con l’Uruguay in Arabia Saudita per giocare un torneo e un emissario del Real venne a vedermi. Mi volevano, ma penso che per questioni burocratiche il trasferimento non si concretizzò. Alla fine, firmai per l’Espanyol».









































