Sneijder ci crede: «Quest’anno il derby può assegnare uno scudetto strameritato, ecco cosa penso di Pio Esposito e Stankovic. Il paragone tra Chivu e Mourinho non ha senso!» | OneFootball

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·8. März 2026

Sneijder ci crede: «Quest’anno il derby può assegnare uno scudetto strameritato, ecco cosa penso di Pio Esposito e Stankovic. Il paragone tra Chivu e Mourinho non ha senso!»

Artikelbild:Sneijder ci crede: «Quest’anno il derby può assegnare uno scudetto strameritato, ecco cosa penso di Pio Esposito e Stankovic. Il paragone tra Chivu e Mourinho non ha senso!»

L’ex centrocampista dell’Inter, Wesley Sneijder, ha voluto dire la sua nel giorno del derby di campionato tra i nerazzurri e il Milan di Allegri

Intervistato dalla Gazzetta dello Sport nel giorno dell’attesissimo derby di Milano, l’ex Inter, Wesley Sneijder, si è espresso così in vista della super sfida di stasera contro il Milan.

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MILAN INTER – «Intanto, questo non è un derby, ma il derby. A San Siro senti addosso la storia, anzi le storie perché le squadre sono due. Io ho giocato Real-Barça, che è un Clasico mondiale ma riguarda città diverse, e Galatasaray-Fenerbahce, che fa impazzire Istanbul, ma il fatto che squadre della grandezza di Milan e Inter siano dentro allo stesso stadio, questo è sempre… wow. Poi quest’anno il derby può assegnare definitivamente uno scudetto che è strameritato. Non è come due anni fa, quando l’Inter ha festeggiato in casa del Milan matematicamente, ma se Cristian va a +13 chi mai può pensare di prenderlo?».

CHIVU – «Forse serve un po’ di tempo per far capire l’impresa… Chivu ha ereditato una squadra col cuore spezzato per delle delusioni enormi: io c’ero a Monaco di Baviera, un risultato di quel tipo te lo porti addosso. Lui ha trasformato la squadra in una macchina: in Italia vince sempre e, vedendo la distanza dalle avversarie, pensi sia una cosa normale, quasi facile. Invece, è l’esatto contrario, è veramente difficile lasciare i rivali dieci punti indietro: Cristian è stato bravissimo. Nella nostra chat “Triplete” gli scriviamo tutti dopo ogni vittoria: siamo legati per la vita, il successo di uno è il successo di tutti».

SE MI ASPETTAVO FOSSE SUBITO PRONTO PER UNA PANCHINA COSI’ IMPORTANTE? – «Non mi piace quando sento dire che un giocatore è già allenatore in campo: puoi essere predisposto, ma non sai mai cosa ne sarà della tua vita. Cristian è sempre stato metodico, intelligente, un osservatore del gioco da dietro perché aveva i piedi da regista. E poi fatemi dire una cosa: sia io che lui amiamo l’Inter, ma in Cristian si vede davvero la scuola Ajax».

IL MIO DERBY DI MILANO DELLA VITA? – «Neanche il tempo di scendere dall’aereo a fine agosto 2009 che José mi fa: “Giochi già col Milan…”. Quanti altri lo avrebbero fatto? È finita 0-4 per noi, mi sembrava di conoscere Milito ed Eto’o da tutta la vita. A fine partita ho capito che Mourinho parlava sul serio quando diceva che gli mancava solo un numero 10 per vincere tutto. Non lo aveva detto per convincermi, vedeva semplicemente il futuro».

IL PARAGONE TRA CHIVU E MOURINHO – «Paragoni così non hanno senso, anzi sono pericolosi. Come José, però, Cristian dice quello che pensa senza dover piacere per forza e va dritto per la sua strada. Lui deve difendere l’Inter da tutto e da tutti. Guardate il caso Bastoni, quante polemiche inutili… Prima o poi la gente si stancherà di fischiare, ma mi piace soprattutto la reazione del giocatore: la contestazione gli scivola addosso, è così che si fa».

COME VEDO LA BATTAGLIA A CENTROCAMPO STAVOLTA? – «Il Milan è una squadra… furba. Ha il carattere del suo allenatore, sa mettersi dietro, aspettarti e punirti, anche perché ha centrocampisti come Rabiot. L’Inter è superiore nel palleggio: ha recuperato ormai Calha, ma l’uomo chiave di quest’anno è Zielinski. L’anno scorso mi chiedevo: “Ma perché non gioca?”. Ora, invece, la palla passa sempre da lui».

QUANTO PESA L’ELIMINAZIONE DALLA CHAMPIONS SULLA VALUTAZIONE DELLA STAGIONE DELL’INTER? – «Quest’anno è andata così, ma bisogna partire da un fatto che non tutti hanno capito: il Bodo Glimt è forte, non è lì per caso, sa giocare ad altissimi livelli e non solo in casa. Se non stai bene, ti butta fuori. Ha meritato il passaggio del turno, ma l’Inter ha avuto infortuni importanti: ha giocato il ritorno senza Calha, Dumfries e Lautaro. La delusione resta, ma si va avanti: il modo migliore per dimenticare è prendersi lo scudetto presto, magari già nel derby».

CHI SARA’ L’UOMO COPERTINA? – «Avrei voluto dire Denzel Dumfries perché il suo fisico non ce l’ha nessuno, ma arriva da un lungo infortunio: è un giocatore chiave anche per l’Olanda, speriamo torni subito ai suoi livelli e poi faccia un gran Mondiale. Mi auguro resti all’Inter ancora a lungo perché è difficile sostituire un giocatore così completo. Visto che pesa tanto l’assenza di Lautaro, faccio anche io il nome di Pio: lo so, non sono originale, di Esposito ne parlano tutti…».

SE NE PARLA TROPPO O IL RAGAZZO MERITA? – «Pio è la benedizione dell’Italia, la punta che mancava e che guida un movimento. Sperando ci raggiungiate al Mondiale, sennò sai che noia… (ride, ndr ). È già pronto, con l’Arsenal in pochi minuti ha impressionato tutti. E poi Lautaro gli ha preso le misure, sa adattarsi e si muove di conseguenza. Insieme possono fare 50 gol l’anno perché l’Inter deve pensare a vincere pure in futuro».

SU STANKOVIC – «Dall’Olanda noi guardiamo con attenzione il campionato belga. State vedendo anche voi cosa combina al Bruges ogni settimana il figlio di Dejan? Deki non si offenderà, ma Stankovic figlio sta diventando più forte di Stankovic padre. Me lo ricordo bambino, vederlo così forte mi fa sentire vecchio, quindi dovrei essere arrabbiato con lui… In realtà, gli auguro ogni bene e spero che l’Inter lo riporti a casa».

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