Calcionews24
·22. Februar 2026
Spalletti Juve, il consiglio di Sabatini: «Di Gregorio non ne becca più neanche mezza. Deve lasciare un attimo il posto a Perin»

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Sandro Sabatini, sulle colonne di calciomercato.com, ha analizzato la pesante sconfitta della Juventus in casa contro il Como. Il giornalista ha commentato la prestazione dei bianconeri, soffermandosi sulle criticità emerse nella gara e sulle conseguenze che questo ko potrebbe avere sul percorso della squadra. Le sue parole:
PAROLE – «D’accordo, era il Como. Per la precisione: il Como di Fabregas. Ma soprattutto, non era la Juve. O meglio, sempre per la precisione imposta dalla media-punti: era la Juve di Spalletti, maledettamente simile a quella di Motta e Tudor. Vince, anzi stravince dunque il Como, con la stessa squadra (meno Nico Paz, non uno qualsiasi) che negli ultimi dieci giorni non aveva mai vinto: pareggio a Napoli, sconfitta con la Fiorentina e pareggio con il Milan. Invece negli ultimi dieci giorni la Juventus ha perso con Atalanta, Inter e Galatasaray. Per fatiche precedenti era una partita alla pari. Sul campo è stata una sfida impari. Su tutto il resto si può discutere. Come, per esempio, sulle prestazioni dei singoli.
Di Gregorio non ne becca più neanche mezza. Dopo il piede sbagliato a San Siro, la mano sbagliata allo Stadium. Inter e Como ringraziano. E nel mezzo, per non far torto a nessuno, i cinque gol subiti dal Galatasaray. Un portiere in evidente difficoltà psicologica, e davvero improponibile martedì in Champions. Per il suo bene, oltreché quello della Juventus, “DiGre” deve lasciare un attimo il posto a Perin e ricostruirsi nel morale.
Ecco: Spalletti. In campionato ha la stessa media punti dei suoi predecessori: 1.82. Invece Motta aveva 1.79 e Tudor 1.76. E anche la posizione in classifica diventa preoccupante: il quarto posto si allontana… Martedì contro il Galatasaray può rimediare con un’impresa, in campionato servirà un’altra impresa per entrare nella prossima Champions. Grandi imprese per conquistare obiettivi minimi: questa è la Juve, oggi. O forse questa non è più la Juve. Non lo è nella proprietà, nella dirigenza, nei giocatori. E nemmeno nella maglia».









































