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·2. April 2026
Stramaccioni: «Bastoni è un ragazzo intelligente. Quell’errore non cambia il suo valore»

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Andrea Stramaccioni, ex allenatore dell’Inter e oggi volto e opinionista di Dazn, analizza il crollo dell’Italia su La Gazzetta dello Sport.
I MOTIVI DEL FLOP – «Perché purtroppo abbiamo fallito tutte le situazioni da dentro/fuori, a partire dalla sconfitta con la Francia a San Siro dove addirittura “ci bastava” perdere 1-2, alla doppia sfida con la Germania, passando per la disfatta di Oslo e infine a ciò che è accaduto a Zenica».
I PILASTRI DA CUI RIPARTIRE – «La nostra Nazionale ha un blocco importante che va da Donnarumma a Tonali a Kean più il blocco Inter e quelli di Napoli, Juventus, Roma e Atalanta. In più ci sono Palestra e Pio Esposito: volti nuovi ma fortissimi pronti a dare il loro contributo».
L’ERRORE DI BASTONI – «Alessandro è un ragazzo intelligente e sa di aver commesso un errore nel rischiare quel tackle. Per me la sua posizione naturale è il centrosinistra dove fa la differenza ed è quella per la quale lo corteggia il Barcellona. Da centrale dei tre o da centrodestra a quattro è meno a suo agio ma serviva giocare lì e lo ha fatto. Comunque questo non cambia il suo valore».
LE RIPERCUSSIONI SUL BLOCCO INTER – «Dimarco, Barella e Bastoni sono giocatori chiave per l’Inter e per gli azzurri. Venivano da un momento non facile in Serie A e Bastoni ha giocato non in perfette condizioni saltando addirittura la gara di Firenze. Di sicuro se non sono al meglio la spina dorsale dell’Italia ne risente. Per nessun azzurro girare pagina sarà facile, non solo per gli interisti».
LE NOTE POSITIVE – «Donnarumma è il portiere più forte del mondo e Tonali ha dimostrato perché mezza Europa se lo litiga. E poi c è Kean che se sta bene è straripante».
FORMAZIONE GIUSTA A ZENICA – «Sì, lo era. Erano gli 11 migliori alla vigilia. Poi ci sono i 90 minuti delle partite, gli avversari e la lettura dei cambi. Qualcuno non è riuscito a rendere al suo livello ma l’undici di partenza era quello».
LA RICETTA PER VOLTARE PAGINA – «Confermando la spina dorsale, aggiungendo giocatori come Palestra e dando grande attenzione alla nostra Under 21. E poi ripartire da un “abito tattico” più propositivo. Non parlo di numeri o moduli, ma di atteggiamento in campo. Questo 3-5-2 spesso ci ha reso sterili e poco convincenti ma va detto che il ct ha rincorso una situazione già in essere e non c’era tempo per sperimentare».
L’OBIETTIVO MONDIALE 2030 – «Mettere la nostra Nazionale al centro del progetto. Dare più potere alla Federazione e al nostro ct. Non c’è bisogno solo di critiche ma di supporto. Abbiamo toccato il fondo come risultati ma non come valori. Ne sono sicuro».









































