Calcio e Finanza
·29. März 2026
Torino, tempo delle decisioni sullo stadio: sul tavolo tre ipotesi per il futuro

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Non è soltanto la questione societaria a tenere banco tra i tifosi granata. Se da una parte circola l’idea che il futuro del Torino possa un giorno avere un accento americano — considerando che il dossier relativo al club sarebbe osservato da investitori internazionali seguiti dal gigante Bank of America — dall’altra cresce l’apprensione dei tifosi su un tema molto più concreto: dove giocherà la squadra nella prossima stagione.
Il dubbio non riguarda la categoria, ma le incertezze – scrive l’edizione odierna de La Repubblica – sono legate piuttosto lo stadio. Il tempo, infatti, stringe: tra tre mesi cadrà il primo anniversario dall’estinzione delle ipoteche che di fatto impedivano la vendita dell’impianto. Inoltre, la concessione temporanea accordata dal Comune scadrà alla fine del 2026.
In estate il club dovrà comunicare ufficialmente il proprio impianto di gioco, ma l’attuale contratto garantisce l’utilizzo dello stadio soltanto fino al 31 dicembre. Per questo motivo a Palazzo Civico cresce l’impazienza. «Entro l’estate vogliamo arrivare a una soluzione», ha dichiarato il sindaco Stefano Lo Russo. Sulla stessa linea l’assessore allo sport Mimmo Carretta: «Considerando la scadenza della concessione e i tempi necessari per comunicare alla Federcalcio le informazioni relative alle gare interne, è evidente che a breve dovrà essere definito un percorso».
Quali scenari sono possibili? Le ipotesi principali sono tre. La prima: Cairo decide di investire in un progetto immobiliare e acquistare lo stadio. La seconda: il presidente non procede con l’acquisto e si limita a pagare un affitto, oppure — eventualità estremamente improbabile — valuta di far giocare la squadra altrove. Esiste infine una terza via: una partnership con un fondo immobiliare specializzato che finanzi l’operazione condividendone i ricavi.
Su un punto Cairo è sempre stato netto: il Torino dovrebbe ottenere le stesse condizioni che nel 2003 furono riconosciute alla Juventus per l’area della Continassa. Una richiesta che appare però difficilmente replicabile, viste le differenze tra le due situazioni. Anche perché sullo sfondo ci sono i numeri generati dal modello Juventus: il business sviluppato attorno allo Stadium vale oggi circa 800 milioni di euro. Solo una parte deriva dalla vendita dei biglietti, dato che l’area commerciale di 34 mila metri quadrati comprende otto zone dedicate alla ristorazione, due ristoranti, ventuno bar, un hotel a quattro stelle e un supermercato.
Ma quanto costerebbe acquistare lo stadio? Per ora è difficile stabilirlo, in attesa della valutazione della società Praxi. A occhio, comunque, la cifra sarebbe inferiore al costo di un top player, come dimostrano i precedenti di Atalanta e Udinese: il vecchio Friuli fu acquistato nel 2013 per 4,55 milioni di euro, mentre nel 2017 l’Atalanta pagò 8,6 milioni. Il vero investimento riguarda però la ristrutturazione, dove le cifre possono variare enormemente: da un intervento minimo fino ai circa 100 milioni spesi dalla famiglia Percassi per trasformare il Gewiss Stadium.
Resta poi il nodo dei vincoli della Sovrintendenza, che in passato ha già posto diversi paletti. Tuttavia dal Comune assicurano che i precedenti potrebbero facilitare il percorso. Un altro punto cruciale riguarda il progetto della cosiddetta Cittadella granata. L’idea dovrebbe svilupparsi attorno a tre poli:
Non sarebbe comunque sufficiente per avvicinare il modello Juventus. Per questo si potrebbe discutere anche di altre aree limitrofe, come quelle intorno a piazza d’Armi oppure, più probabilmente, la zona alle spalle di via Filadelfia. A partire dall’area dell’ex Combi, alle spalle del PalaNuoto, che si estende dallo Sporting fino ai Poveri Vecchi, oggi sede della facoltà di Economia.









































