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·30. Mai 2026

Totti: «Si torni a puntare sui vivai. La 10 a Dybala? Tre anni non bastano»

Artikelbild:Totti: «Si torni a puntare sui vivai. La 10 a Dybala? Tre anni non bastano»

Francesco Totti si racconta a tutto campo nel nuovo format di intrattenimento calcistico di Betsson Sport, intitolato “Totti contro Tutti”. Un vero e proprio ring mediatico nel quale lo storico capitano della Roma si è confrontato con una platea di tifosi, chiamati a metterlo alla prova con domande sulla sua carriera, sui retroscena più discussi e sui temi più caldi del calcio italiano.

A partire dal rapporto con Daniele De Rossi, spesso al centro in passato di indiscrezioni su presunte tensioni interne negli ultimi anni da calciatore. L’ex capitano ha smentito ogni ricostruzione conflittuale: «Non c’è mai stato alcun attrito tra me e Daniele». Totti ha ribadito come tra i due ci siano sempre stati rispetto, amicizia e stima, maturati in un lungo percorso condiviso sul campo.


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Ampio spazio anche al tema della maglia numero 10 della Roma, in particolare in relazione al nome di Paulo Dybala. Totti ha riconosciuto le qualità tecniche dell’argentino, ma ha legato il valore di quel numero a un percorso di appartenenza e continuità: «Dybala a Torino è stato sei anni, alla Roma con questo sono quattro. Dopo tre anni non può prendere la dieci, penso. Te la devi pure un po’ meritare. Io l’ho presa dopo otto anni, sette-otto anni. Poi Dybala può pure prenderla, perché lui è un giocatore da dieci. È un giocatore estroso, uno che può permettersi di indossarla. Però io ho sempre detto che quando prendi quel numero vuol dire che sul campo hai fatto qualcosa di importante. Lui lo ha fatto, però deve dare continuità. Non per un anno o due, ma per almeno dieci, quindici anni».

Tra i passaggi più curiosi della puntata c’è stato anche il retroscena sul celebre “cucchiaio”, marchio tecnico che ha accompagnato la carriera di Totti. L’ex attaccante ha ricordato il rigore parato da Sicignano in un Lecce-Roma terminato 0-2, svelando un dettaglio finora poco noto: «Poco prima di calciare, avevo confessato l’intenzione di fare il cucchiaio proprio a un calciatore avversario. Quest’ultimo ha immediatamente avvisato il proprio portiere, che è rimasto fermo neutralizzando il tiro». Nonostante l’errore dal dischetto, Totti ha rivendicato la paternità e l’identità di quel gesto tecnico.

Non è mancato un passaggio sulla finale di Coppa Italia del 5 maggio 2010 contro l’Inter e sul calcio rifilato da dietro a Mario Balotelli, episodio che portò alla sua espulsione. Totti ha ammesso il proprio pentimento: «Oggi non lo rifarei assolutamente». L’ex capitano ha spiegato che quel gesto nacque da un «blackout totale dovuto a un accumulo di provocazioni e tensioni durato anni», aggiungendo un messaggio rivolto ai più giovani affinché «non ripetano simili errori, poiché il calcio deve rimanere uno sport e un divertimento».

Totti ha poi parlato anche di Nazionale e dei rimpianti più grandi della sua carriera. Il dolore principale resta la finale degli Europei del 2000 persa contro la Francia, sfumata a pochi secondi dal traguardo. Un passaggio ironico è stato invece dedicato al Mondiale 2002 e al discusso arbitraggio di Byron Moreno in Italia-Corea del Sud: «Se ci fosse stato il VAR nel 2002? Avrebbero buttato fuori direttamente l’arbitro!».

In chiusura, Totti ha allargato lo sguardo alla situazione del calcio italiano e alle difficoltà del movimento, reduce da anni complicati anche a livello di Nazionale. Secondo l’ex capitano giallorosso, uno dei problemi principali è la presenza sempre più ridotta di calciatori italiani nelle rose di Serie A, a fronte di un numero crescente di stranieri. Da qui la sua indicazione per il futuro: «L’unica vera cosa da fare in questo momento è tornare a puntare con forza e serietà sui settori giovanili». Una ricetta che, secondo Totti, dovrebbe riportare al centro la formazione dei talenti italiani e riequilibrare un sistema profondamente cambiato rispetto alla sua epoca.

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