Milannews24
·9. Juni 2026
Weah a La Gazzetta: «Ci vuole pazienza, ma il Milan tornerà grande»

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Pallone d’Oro del 1995, primo extraeuropeo a vincere il premio, l’ex milanista George Weah come altre stelle partecipa da invitato al Mondiale. La Gazzetta dello Sport lo ha intervistato dopo una partita contro le leggende azzurre.
ANCORA IN FORMA «Ma no! È che quando torni in campo e trovi vicino a te dei mostri simili come compagni di squadra ti tornano subito la voglia e lo scatto. Con loro ho giocato tantissime volte insieme o da avversari. Ho ritrovato dei grandi amici come Baggio e Panucci. E’ stato un bellissimo pomeriggio, sono molto felice».
L’ITALIA FUORI DAL MONDIALE «L’Italia è il paese del calcio. La vostra è una tradizione storica, la più grande. Ma il calcio, come tutti gli sport, funziona così. Ci sono i cicli. Non ho una spiegazione da dare sui motivi, ma so che ci sarà di nuovo una grande Italia».
VEDRA’ IL MONDIALE «Certo. Tiferò per il Brasile di Carlo Ancelotti, la squadra che amavo fin da quando ero bambino. E ovviamente per gli Stati Uniti di mio figlio Timothy: avrò il cuore diviso a metà».
IL MILAN DI OGGI «Come dicevo per la Nazionale italiana, il calcio è strano. Tutte le squadre si modificano, si evolvono. In generale è cambiato sicuramente il livello del campionato. Al Milan però resta una pressione enorme (e qui George agita le mani proprio per sottolineare il concetto…) e va dato tempo ai giocatori di ambientarsi. Oggi c’è una squadra giovane a cui servono lavoro e tanta pazienza. Ci vuole calma, ma tornerà grande».
SERVIREBBE UN CENTRAVANTI «Quanto ho appena detto valeva in realtà anche per me. Sono arrivato al Milan a 28 anni, se fosse successo prima probabilmente non sarei stato pronto. Ho conosciuto San Siro dopo anni al Monaco e al Paris Saint Germain. Ero maturo e ho saputo cogliere l’opportunità. Altrimenti non so se ce l’avrei fatta. Questo dico agli italiani e a chi fa parte del vostro campionato: serve pazienza, dovete ammettere l’errore. Troppe volte vedo ragazzi messi in panchina dopo uno sbaglio. Ma non è così che funziona, va lasciato il tempo per lavorare e crescere. Non tutti nascono Lamine Yamal, non tutti sono subito fenomeni».
MILAN E JUVE FUORI DALLA CHAMPIONS «Ripeto: serve un sistema che faccia crescere, certi successi non nascono in un giorno ma derivano da un lungo processo. La fiducia è alla base di tutto: incoraggiate i vostri ragazzi, accompagnateli. E’ quello che ho cercato di fare con mio figlio Timothy: prima di entrare nel settore giovanile del Psg è stato per anni al Gottschee, qui a New York. Poi sono arrivati i grandi club. Per emergere occorre avere più di una chance, questa è una generazione di calciatori e ragazzi che può avere una mentalità diversa».
LA LIBERIA «Quando ero alla guida ho fatto tutto il possibile per promuovere stabilità a pace. La cosa che mi fa più felice è che ancora oggi all’interno del nostro paese non ci siano guerre».







































