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·12 March 2026

A tutto Galliani: «La notte più complicata quella per Ibrahimovic? Condor nasce da un film! Sacchi, Capello, Berlusconi e…»

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A tutto Galliani: «La notte più complicata quella per Ibrahimovic? Condor nasce da un film! Sacchi, Capello, Berlusconi e…». Segui le ultimissime

Il passato glorioso e il presente ambizioso del Milan si intrecciano in un racconto affascinante che sta facendo il giro del web. Adriano Galliani, storico ex amministratore delegato rossonero e attuale dirigente sportivo di lungo corso, è tornato a parlare della sua leggendaria epopea a Milanello. Lo ha fatto attraverso una lunga e appassionata intervista rilasciata al podcast “Colpi da Maestro”, svelando aneddoti inediti e retroscena di mercato che hanno segnato la storia del calcio mondiale.

Sul Milan di Sacchi, Capello e Ancelotti: “Quel Milan pensava in grande perchè il suo presidente, Silvio Berlusconi, pensava in grande. E questa cosa l’ha trasmessa alla società, agli allenatori e ai giocatori. Se penso a quando abbiamo scelto Sacchi, la gente diceva che eravamo matti. Arrigo faceva giocare bene le sue squadre, ma era un allenatore che nell’anno prima di venire al Milan non aveva conquistato la promozione dalla Serie B con il Parma. Di Capello si diceva che era il cocco di Berlusconi perchè Fabio non allenava da anni e faceva altro. Il terzo colpo è stato Ancelotti che lo chiamavano il ‘perdente di successo’ perchè nei due anni precedenti al Milan era alla Juve e arrivò secondo per due volte. Non andrebbero ricordati solo i colpi da maestro per quanto riguarda i giocatori, ma anche gli allenatori. Dopo il Milan sono tornato a Monza e credo che un colpo di maestro sia stato prendere l’allenatore della Primavera Palladino e portarlo in prima squadra. Gli allenatori incidono molto sui risultati delle squadre“. 


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Sulla scelta degli allenatori: “Ci sono stati periodi diversi. Partirei da Sacchi: per Berlusconi la cosa fondamentale era giocare bene. L’anno prima facciamo un’amichevole con il Parma e vediamo giocare bene gli emiliani. In Coppa Italia peschiamo il Parma, che viene a vincere a Milano giocando molto bene. Berlusconi mi chiede se il Parma ha giocatori più bravi di quelli del Milan, io ovviamente rispondo di no. E allora lui mi chiede perchè giocano meglio di noi. Io gli rispondo: ‘Boh, si vede che avranno un buon allenatore’. Il Milan passa come secondo in quel girone di Coppa Italia che viene vinto dal Parma. Agli ottavi, chi peschiamo ancora? Il Parma che torna a Milano e ci batte per la seconda volta. A quel punto pensiamo che non sia un caso. Al ritorno chiediamo al presidente del Parma di andare a cena dopo la partita e in quella cena incontriamo Sacchi. Parliamo, ma non concludiamo. Nei mesi successivi decidiamo che Sacchi avesse le caratteristiche giuste per allenare il Milan. Arrivato da noi vince lo scudetto al primo anno, la Coppa dei Campioni al secondo anno e ancora la Coppa dei Campioni al terzo anno. Quando viene da noi Sacchi non ha chiesto soldi, ha fatto mettere a me la cifra. Lui dice che va bene, ma aggiunge che se lui vince la cifra viene raddoppiata durante l’anno, la stagione successiva di riparte da doppio e se vince ancora campionato o Coppa dei Campioni si raddoppia ancora, e poi stessa cosa al terzo anno. E così alla fine si è comprato un po’ di alberghi a Milano Marittima (ride, ndr)”. 

Sui giorni del Condor: “Nasce dal fatto che c’era un film che si chiamava ‘I tre giorni del Condor’. Io ho pensato che i tre giorni del Condor fossero i giorni finali del mercato. Sono arrivato a fare cento mercati. Io inizio la mia carriera nel 1975 al Monza e ho finito con il mercato del Monza del 2025. Il primo colpo è stato uno scambio: il Monza prende Braida e dà al Palermo Peressin. Io mi ricordo tutti i colpi. Dal 1975 io ho sempre visto una cosa: i valori dei calciatori scendevano con il passare del mercato. Se devi vendere un giocatore lo devi vendere all’inizio del mercato, se vuoi comperare devi prenderlo a fine mercato. Io penso che tutte le squadre hanno più giocatori di quello che servono. Quindi i giorni del Condor devono essere gli ultimi giorni. Non sempre, ma spesso negli ultimi giorni operazioni che erano dei no diventano dei sì, o anche operazioni che sembravano essere impossibili diventano possibili. Così nascono i giorni dei Condor“. 

Sui colpi nei giorni del Condor di cui va più fiero: “Partiamo dal primo colpo da Condor, cioè Carlo Ancelotti. Era il 1987, Sacchi lo voleva a tutti i costi, ha spinto tanto per prenderlo nonostante i problemi alle ginocchio. Sacchi diceva che le ginocchia si possono curare, la testa no. Era il penultimo giorno di mercato con il presidente della Roma che diceva sempre di no. Io avevo un po’ mollato la presa, ma è stato bravo Braida che organizzò una cena con la Roma. Quella sera capiamo che il presidente continuava a dire di no, mentre il figlio e il ds Perinetti dicevano di sì. Il figlio mi invita a Roma per il giorno dopo e organizza un incontro con il padre. E io la mattina dopo prendo l’aereo e vado a Roma. Quello che sembrava impossibile avviene. Ancelotti ci ha dato una grande mano in quelle stagioni, ma io penso anche un’altra cosa: se non si fosse creato quel rapporto lì, nel 2022 Carlo sarebbe andato al Parma perchè aveva quasi firmato per loro. Un altro colpo da Condor è avvenuto a Parigi nel 1997 quando prendiamo Leonardo dal PSG. Capello, che era tornato al Milan, lo voleva assolutamente, io e Berlusconi non volevamo spendere altri soldi e gli diciamo di noi. Poi però succede una cosa incredibile: ero in Florida, dovevo tornare a Milano il giorno dopo. Mentre sto per andare in aeroporto vedo una scritta enorme: ‘Leonardo’. Allora ho chiamato subito il presidente Berlusconi e gli dico che ho avuto una visione e così volo a Parigi a prendere Leonardo dal PSG. Avevo la fortuna di conoscere bene la proprietà del PSG che mi ricevono subito e prendiamo così Leonardo. Poi se devo dire un altro grande colpo da Condor dico senza dubbio Alessandro Nesta. Ero in Sardegna e prendevo un caffè tutte le mattine con il presidente della Lazio, Cragnotti. Con lui avevo raggiunto un accordo per una cifra importantissima, 60 miliardi delle vecchie lire, ma Berlusconi mi disse di no. Avevamo vinto i preliminari e quindi avremmo partecipato alla Champions League. Quella notte Berlusconi era a Copenaghen con altri primi ministri. Vedo al tg un’intervista al presidente in cui gli chiedono se i suoi ministri sono liberi di muoversi e lui risponde che i ministri, nel rispetto del budget, possono spostare il budget come meglio credono. A quel punto, prendo la palla al balzo, e, tramite una sua guardia, riesco a parlare con Berlusconi e gl chiedo: ‘Ma io come ad del Milan sono equiparato ad un ministro?’. Lui mi risponde di sì. E gli dico che se prendiamo Nesta vinciamo la Champions, se vinciamo la Champions faremo molti ricavi. Berlusconi, un po’ per stanchezza visto che erano le 4 di notte, mi fa capire che posso prenderlo. Il mio amico Fedele Confalonieri mi dice che io ho avuto la fortuna di capire immediatamente quando Berlusconi diceva sì e pensava sì, diceva sì e pensava no, diceva no e pensava no, diceva no e pensava sì. Arriva Nesta e vinciamo la Champions League che rimarrà sempre nel mio cuore. Il piacere di battere l’Inter in semifinale e poi la Juventus in finale è qualcosa che forse non succederà mai più. E Nesta ci ha dato una grande mano“. 

Sulla notte più complicata: “Dico quella per Ibrahimovic. Ero a Barcellona con il presidente del Barça e con Mino Raiola. L’anno prima Ibra era stato preso dagli spagnoli dall’Inter una cifra enorme. Credevo fosse impossibile prenderlo dopo appena un anno. A pochi giorni dalla fine del mercato, Raiola, che era il maestro del mercato, mi chiama e mi dice di andare a Barcellona perchè si può fare. Vado a Barcellona e inizio una grande battaglia per prendere Ibra e alla fine riesco a prenderlo in prestito con diritto di riscatto. Devo convincere Ibra e vado a casa sua dove ci sono anche la moglie e i figli. La moglie esce al mattino, torna nel primo pomeriggio e mi ritrova lì. Non aveva chiesto prima chi fossi. Ibra glielo disse e aggiunse che fino a quando non avessi firmato con il Milan io non me ne sarei andato da casa loro. Zlatan poi ha firmato e quell’anno abbiamo vinto lo scudetto“. 

Su Dzeko: “Io e Braida eravano nascosti a Sarajevo che aveva ancora i segni della guerra. Siamo stati vicinissimi a Dzeko che aveva in camera le foto di Gullit e Van Basten“. 

Sul suo colpo da maestro: “Il colpo da maestro che condivido con Braida è stato Marco van Basten. Non è stato forse il colpo più difficile, ma io credo che Marco sia stato il più bravo di tutti“.

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