Adani duro dopo il flop Mondiale: «Distruggere e rinascere. Nuovo ct? Guardiola, nessun altro!» | OneFootball

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Calcionews24

·5 April 2026

Adani duro dopo il flop Mondiale: «Distruggere e rinascere. Nuovo ct? Guardiola, nessun altro!»

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Adani ha analizzato così la crisi del calcio italiano dopo l’ennesimo flop Mondiale. Queste le sue dichiarazioni

L’ennesima clamorosa esclusione dell’Italia dai Mondiali continua a generare forti scossoni nell’ambiente sportivo. Sulle colonne del Corriere della Sera, l’ex calciatore e noto opinionista tv Lele Adani ha pubblicato un durissimo manifesto d’intenti, analizzando senza filtri la crisi profonda del calcio italiano. La sua non è una semplice disamina tecnica, ma un vero e proprio grido d’allarme che invoca una rivoluzione totale dell’intero movimento sportivo azzurro, ormai palesemente arretrato rispetto alle altre potenze.

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Azzerare il sistema: la fine delle vecchie logiche

L’analisi parte da una presa di coscienza amara e ineluttabile. Il nostro sistema ha dimostrato di essere incapace di competere ai massimi livelli internazionali. Per l’opinionista, le mezze misure o i semplici cambi di facciata non sono più sufficienti per curare i mali della Nazionale. Come evidenziato nel suo duro intervento, la diagnosi è spietata: «non è più tempo di ricostruire, bisogna distruggere: tutto». Un concetto radicale e di rottura totale, necessario per spazzare via le dinamiche che hanno portato l’intero movimento a «toccare il fondo».

Pep Guardiola: l’uomo per la rivoluzione culturale

Per guidare questa complessa e necessaria rifondazione, Adani individua un solo e unico profilo di respiro mondiale, capace di incidere sia dal punto di vista tattico che culturale: Pep Guardiola. Il tecnico catalano ha già lasciato un’impronta indelebile e vincente in Spagna, Germania e Inghilterra, e viene indicato come l’architetto ideale per l’Italia. Su di lui, le certezze dell’ex difensore sono inequivocabili: «La persona più credibile è lui, nessun altro».

Giovani, comunicazione e rinascita

L’obiettivo di questa drastica trasformazione strutturale non deve limitarsi alla ricerca affannosa di risultati immediati. Il focus strategico deve spostarsi sulla base, ovvero i settori giovanili, colmando il divario con le altre nazioni dove i talenti emergono e si impongono con enorme rapidità. La visione suggerita guarda lontano: il lavoro deve essere impostato «Non per il prossimo Europeo, ma per far germogliare un nuovo prodotto calcistico».

Oltre all’aspetto puramente tecnico, emerge la necessità di un netto rinnovamento mediatico, poiché nell’era moderna il calcio «va comunicato meglio». La sintesi perfetta del suo pensiero è racchiusa in una provocazione che suona come un imperativo per tornare competitivi: «Distruggere e rinascere».

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