🎙️ Avellino, Ballardini: "Mister salvezza? Etichetta stupida. In Italia comandano le proprietà e gli agenti" | OneFootball

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·2 April 2026

🎙️ Avellino, Ballardini: "Mister salvezza? Etichetta stupida. In Italia comandano le proprietà e gli agenti"

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Davide Ballardini, chiamato a garantire la permanenza in serie B all'Avellino, provando anche ad avvicinarsi ai play-off, si è raccontato. Riprendiamo le sue parole da La Gazzetta dello Sport.

L'inizio ad Avellino

Avellino - "Si guarda prima di tutto all’obiettivo, che è quello della salvezza. Cosa che non è facile, ce la dovremo meritare".


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Avvio - "Siamo contenti per quello che è stato fatto, ma consapevoli che non abbiamo fatto nulla. La verità è solo quella. Intanto sono stato contento della chiamata dell’Avellino. Ho conosciuto i dirigenti, sono molto appassionati. E la squadra: ero curioso e sono entusiasta. Ci sono giocatori perbene che ci tengono, con valori umani non scontati da trovare. È una curiosità che avevo e che mi ha sorpreso in positivo".

Scelta - "È di straordinaria importanza. Ho conosciuto un ambiente nuovo, posti nuovi, non pensavo che la squadra fosse così importante per la comunità. La squadra rappresenta una provincia intera, che è molto ampia, c’è tanto affetto e i tifosi ci sostengono ovunque. È stata una bella sorpresa, qui la squadra per la gente è la massima passione".

Da avversario - "Non conoscevo Avellino, ero ignorante, non mi rendevo conto di cosa ci fosse attorno alla squadra e lo scopro poco alla volta. Ma d’altronde qui ero venuto solo con la Sambenedettese a inizio carriera. A proposito, devo fare un ringraziamento".

Ballardini si racconta

Mister salvezza - "Me l’avete messa voi giornalisti ed è una stupidata. Perché, se si guarda bene il percorso fatto, ho fatto meglio quando ho iniziato piuttosto che quando sono subentrato, come al Genoa, o al Palermo quando mi sono dimesso. O alla Lazio, vincendo la Supercoppa. Sono fatti oggettivi".

Serie A - "A Cremona ho fatto un punto a partita, il meglio possibile. A Sassuolo c’era tutto per fare bene, ma credo che quell’anno fosse segnato: alla prima partita ho perso Berardi per infortunio, ma ho tenuto una media punti più alta rispetto a chi mi ha preceduto. Non è bastato ed è stato un peccato, per il valore di quella società. Lo stesso vale anche per la Cremonese, anche se è meno strutturata".

Differenza tra A e B - "Tanta. La qualità dei giocatori è notevole, hanno cilindrate diverse. Però in B ci sono giocatori giovani che meritano di trovare spazio in A".

Idee - "Da allenatore curioso cerchi di prendere dai più bravi. Io più da Guardiola, non ho mai seguito il calcio di Gasperini, Juric, Palladino: un indirizzo molto chiaro ma non paragonabile a quello di Sacchi e Guardiola".

Italia - "In Italia comandano le proprietà e gli agenti, chi conta meno sono gli allenatori e tutto si riflette sul lavoro, perché il giocatore capisce se l’allenatore conta o meno. Ci sono meno educatori e istruttori, bisogna ripartire da allenatori con un ruolo più importante, perché la competenza è fondamentale ma viene meno a favore degli interessi. E così il calciatore non cresce, come uomo e come atleta".

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