Bargiggia: «Brasile di Ancelotti deludente, più limiti che forza mentale. Mancini CT? Marotta e altri dirigenti non lo rivogliono in Nazionale» – ESCLUSIVA | OneFootball

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·30 June 2026

Bargiggia: «Brasile di Ancelotti deludente, più limiti che forza mentale. Mancini CT? Marotta e altri dirigenti non lo rivogliono in Nazionale» – ESCLUSIVA

Article image:Bargiggia: «Brasile di Ancelotti deludente, più limiti che forza mentale. Mancini CT? Marotta e altri dirigenti non lo rivogliono in Nazionale» – ESCLUSIVA

Paolo Bargiggia ha parlato in esclusiva a Calcionews24: le sue dichiarazioni sul Mondiale e non solo

Paolo Bargiggia, noto giornalista ed esperto di mercato, è intervenuto in esclusiva a Calcionews24 analizzando sia il sofferto passaggio del Brasile di Ancelotti agli ottavi di finale del Mondiale sia le clamorose eliminazioni di Germania e Olanda per poi passare al futuro della Nazionale Italiana e alle ultime di mercato in casa Inter, Milan e Juve.

Il Brasile ha sofferto più del previsto contro il Giappone, riuscendo a ribaltare il risultato solo nel finale. Questo successo è il segnale della forza mentale della squadra di Carlo Ancelotti oppure mette in evidenza limiti che potrebbero pesare andando avanti nel Mondiale?


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«Devo dire che il Brasile continua a deludermi. E’ una squadra che se togliamo ovviamente Vinicius e Gabriel dietro, ha una qualità media e soprattutto è una squadra avanti negli anni a parte qualche eccezione. Pensiamo a Casemiro… Anche se poi ieri è andato in gol e forse il merito di Ancelotti è quello di non averlo sostituito ma le sue difficoltà atletiche, quelle di Danilo… E’ una squadra che gioca sotto ritmo, ha un ritmo molto blando e ieri nel primo tempo è stato imbarazzante e meritava di essere sotto nel risultato. Devo dire che poi Ancelotti con i cambi, Martinelli, Endrick, ha migliorato la squadra ma anche con la complicità del Giappone perchè va bene sfruttare la rapidità degli attaccanti in ripartenza ma il Giappone si è chiuso e ha consegnato tutta la sua metà campo nel secondo tempo al Brasile. E’ una squadra che si è qualificata in extremis e sarebbe potuta uscire come la Germania e l’Olanda e secondo me è una squadra che mette in evidenza dei limiti più che una forza mentale. Anche se Ancelotti non sta azzeccando una formazione iniziale correggendole poi in corsa. Sicuramente ha dei meriti nel dare un pò di equilibrio e maturità ad una formazione che non ha grandi valori, un pò per infortuni, manca Wesley, un pò per le scelte di Ancelotti che non ha convocato qualche giocatore e un pò per lo stop di Raphinha. Però il Brasile continua a deludermi».

L’eliminazione della Germania ai rigori contro il Paraguay è una delle sorprese più clamorose del torneo. Secondo te è stato un incidente di percorso oppure è il punto d’arrivo di un declino che la nazionale tedesca si trascina da diversi anni? Dopo la Germania è caduta anche l’Olanda, eliminata ai rigori dal Marocco. Questi risultati raccontano un Mondiale sempre più equilibrato, in cui le cosiddette “piccole” hanno davvero colmato il divario con le grandi, oppure pensi che le favorite abbiano semplicemente sottovalutato gli avversari?

«La definizione di piccola per il Marocco non ci sta, forse più per il Paraguay. Devo dire però che ci sono delle ragioni nella sconfitta dell’Olanda e della Germania. L’Olanda ha giocatori di qualità ma ha un allenatore a mio avviso mediocre come Koeman. Difensivista, lo abbiam visto nella partita di ieri. Ha lasciato fuori Reijnders, si è protetto di più in difesa e alla fine se rinunci a giocare a calcio a tutte le latitudini, lo vediamo in Europa, in Champions, nel nostro campionato: chi non gioca, come il Milan, e aspetta solitamente patisce. La vittoria te la devi andare a prendere, non basta avere dei valori superiori e devo dire che il Marocco l’ha meritata. Anche nella Germania ci vedo la mano in negativo di Nagelsmann. Una formazione che ha continuato a prendere gol, una squadra che in ogni gara è partita con l’handicap. Poi nello specifico della gara di ieri, non è riuscita a scardinare quella difesa ermetica del Paraguay. Sicuramente una grande delusione ma io, come quando parlo delle squadre italiane dicendo che non dobbiamo essere provinciali perchè il calcio non finisce in Italia, non finisce nemmeno in Europa il calcio. Forse abbiamo una visione un pò troppo egoriferita in generale. Olanda e Germania sono uscite con merito. La Germania è un disastro perchè comunque negli ultimi due Mondiali è uscita ai gironi, vado a memoria, ora è uscita solo ai sedicesimi. Evidentemente è un campionato che non forma perchè eccetto il Bayern e qualche altra eccezione alla fine ai Mondiali fanno sempre male. Olanda e Germania non hanno trovato un valore aggiunto sulla panchina».

La grande assente al Mondiale è l’Italia. Chi è in vantaggio tra Conte e Mancini come nuovo CT e quante possibilità ci sono che Paolo Maldini diventi il nuovo DT?

«In questo momento Conte sembra tornato in vantaggio su Mancini perchè so che c’è una certa parte dell’establishment italiano che non vuole Mancini e uno di questi, da quello che so, è Marotta più altri dirigenti. Non lo vogliono per come ha lasciato la Nazionale e per altre ragioni quindi non c’è una risposta definitiva ma è una patata un pò bollente. Va considerato Conte in vantaggio a meno che Malagò, che aveva puntato su Mancini, in qualche modo lo imponga diciamo all’establishment del calcio italiano. Per il momento invece Maldini non ha detto sì quindi aspettiamo».

L’Inter ha perso Palestra, finito al Chelsea: quanto pesa questa operazione dal punto di vista strategico? È una sconfitta di mercato? C’è un nome sul quale, secondo le tue informazioni, i nerazzurri stanno lavorando sottotraccia e che potrebbe sorprendere?

«Che sia una sconfitta dal punto di vista del mercato, il mancato ingaggio di Palestra quando c’era la volontà del giocatore di trasferirsi, quando c’era un accordo di massima sullo stipendio, ma non c’era ancora un accordo sulla cifra che chiedeva l’Atalanta. E lì secondo me è stata una nota negativa per l’Inter, perché se tu vuoi un giocatore, hai il gradimento del giocatore, conosci l’Atalanta, non fai trattative, così con dei continui incontri, con dei piccoli rilancini, senza mai raggiungere la cifra che ti viene chiesta. E’ chiaro che sapevano tutti, perché sul mercato si sapeva che il Chelsea era vigile, poi quando l’Inter non si è affrettato a chiudere, chiaramente il Chelsea ha alzato la cifra sia per il cartellino, sia la percentuale sulla rivendita, ha alzato e ovviamente ha dato il doppio dei soldi al giocatore. Però che sia una sconfitta strategica è assodato, perché l’ha detto anche Piero Ausilio l’altro giorno in un’intervista, una bocciatura a scuola. Adesso penso che possano in qualche modo rifarsi, ripiegando su questo giocatore israeliano dell’Union San Gilloise, Anan Khalaili, che comunque è in trattativa con il Napoli, ma il Napoli non lo ha ancora chiuso, non è stata accettata l’offerta del club di De Laurentiis, che in questo momento ha un po’ fermato le operazioni in entrata. E’ un giocatore che rientra nei parametri dell’Inter, perché è della proprietà dell’Inter, è un giocatore giovane, con un salario contenuto e un costo del cartellino che sta sotto i 25 milioni. Quindi potrebbe essere lui in questo momento l’alternativa a Palestra, più di altre cose che erano state scritte, per esempio come Dodò della Fiorentina. Ad oggi io dico che sia questa la chiave di lettura».

Il Milan ha chiuso per Gonçalo Ramos: cosa aggiunge alla squadra rispetto agli attaccanti già presenti? La spesa così elevata ti ha sorpreso? Mattia Liberali potrebbe rientrare dall Catanzaro: è una possibilità concreta oppure il suo futuro è ancora lontano da Milanello? Sul fronte John Stones: quanto è concreta l’idea di prenderlo a parametro zero? È un’opportunità che il Milan sta seguendo con convinzione oppure è ancora un’ipotesi da monitorare?

«La cifra spesa dal Milan per Goncalo Ramos è sicuramente, a mio avviso, molto elevata, considerando che il giocatore negli ultimi tempi non ha mai fatto il titolare, né nel suo club né nella nazionale portoghese, è un po’ un’incognita in assoluto, ma è una chiave di lettura per capire che il Milan, dopo la debacle dello scorso anno per ripartire, si è messo un po’ nelle mani di Mendes, che è il procuratore di Gonzalo Ramos, e quando ti metti nelle mani di Mendes sicuramente spendi, paghi e non è detto che tu abbia dei riscontri positivi. Ovviamente Goncalo Ramos è un buon giocatore, quando giocava titolare faceva bene, non è un crack, ma come per tutti i giocatori, come dicevo anche prima sui Mondiali, conta molto il tipo di gioco, il sostegno che hai con le idee, se fai un calcio offensivo, l’input che hai dall’allenatore. Per quanto riguarda Liberali è chiaro che l’appetito viene mangiando, soprattutto alla luce del fatto che il Como si è mosso molto per prendere il giocatore, però da quello che sentiamo il Milan, e a mio avviso farebbe bene, avendo al 50% una percentuale sulla rivendita, con 3 milioni potrebbe portare a casa il giocatore, ed è una cosa fattibile da seguire, ma attenzione al Como. Su John Stones in questo momento non ho riscontri di una trattativa calda, anche lì sul difensore si sta parlando di Antonio Silva, anche lì siamo sempre a casa Mendes, quindi questa è un po’ la traiettoria da seguire».

Quanto è fiduciosa la Juventus di riuscire a riprendere Kolo Muani? Si parla anche di Ekhator: che tipo di investimento sarebbe?

«Per la Juve Ekhator mi sembra più un’operazione in cui due club si aiutano e soprattutto la Juve aiuta il Genoa a fare questo tipo di cessione per motivi di bilancio e quindi c’è un rapporto di collaborazione. Però è chiaro, è una cosa che va vista in questa ottica, comunque è un investimento su un giocatore giovane. Su Kolo Muani quanto è la fiducia? La fiducia c’è sempre nella volontà del giocatore, però il PSG non ha ancora dato una risposta sulla formula e sulla cifra, quindi è una cosa da seguire. Stanno facendo di tutto, c’è un moderato ottimismo, ma non è ancora chiuso in questo momento».

SI RINGRAZIA PAOLO BARGIGGIA PER LA DISPONIBILITA’ DIMOSTRATA IN QUESTA INTERVISTA

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