Calcionews24
·26 April 2026
Biabiany ripercorre la sua carriera: «Casiraghi disse che gli ricordavo Henry. Poi i problemi al cuore, lì ho avuto paura»

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L’ex attaccante Jonathan Biabiany ha ripercorso la sua intensa carriera calcistica in una toccante intervista alla Gazzetta dello Sport. Il giocatore francese ha ricordato con emozione il suo primo approdo all’Inter e il clamoroso esordio in prima squadra: “A Parigi, Pierluigi Casiraghi mi osservò per caso in una partita di Coppa, ma se ne andò senza vedere i quattro gol che segnai. Gli bastò: diceva che gli ricordavo Henry. Debuttai in Coppa Italia, Mancini mi convocò assieme a Bonucci e pensai: ‘Tanto poi ci manda in tribuna’. Invece: ‘Vai a scaldarti’. E poi: ‘Dai che entri’. Prima non sentivo le gambe, poi neanche il respiro“.
La sua prima grande avventura nerazzurra ha toccato l’apice assoluto con il trionfo iridato per club: “Per il Mondiale per club non dovevo neanche partire, ero stirato, ma Rafa mi disse: ‘Vieni, vediamo se recuperi’. In finale, gol quasi al primo pallone toccato: me la dà Stankovic, con gente così bastava il movimento giusto. Però non ci credevo, parla il video: mani in testa, comincio a guardare a destra e a sinistra”.
Nel 2014, il tanto atteso trasferimento ai cugini del Milan saltò improvvisamente per una grave e latente aritmia cardiaca. Il ricordo di quei giorni è da brividi: “Mi voleva anche Lippi al Guangzhou, ma dopo aver parlato con Inzaghi era tutto fatto, comprese foto con sciarpa e maglia di allenamento rossonere: infatti Galliani fece l’inferno, perché sapeva che stava saltando tutto. Il rifiuto di Zaccardo non c’entrava nulla, andava nascosto il mio problema di salute: aritmia cardiaca. Ero sulla cyclette e mi guardavano strano, poi restano lì a parlare tanto e il mio procuratore mi fa: ‘Che c… hai al cuore?’. Zero sintomi, ma lì ho avuto paura. Non di non poter giocare più: anche di morire, sì”.
Dopo aver superato esami medici massacranti e superato paure comprensibili (“Per avere l’idoneità, andai a Boston? Dove il professor Baggish mi disse le stesse cose del professor Carù: ‘Tornerai a giocare, ma gli esami saranno duri’. Un’ora di corsa veloce in salita sul tapis roulant, scesi e dissi: ‘Se non sono morto oggi, non posso morire sul campo’. Quello del Milan, ancora più tosto: cuore al massimo con le scosse elettriche entrando da un’arteria. Me lo sentivo in gola e pensai: ora esplode”), il francese ha potuto finalmente riassaporare il rettangolo verde: “Tutta l’estate ad allenarmi con un defibrillatore vicino, ma la gioia di tornare in campo e fare subito gol a San Siro, contro il Frosinone, sta sul mio podio: con il debutto nell’Inter e il gol nel Mondiale per club”.
Oggi sorride guardando l’attualità e il Parma, l’altra grande piazza del suo cuore: “La mia seconda casa calcistica. E la sua salvezza è giusta come il nostro scudetto“. Infine, chiosa sul tricolore interista da poco conquistato dai ragazzi di Inzaghi: “Sacrosanto: l’Inter era ed è stata la più forte, è bello essere suo tifoso”.
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