Bologna Sport News
·9 May 2026
Bologna, Italiano: “Quando ho accettato di venire qui mi davano del matto. Vi dico in cosa sono simile a Conte. Il mio futuro? Rispondo così”

In partnership with
Yahoo sportsBologna Sport News
·9 May 2026

Le parole del tecnico dei felsinei Vincenzo Italiano sulla stagione con il Bologna, la crescita della squadra e il suo futuro
Dopo l’esaltante annata con Thiago Motta al timone, il Bologna ha affidato il progetto di crescita alle sapienti mani di Vincenzo Italiano, tecnico in ascesa e di primo livello. L’ex Fiorentina riesce a fare addirittura meglio del suo predecessore, vincendo la Coppa Italia, raggiungendo la finale di Supercoppa Italiana e i quarti di Europa League, il tutto mostrando un calcio che ha strappato consensi anche nell’opinione pubblica.
Il diretto interessato, nel corso della lunga intervista rilasciata ai microfoni di Rai 2 nella trasmissione Dribbling, ha voluto fare un bilancio della sua esperienza in rossoblù. Andiamo a riportare di seguito quanto dichiarato.
Il tecnico esordisce analizzando così la stagione del suo Bologna: “Arrivare sempre in fondo in finale e concludere come abbiamo fatto l’anno scorso con un trofeo, come dico io, è molto difficile. Stupire non è mai semplice. Abbiamo valorizzato tanti ragazzi. Uno che mi viene in mente così è Rowe che all’inizio ha avuto qualche difficoltà. Siamo riusciti a tirare fuori un giocatore di grande valore, di grande prospettiva, ma sono tante le cose positive quest’anno.”
Sulla scelta di venire a Bologna: “Quando ho accettato la panchina del Bologna, qualcuno mi dava del matto, nel senso che dopo la Champions League, dopo quello che avevano costruito l’allenatore Thiago insieme ai ragazzi poteva essere veramente un qualcosa di difficoltoso da replicare, invece ho trovato una società top, una squadra con una cultura e una mentalità davvero di grande livello, con giocatori di valore. Siamo riusciti a fare ancora in campionato un bel cammino e poi a mettere in bacheca un trofeo che mancava da 51 anni”.
Quando gli viene chiesto quale siano le sue imprese da allenatore Italiano non ha dubbi: “Quando c’è un trofeo di mezzo, è sempre qualcosa di straordinario. Dopo 51 anni, vedere tutta questa gente gioire…Poi anche quella salvezza (con lo Spezia, ndr) fu un qualcosa di incredibile. Sei mesi lontani da La Spezia, praticamente giocavamo sempre fuori casa perché avevamo il Picco inagibile, giocavamo a Cesena. Poi il rientro a La Spezia e un grande girone di ritorno dove la squadra arriva a una salvezza veramente incredibile. Quindi quella e la Coppa Italia sono al primo posto come vittorie da quando faccio l’allenatore”.
Il tecnico prosegue parlando di Conte e delle sue similitudini con lui: “Antonio vive la partita in maniera presente, ha voglia di vedere in campo attuato quello che si prepara durante la settimana, stimola anche i ragazzi durante la partita. Io credo che l’allenatore sia anche questo, quindi io vedo che Antonio è un grandissimo allenatore, per quello che ha fatto in questi anni in Italia e lontano dall’Italia. E ritengo sia un esempio. Devo dire che sta dimostrando ancora adesso il valore che ha. Se c’è qualcosa che può accomunarmi a lui è questo, per come viviamo la partita”.
Poi prosegue parlando del suo futuro: “A questo punto della stagione inizia il valzer di giocatori e allenatori…Io sono concentratissimo su questo finale perché è ricco di partite molto difficili. Abbiamo qualche obiettivo ancora da raggiungere, speriamo di riuscire a trovare le motivazioni giuste per vincere e fare i punti in queste tre partite perché dietro corrono, davanti anche. Qualche possibilità c’è ancora, poi per il resto… sono in una società dove si lavora benissimo, incontrerò la dirigenza e vediamo il da farsi per il futuro.”
Infine chiosa sull’utilizzo dei giovani in Italia con un focus sulla situazione in merito a Bologna: “Noi nell’ultima partita abbiamo concluso con Pessina del 2007, Helland del 2005, Rowe del 2003, Castro del 2004 perché sono giocatori di valore, giocatori che possono far vedere il proprio valore e noi li buttiamo in campo. Chiaro che ci vuole coraggio, forse in Italia abbiamo poca pazienza, tutti, a partire da noi addetti ai lavori ma anche dall’ambiente esterno e secondo me è lì che bisognerà crescere.”
Live


Live


Live



































