Sampnews24
·3 June 2026
Bonetti: «Fredberg e Tey continuano a fare gli stessi errori, mi preoccupa. Assurdo ciò che è stato fatto a Lombardo, Mancini e Invernizzi!» – ESCLUSIVA

In partnership with
Yahoo sportsSampnews24
·3 June 2026

Ivano Bonetti è stato protagonista con i colori blucerchiati ed ora vive in modo viscerale tutto ciò che appartiene al mondo Sampdoria. Nella giornata di ieri ha concesso un’intervista esclusiva a noi di SampNews24 tra la mancata conferma di Attilio Lombardo e l’allontanamento di Andrea Mancini e Giovanni Invernizzi. Le sue parole:
Attilio Lombardo non confermato, Andrea Mancini e Giovanni Invernizzi allontanati nonostante siano stati i principale protagonisti della salvezza. Che ne pensa di queste scelte della presidenza della Sampdoria?
«La situazione è preoccupante, quando si deve fare una valutazione generale da quando questi signori hanno preso in mano la Sampdoria, si nota che continuano a ripetere gli stessi errori e continuano a distruggere quel poco che funziona. Hanno fatto degli errori clamorosi sotto il punto di vista tecnico e delle scelte e tutti gli anni ricominciano da zero, anche in questo momento sto seguendo un po’ la situazione e se guardiamo le scelte dei giocatori è uguale. Quei pochi che hanno fatto bene, non sono riconfermati e non ci sono trattative in ballo, quindi vuol dire di nuovo risconvolgere una rosa, ripartire di nuovo da zero anche sotto il profilo della squadra. Ogni anno non non riescono mai a prendere spunto dalle cose che funzionano e da quelle che non funzionano. E andando sulla parte dei tecnici ancora è peggio, addirittura scartano le cose che funzionano e vanno alla ricerca di nuovi esperimenti per costruire che cosa? E’ assurdo, c’è una strategia che non si capisce. O c’è sotto qualcosa che non so o non capisco. Sotto il profilo sportivo, tutte le persone competenti non si danno una spiegazione a queste cose.
E’ un percorso che ormai dura da questo biennio, lasciando stare il il primo anno che comunque sono andati nei play-off con Pirlo. Io dico, il primo anno con Pirlo si è arrivati ai play-off, allora perché non hanno salvato le situazioni che funzionavano e hanno messo quei due o tre o quattro tasselli che potevano migliorare, mettere migliorie e dai play-off cercare di riuscire a vincere il campionato, o quantomeno se arrivi nei play-off, cercare di vincere questa volta. No, hanno ribaltato totalmente tutto, messo un nuovo direttore sportivo, nuove situazioni, giocatori nuovi, hanno speso un sacco di soldi, perché non è che non li spendono, non è che non investono, ma investono male oppure investono tanto per. Hanno di nuovo ricambiato tutto dopo due-tre mesi e a dicembre hanno risconvolto di nuovo tutto, altri giocatori, altri allenatori. E’ un sistema che ha fatto dei disastri. E cosa hanno fatto? Nel momento difficile della situazione, perché si stavano spaccando dappertutto nella dirigenza, hanno messo delle persone che avevano tutto da perdere.
Evani, Lombardo, Invernizzi, hanno ripreso Andrea Mancini da Barcellona e questi signori che avevano tutto da perdere sono venuti. Quando tu vai in una situazione che è compromessa e hai uno storico dove la gente ti vuol bene, sai che succede? Se se vai male, vai male e vai a compromettere anche l’affetto del passato. Invece, questi signori hanno messo dietro la propria figura per quanto il rischio potesse essere grande, e tutto per amore della Sampdoria e dell’amore che hanno per la squadra, e l’hanno salvata. Han fatto un miracolo. Poi dopo sono ripartiti un altro anno con altee scelte scellerate. Vanno a prendere persone all’estero che non hanno mai fatto calcio, e se l’han fatto, l’han fatto fallendo, che non parlano italiano, che non conoscono la Serie B, attenzione bene, che la Serie B non è la Serie A.
In Serie B ci sono delle componenti che al di là della qualità, devi riuscire assolutamente a compattare a livello caratteriale di gruppo con due o tre situazioni molto semplici. Non puoi aspettarti di calarti come in Serie A in cui c’è bisogno di cose serie. In B c’è bisogno di due o tre cose semplici da mettere in piedi. E invece loro le hanno distrutte. Perché se tu non fai gruppo e non fai capire in che piazza sei, dato che la Sampdoria è una piazza da Serie A, vuol dire che quando tu vai a affrontare le altre squadre ti vedono come una squadra da battere, quindi le forze si moltiplicano contro la Sampdoria. E se tu non hai giocatori di spessore sotto il profilo della mentalità e del carattere e metti allenatori che ancora devono iniziare ad allenare, che non conoscono la stesso ambiente della Sampdoria, fai fatica. Fai molta fatica perché giochi contro gente che butta ancor di più l’anima, è come un Lecce che gioca contro la Juventus, non ha niente da perdere, va a 1000 all’ora o di più.
Hanno perso l’identità, la mentalità. E mi domando: l’anno scorso sono ripartiti prendendo Donati, non per dargli colpe, come fa andare a lavorare dove ci sono cinque sei dirigenti che non parlano neanche l’italiano? Fatemi capire come fanno a fare la comunicazione con i tifosi. Quando c’era da parlare, nei momenti difficili, sono sempre spariti, nei momenti disperati loro spariscono e danno la patata bollente prima a Lombardo, Evani, Mancini, Invernizzi e quest’anno di nuovo Invernizzi, Lombardo, Mancini. E spariscono e non fanno comunicazione! E quest’anno avendo più tempo a disposizione e Attilio Lombardo, e non dobbiamo parlare solo di amore nei confronti dei tifosi, della piazza. No, Lombardo ha competenze, ha dato un gioco, ha fatto una squadra solida e ha fatto una media da play-off senza avere l’opportunità di ripartire da zero, costruire i giocatori che magari volesse pure. È quello che fa arrabbiare, che tu hai un allenatore che è amato, che ha fatto benissimo e che è competente e che ha fatto dei risultati. Ma come? Non riparti da lui? Allora vuol dire che se tu non riparti da tutto questo sistema, bisognche tu vai a prendere uno che sta vincendo tutti i campionati.
Ancora non ho sentito parlare una parola italiana. Io ho fatto il manager all’estero, in un mese ho imparato l’inglese. Cioè, questo qui è un anno che è in Italia, ancora non ho sentito fare un’intervista in italiano. Ma come fa? Come fa a costruire un rapporto con la squadra se non dice una parola? Eh certo, l’ho visto io come fa, prende tutti stranieri che così parlano tutti l’inglese. E’ una situazione imbarazzante, per questo motivo, perché prima di tutto sono le competenze che hanno salvato la Sampdoria, abbinate a gente che ha personalità, perché Attilio Lombardo ha personalità da vendere, è un combattente, è uno che ti dà di più, e se non hanno capito questo, perché non l’hanno capito, oppure l’hanno capito bene e i piani sono diversi, come possono pensare che il tifoso stia lì tranquillo, beato, sempre con lo stile di supportarli, eccetera. Attenzione che i tifosi amano la Sampdoria, la storia della Sampdoria, la società, ma quelle persone lì che ci sono sopra non le possono più vedere.
Non è possibile che questi possano andare avanti perché non hanno le le competenze per aprire un ciclo e portare la la Sampdoria a certi livelli e mantenerli, perché riconoscimento per le persone non ne hanno. Riconoscenza zero, competenze zero, comunicazione zero. Mi spiegate che futuro può avere la Sampdoria con questi personaggi? Ma dovrebbero decisamente cercare di venderla, cercare loro gli acquirenti e regalarla quasi. Perché non sono del mestiere e quando trovano persone che hanno del mestiere le fanno fuori, le sfruttano per salvarsi il culo, perché la retrocessione sarebbe un dramma e perché no, rischierebbero davvero di non uscire più di casa, ma solo per quello, eh.
Guarda, io nell’ultima anno della vita di con Luca Vialli abbiamo cercato di fare qualcosa per la Sampdoria. Ci avevano contattato per cercare di riuscire a fare un’operazione e che dovevamo avere una gestione sotto il profilo tecnico. Nel primo mese ci siamo messi a lavorare sulle caratteristiche degli uomini che dovevano fare parte, che qualità dovessero avere per far parte della dirigenza della Sampdoria. Ce le ho tutte scritte a mano ancora, perché ovviamente le conservo per ricordo. Allora, che che collaboratori vogliamo? Che qualità umane devono avere? Devono essere oneste, eh? Devono avere entusiasmo, devono avere allegria, devono mettere dietro le gli interessi personali dietro alla Sampdoria, serve tutto un insieme di competenze di valori umani, prima di tutto.
Se leggo la scheda che avevamo preparato, questi fanno totalmente totalmente il contrario. E mi spieghi dove vuole andare a finire? Questa è la verità lampante. Questi fanno una mezza intervista in inglese e vendono del fumo, ma sicuramente non sono capaci e si sono ritrovati lì. Adesso io non capisco che cosa ci stanno a fare lì, qual è l’interesse loro. Ma fatemi capire, non sono amati dalla gente, non sono organizzati»
Sul famoso algoritmo usato da Jesper Fredberg per fare il calciomercato cosa sai dirmi?
«Voglio dire una cosa importantissima, si continua a dire che loro pagano un algoritmo che cerca i giocatori, e fanno una squadra con l’algoritmo. Si dice che pagano l’algoritmo che riconosce i talenti. Attenzione bene: l’algoritmo che ti aiuta a scegliere i talenti, perché io ho visto come funziona, c’è, ma loro non ce l’hanno. Te lo dico perché l’inventore e che a livello mondiale ha i diritti, perché l’ha inventato, è la K Sport. Loro utilizzano una banca dati per cose come i passaggi, i minuti giocati, tutte le le rilevanze statistiche, ma l’algoritmo loro non ce l’hanno. Io ho parlato con l’ingegnere che l’ha inventato che è qua di Pesiolo, che è vicino a dove abito io e mi ha detto “Loro non hanno un bel niente”. Io non so a chi danno i soldi perché l’esclusiva a livello mondiale ce l’ha lui che l’ha inventato e quelle persone non hanno nessun tipo di contratto, bisogna andare a fondo su cosa stanno usando allora».
E invece sulle voci di una possibile cessione della Sampdoria che sono circolate negli scorsi mesi?
«Non si va da nessuna parte in questo modo, ci sono dei rumors in giro di gente interessata alla Sampdoria. Questa è una situazione delicata, perché una volta ero rimasto anch’io incagliato dentro con la speranza che ci fosse davvero qualcuno che la voleva perché mostravano documenti e incontri seri, fatti veramente, ma poi dopo siamo andati avanti e non si è concretizzato niente. In questi modo fai anche brutte figure, però si sente il rumorío che ci sia qualcuno interessato, ma io ho sentito anche il rumorío di porte chiuse subito, senza dare la possibilità, della serie “no, noi non vendiamo”. E allora capisci bene che se dicono di non voler vendere, già è difficile trovare le situazioni giuste. E poi dopo se questi sono chiusi a riccio, ci sarebbe da chiedergli “se ci fosse un acquirente vendereste, ma qual è il vostro programma? Volete andare in Serie A? Scusa ma quand’è che impara l’italiano perché noi vorremmo anche comunicare in italiano, siamo in Italia? Come fa a parlare alla squadra, a trasmettere le situazioni parlando?. Ma c’è la, ma la società ha intenzione di vendere? No. E no allora qual è l’intenzione?».
A quanto filtra sarebbe stata presa la decisione di non riscattare Nicolò Pierini e sempre a tema riscatti pare complicato quello di Tjas Begic. Questo quando rischia di incidere sul progetto tecnico della prossima stagione?
«Pierini è stato infortunato, però si vedeva che era un giocatore forte. Per Begic vale sempre questa roba qui. Dicono che ricominceranno, che andranno a prenderne altri, altra gente che non conosce l’ambiente. Quando uno viene alla Sampdoria deve sapere che quando scende in campo l’avversario dà sempre il triplo, perché la Sampdoria è considerata giustamente una squadra con un blasone molto forte. Vai a giocare in uno stadio con 30.000 persone, qualsiasi squadra che arriva a Marassi è normale che quando mette il piede dentro va a mille. Serve che vengano presi giocatori di carattere oltre che forti».
Il commissario tecnico Silvio Baldini ha preso la decisione di puntare sui giovani dell’Italia U21 in vista delle amichevoli contro Lussemburgo e Grecia. Che ne pensa della sua decisione?
«Io quello di Baldini lo prendo come un segnale provocatorio. Una cosa fatta come per dire mettiamo i giovani perché è giusto che i giovani vengano considerati di più, solo quello. Poi dopo, sotto il profilo della costruzione di una nuova Nazionale, non è che serve, però io penso che l’obiettivo suo era questo, di dare un segnale provocatorio per dire che i giovani ci sono. Dopo queste due partite si comincerà a costruire qualcosa che vada in questa direzione. Ma c’è da preoccuparsi perché il problema parte dal basso, dai dilettanti, dal settore giovanile e risalendo su in tutto, funziona tutto al contrario.
Se tu pensi che nella primavera del Lecce sono tutti stranieri. Qui ci vogliono delle riforme assolutamente valide, quando ero in Inghilterra gli stranieri che potevano venire da extracomunitari dovevano avere dei requisiti molti stringenti. Qui il problema è grosso, cosa che io vedo perché tanto il mio compito è proprio quello di fare il formatore, e lo faccio da tanti anni. Il problema dei giovani è proprio questo, quando sono piccoli trovano dei formatori che non sono formatori, ma sono allenatori, e un allenatore non può allenare i ragazzini perché allena già come se fosse una squadra grande. Non stanno a curare le individualità, ma curano più che altro il lavoro di squadra e di conseguenza. Cominciano già a dire che “passala, scarica, dalla lì, dalla là”, indicazioni che a un ragazzino non si devono assolutamente dare, perché il ragazzino deve giocare e cercare di esprimere il talento e la visione che ha. Se ha voglia di dribblare, dribbla, se ha voglia di calciare, calcia.
I bambini devi formarli nelle abilità, quello sì, ma la libertà del gioco, il talento esce fuori solo esclusivamente se al bambino gli dai l’opportunità di fare delle scelte. Non lo puoi indurre tu a a fare quello che che vuoi tu, perché poi dopo dobbiamo aprire una parentesi: ovvero quello che vuoi tu e chi sei? Il formatore deve essere per forza un ex giocatore perché gli ex giocatori che hanno giocato, quantomeno 15 anni, 20 anni, anche a livello di Serie C, vengono tutti da un percorso dove sono stati formati individualmente, quindi capiscono sta situazione della scelta. E gli altri no, gli altri lo fanno, copiano di grandi allenatori, quindi guardano le partite e poi dopo vanno sui libri, vanno su internet e vedono il possesso palla a due tocchi. Ma si può far fare una cosa del genere a un bambino di 10, 12 o 13 anni?
Da poco è morto un caro amico che era Beccalossi, lui era un fantasista mostruoso, di un livello alto ed era anche ribelle. Se a otto anni gli avessero detto: !Becca, passala! Non fare questo, non fare quello”. Beccalossi, a 15 anni avrebbe smesso di giocare a calcio. E questo perché un bambino viene per giocare, viene perché ha dentro di sé una voglia di esprimersi. È questo il vero male. Qui ci sono allenatori in Italia, ne sono rimasti pochi, che sono dei formatori. E uno di questi è Gasperini, o anche se non simpatico, ma Gasperini è uno che migliora anche i trentenni, perché lui è un formatore, perché lui continua a lavorare nelle individualità, chi ha bisogno di imparare a marcare, chi ha bisogno di dribblare, chi ha bisogno di stoppare.
Adesso ti mettono lì a tre, a quattro, fai la diagonale, mettiti lì, passala, gira, scambi di posizioni, destra, sinistra, e lo fanno coi ragazzini. Quindi, come fa uno a emergere e diventare un 10? Se non c’è più un 10, ci sarà un motivo. I 10 di prima, i numeri 10, ce li avevano in B e in C, te ne potrei nominare tantissimi. Adesso non esistono più perché se uno dribbla un po’, diventa esterno, gli dicono di andare largo per rientrare. Bisogna che prendano in mano gente competente di livello mondiale per il nostro calcio, perché altrimenti si deve cambiare totalmente l’approccio dell’educazione dei ragazzini.».
Si ringrazia Ivano Bonetti per la gentilezza e disponibilità in questa intervista con la nostra redazione







































