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·27 March 2026
Bonetti: «La Sampdoria si salverà, ma poi vedremo da chi si ripartirà l’anno prossimo. Pierini e Esposito hanno delle qualità in più. Su Lombardo…» – ESCLUSIVA

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Ivano Bonetti ha scritto pagine importanti della storia del club doriano prima di continuare la sua carriera tra Bologna, Torino, Brescia e non solo. L’ex giocatore della Sampdoria ha parlato con noi di SampNews24 in esclusiva, il tutto fotografando il momento dei blucerchiati di Attilio Lombardo. Le sue parole:
Da Gregucci a Lombardo, come valuta la scelta della società di affidarsi ad un vero cuore blucerchiato come il suo?
«Diciamo che purtroppo la società l’estate scorsa ha avuto l’opportunità di confermare Lombardo, ma non l’ha fatto. Questa è la dimostrazione che la società ogni due per tre continua a cambiare, non ha un programma e una sicurezza, una competenza tale da poter gestire una società per arrivare ad alti livelli e per vincere il campionato. Quella di prendere Lombardo è una scelta molto valida, lui è uno che conosce l’ambiente, è determinato, ha tutte le caratteristiche per far sì che la Sampdoria esca da questa situazione. Il problema è che l’aveva fatta anche l’anno scorso, e il problema è che se la Sampdoria quest’anno riesce a salvarsi di nuovo, la preoccupazione è sempre quella: l’anno prossimo ripartono ancora questi? Perché sento i giornali che è ancora riconfermato anche il danese (Fredberg n.d.r.)… non riesco a vedere una via d’uscita. La squadra adesso, compattata da Attilio, vedrai che riuscirà a salvarsi. E il problema poi, dopo, sarà che però la Sampdoria non può accontentarsi di salvarsi, la Sampdoria deve andare in Serie A, e deve giocare per i vertici. E purtroppo i fatti dicono che non hanno veramente il senso, non sanno neanche da dove partire, perché vanno sempre a fare esperimenti su situazioni nuove. Per esempio adesso come collaboratori di Lombardo hanno messo due danesi, ma io se dovessi essere l’allenatore di una società, i collaboratori li sceglierei io perché devono collaborare con me. Devo sapere quello che pensano del calcio, perché il calcio non è una scienza esatta, ci sono delle scelte da fare. E devo prendere persone che conosco bene e che sposano la mia causa. È una roba che non si sa… non si riesce a capire da dove emergono certi pensieri e certe scelte, è veramente una cosa molto preoccupante. Questo è un dato preoccupante perché, ribadisco, si arriverà alla fine, se abbiamo la fortuna di salvarci, ma poi dopo siamo punto a capo eh».
Una stagione iniziata male e che è passata in mezzo a diversi alti e bassi. Come ha vissuto l’annata della Sampdoria finora?
«Noi tutti la stiamo seguendo veramente settimanalmente, e siamo anche ripetitivi, cioè la Sampdoria ha fatto un campionato totalmente, totalmente al ribasso. Un campionato che se tu guardi la classifica, tra i punti dei playoff e i punti delle squadre che sono coinvolte a retrocedere sono quattro, cinque. Capisci bene che già il campionato in sé è veramente mediocre. E di conseguenza, mi rimane ancora più l’amaro in bocca. Perché servirebbe una società seria, con un programma serio, ormai sono la terza stagione che fanno. Non hanno un’inquadratura di un blocco di giocatori, e ne continuano a cambiare, non solo durante l’estate, li cambiano anche durante l’inverno… quindi stanno andando a tentativi. E a tentativi prima o poi dopo andar giù ce la puoi anche fare. Ora c’è da dire che con Attilio probabilmente, quantomeno in casa, stanno riuscendo ad avere una certa mentalità che è cambiata, perché quest’anno bene o male in casa hanno fatto dei buoni risultati a dispetto di altre. Dopo però bisogna che riusciranno anche fuori casa a fare qualcosina perché in trasferta è tantissimo tempo che non vincono una partita. Per cui, di continuità non si può parlare in questa Sampdoria fino ad oggi ed è questo è un dato preoccupante».
I blucerchiati a gennaio hanno prelevato diversi giocatori interessanti da Begic e Esposito a Martinelli e Cicconi. Quali sono i neo acquisti che la stanno convincendo di più?
«Pierini è quello che mi sembra che abbia, insieme a Esposito, quella personalità in più e che dia un po’ un po’ più di sicurezza. C’è sicuramente anche Brunori, ci si può lavorare e può sicuramente diventare un giocatore importante. Ma adesso il problema è sempre che quando certi giocatori con certe caratteristiche arrivano in una squadra, devono sentirsi che sono in una società forte, una società che ha equilibrio, una società che ti mette tutto a disposizione ed è lì che acquista credibilità. Se no non si spiega il fatto che arrivano giocatori interessanti e poi dopo si perdano così in un quattro quattro otto. D’altronde la stabilità in tutti i sensi, nella vita, è fondamentale. E quindi c’è da augurarsi che visto che con Attilio la situazione campo. Lo conosco come persona e so quali sono i suoi valori e le sue capacità, riesce a mantenere questo equilibrio. E allora sì che ne usciranno. Ma ripeto, ma Attilio insieme a pochi altri è da solo. Ora mi auguro che, giocando due partite in casa, si sfrutti ancora il fattore casa che è importantissimo, perché lì hanno dimostrato un po’ di equilibrio, perché bene o male o vinciamo o pareggiamo, quindi se si riesce a fare un’ulteriore vittoria, quella può dare ossigeno puro da poterci contare un po’ per per amalgamarsi ancora un po’ di più a livello mentale. E quindi quella di quella prossima partita penso che sarà fondamentale per capire effettivamente le ultime sei partite cosa farà la Sampdoria, è veramente, veramente fondamentale».
Andrea Mancini negli anni ha dimostrato l’importanza di avere la Sampdoria nel cuore. Quanto pensa che possa incidere questo fattore?
«Ovviamente quando si fa un lavoro con passione si riesce anche a trasferire questo tipo di passione a chiunque ti frequenta e di conseguenza diventa una cosa molto positiva. Ma oltre alla passione, se parliamo di Attilio, di Mancini o di quelli più stretti, quello che conta è che hanno la loro credibilità messa in ballo e il giocatore in questo momento sta vedendo questo tipo di credibilità e quindi si adegua e ha un rendimento migliore. Perché è come andare in guerra e non aver fiducia nel proprio capitano. Cioè quando ti dice vai a attaccare, tu dici aspetta un attimo, qua ci lasciamo la pelle. Se invece il capitano ha credibilità, ti può dire “buttati là anche se c’è il nemico” e ce la fai. La credibilità è alla base di tutto. Questa non c’è nella società, hanno fatto troppi cambi, troppi cambiamenti di idee, e questo e quell’altro, e lo straniero, e l’algoritmo, e via questo, ne prendiamo un altro… La credibilità nella società non c’è».
Qual è il ricordo più bello che le viene in mente ripensando ai suoi anni alla Sampdoria?
«Ne ho tantissimi perché è stato un periodo bello. Il mio primo anno alla Sampdoria ho avuto la fortuna di vincere lo Scudetto per cui per me la Samp è stata una bellissima esperienza. Io arrivavo anche dall’averlo vinto anche con la Juventus, ho trovato un ambiente di giovani perché eravamo tutti giovani la maggior parte, e di talento, talentuosi, ma anche che volevano vivere e divertirsi. Per cui il ricordo più bello è proprio questo: aver vinto uno Scudetto con l’entusiasmo della giovinezza dove non avevamo mai avuto le ansie o le paure, ma avevamo il coraggio e l’entusiasmo per giocare le partite. Noi in campo cantavamo con i tifosi, per cui quando sentivo appunto dire che c’era la pressione del Ferraris… la pressione dello stadio la devono avere gli avversari. Tutti gli anni che abbiamo fatto sono stati anni vissuti proprio giornalmente con entusiasmo, per cui il ricordo è fantastico perché infatti siamo rimasti legatissimi insieme a tutti quanti, ma anche ai tifosi dell’epoca. Ancora oggi ci sentiamo spesso, ne sento tantissimi e credimi che sono tutti legati a quel periodo lì, perché l’hanno vissuto con entusiasmo, come bisognerebbe vivere in realtà la vita giornaliera in tutti i sensi».
L’Italia ieri sera ha battuto l’Irlanda del Nord a Bergamo. Che ne pensa del primo spareggio dei playoff di come vede la partita contro la Bosnia?
«L’Italia paga lo scotto delle due non qualificazioni al Mondiale, ieri c’era più che altro il peso di questa situazione inizialmente, nel primo tempo in particolare. Poi dopo, avendo creato un paio di occasioni, si è sbloccata un po’ da quell’ansia dovuta proprio a questo fattore. La tensione e la paura sono cose che non dovrebbero mai esistere perché non ti fanno dare e tirar fuori quello che hai. E una volta trovato il gol è stato tutto più facile, e fortunatamente si gioca velocemente anche l’altra partita così questa vittoria aiuta molto. Io credo che l’Italia questa volta, non cascasse il mondo, ce la dovrebbe fare. Lo dico soprattutto perché sotto il profilo tecnico siamo nettamente più forti. Non siamo bellissimi, ci manca purtroppo un dieci che possa inventare calcio, che possa fare poesia, che possa far gol nel momento difficile della gara dove è sbloccata. Senza questo tipo di giocatori diventa tutto più complicato perché è tutto più manovrato e compassato, per cui è diventato più difficile per questo motivo. Però sicuramente andremo al Mondiale, dopodiché poi là ci saranno squadre vere e noi tiferemo da tifosi. Purtroppo però l’Italia non la vedo ai livelli delle solite nazionali che abbiamo avuto in passato e che ci sono attualmente, vedi la Francia, il Brasile, l’Argentina. A quel punto per noi inizierà il campionato vero».
Si ringrazia Ivano Bonetti per la gentilezza e disponibilità mostrate nel corso di questa intervista









































