Juventusnews24
·3 March 2026
Boniek raccontato attraverso tre fotografie: l’arrivo alla Juventus, il passaggio alla Roma e quel retroscena con Platini. La storia del ‘Bello di notte’

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Zbigniew “Zibì” Boniek è stato senza dubbio il miglior giocatore della storia polacca. Soprannominato “Bello di notte” dall’Avvocato Agnelli per la sua straordinaria propensione a decidere le sfide europee serali, è stato il terminale perfetto dei lanci millimetrici di Michel Platini. In una lunga chiacchierata pubblicata su Hurrà Juventus nel gennaio 2010 (a firma di Enrico Vincenti), l’ex attaccante aveva ripercorso la sua carriera, partendo proprio dall’approdo in un’Italia ancora divisa dalla cortina di ferro. Ecco alcuni tra i concetti più importanti
Boniek ha spiegato di non aver accusato un eccessivo dislivello agonistico arrivando in Europa occidentale, essendo già abituato a palcoscenici internazionali con il Widzew Lódz (con cui eliminò proprio la Juventus in Coppa Uefa nel 1980). A 26 anni, la chiamata bianconera rappresentava per lui una garanzia assoluta, una scelta di cui si è detto felicissimo. Quella Juve, infarcita di sei Campioni del Mondo più lui e Platini, era considerata la squadra più forte del pianeta. Eppure, nonostante i trionfi in Italia e in Europa, Boniek confessa un grande rimpianto: la sconfitta nella finale di Coppa dei Campioni contro l’Amburgo ad Atene. Una vittoria in quella notte, a suo dire, avrebbe permesso di aprire un ciclo ancora più vincente, che avrebbe portato a vincere «tre volte di più» tra Coppa Intercontinentale e successive edizioni della Coppa Campioni.
Nei primi anni ’80, il campionato italiano era monopolizzato dal dualismo tra Juventus e Roma. Boniek ha ricordato come quella rivalità fosse alimentata non solo dal valore tecnico delle due formazioni, ma anche dalla caratura dei dirigenti (Giampiero Boniperti e Dino Viola) e dalle figure istituzionali che le supportavano, come l’Avvocato Agnelli e l’allora Presidente del Consiglio Giulio Andreotti.
L’attaccante viveva le sfide con estrema tensione, consapevole che uno scontro diretto poteva decidere l’intera stagione. Dopo tre anni ricchi di successi e trofei a Torino, il polacco compì il clamoroso passaggio proprio ai rivali giallorossi. Ha raccontato che, inizialmente, i tifosi capitolini lo scrutavano con diffidenza, quasi a voler capire se sotto la tuta nascondesse ancora la maglia juventina. L’adozione definitiva da parte dell’Olimpico arrivò durante una delle prime gare, quando, dopo una serie di giocate di alto livello, la curva iniziò a cantare cori contro la Juve seguiti da acclamazioni per lui
Riflettendo sulle differenze con il calcio moderno, Boniek ha ricordato la durezza dei confronti in campo. Al suo primo incrocio contro la Juventus da giocatore della Roma, non esitò a rifilare un duro intervento intimidatorio al suo amico Platini dopo appena dieci minuti, prendendosi un cartellino giallo. All’epoca, ha spiegato, il fallo di intimidazione era una prassi consigliata dagli stessi allenatori, una dinamica oggi impensabile. Allo stesso modo, ha ricordato con una punta di nostalgia i celebri regolamenti di conti nei sottopassaggi prima di entrare in campo, luoghi dove si “dettava legge” lontano dalle telecamere, risolvendo le questioni tra giocatori in modo ruvido ma leale, senza sfociare nella vera violenza.
Sempre chiaro e diretto, talvolta polemico, Zibì Boniek: puntava dritto al cuore e segnava. E come diceva l’Avvocato, lo faceva ancora meglio se di notte.
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