Inter News 24
·28 November 2025
Borrelli si racconta: «Mi è sempre piaciuto Dzeko, ma anche quell’altro ex Inter è un mio idolo»

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Gennaro Borrelli, possente centravanti classe 2000 in forza al Cagliari, si è concesso ai microfoni di Cronache di Spogliatoio per una lunga intervista in cui ha ripercorso le tappe fondamentali della sua giovane carriera. La punta ha sottolineato le difficoltà incontrate nel percorso che lo ha portato a conquistarsi una chance in Serie A, ponendo l’accento sul duro lavoro quotidiano necessario per colmare il gap e imporsi nel massimo campionato.
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Borrelli ha svelato di dedicare molte energie al miglioramento del suo gioco, effettuando sessioni di allenamento supplementari specifiche per imparare a sfruttare al meglio la sua imponente struttura. L’attaccante ha confessato che diversi allenatori, in passato, gli avevano fatto notare come utilizzasse solo una minima parte, circa il 10%, del suo reale potenziale fisico. Per questo motivo, oggi si concentra maniacalmente sulla protezione della palla e sulla pulizia delle sponde per i compagni, fermandosi spesso anche a fine seduta per affinare il gesto tecnico nel tiro in porta.
Per quanto riguarda i modelli di riferimento, Borrelli non ha nascosto la sua ammirazione per alcuni giganti dell’area di rigore, citando anche illustri ex protagonisti della Beneamata. Il giocatore ha spiegato di aver sempre apprezzato l’eleganza di Edin Dzeko, ex centravanti bosniaco, e il carisma di Zlatan Ibrahimovic. Tra le sue fonti di ispirazione figura anche il Campione del Mondo Luca Toni, studiato attentamente per la capacità magistrale di usare il fisico e il colpo di testa. Guardando al calcio contemporaneo, infine, Borrelli ha definito un “robot” da cui imparare ogni volta Erling Haaland, il devastante bomber norvegese del Manchester City.
PAROLE – «Continuo a lavorare sul mio gioco, faccio allenamenti extra per imparare a usare il corpo. Non è naturale come può sembrare. I miei allenatori mi hanno sempre detto: ‘Hai un fisico importante, ma usi il 10% delle possibilità che hai’. E così lavoro tanto sulla protezione della palla, sulla pulizia della sponda. Oppure mi fermo a fare tiri a fine allenamento, a ripulire il gesto tecnico. Mi è sempre piaciuto Džeko. Poi Ibra, perché Ibra è Ibra. E Toni: ho guardato spesso i suoi gol perché era un maestro nell’usare il fisico e la testa. Dei giocatori attuali quando posso guardo Haaland: è un robot. Ogni volta che lo vedo imparo qualcosa».









































